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ASP Catania, succedono cose stranissime: il commissario Laganga, sospeso penalmente, è in servizio ma non fir

14-06-2024 06:30

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Focus, Sanità, Laterale,

ASP Catania, succedono cose stranissime: il commissario Laganga, sospeso penalmente, è in servizio ma non firma

Forse era sospeso dall'utilizzo del parcheggio...

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Altra puntata della rubrica “Questi sono pazzi”.

 

Come tutti sanno, tranne che all'assessorato regionale alla Salute ed all'ASP di Catania a quanto pare, qualche settimana addietro, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Messina  Claudia Misale, in esito ad una complessa indagine condotta dalla Procura dello stesso tribunale, ha emesso una serie di misure cautelari con sequestri milionari e interdizioni.

 

Coinvolta, ma “solo” con un sequestrino da un paio  di milioni di euro anche l'assessore alla Salute Giovanna Volo: figurati, “fiducia” immediatamente espressa dal presidente Schifani. Come aveva fatto con Sammartino, del resto.

Avrà fiducia in tutti tranne che nei magistrati, evidentemente.

 

Una delle posizioni più delicate nell'inchiesta “Nemo” è quella del commissario straordinario dell'ASP di Catania Giuseppe Laganga Senzio, di cui ci eravamo occupati in precedenza rispetto alla stessa indagine in quanto pare ci siano fondati dubbi sulla stessa conferibilità dell'incarico a prescindere dall'interdizione: pare possa violare l'art. 5 del D. Lgs. n.39/2013. E se fosse vero, le sue autocertificazioni…

 

Con l'emissione delle misure cautelari, che adesso vediamo che valenza hanno, le cose che erano già ingarbugliate si complicano ancora di più.

 

In genere, almeno in società di diritto, una pubblica amministrazione, venuta a conoscenza di una misura cautelare che colpisce un suo dipendente/dirigente, assume un atto di recepimento e provvede alla sua esecuzione, normalmente sospendendo il dipendente per come disposto dal giudice.

 

All'ASP di Catania, nonostante l'eco mediatico dato alla vicenda, scelgono di non fare niente e prendono per buone e normali le note che gli arrivano dal commissario Laganga che comunica la sua assenza per motivi personali o malattia, ma senza alcun riferimento alla misura cautelare che lo ha colpito.

 

A seguito di questa bizzarra situazione, ne sorge un'altra: chi deve firmare in sua assenza?

Si pone quindi la questione dei direttori amministrativo e sanitario, Di Bella e Rapisarda, che rischiano di risultare illegittimi perché in realtà non sarebbero mai stati nominati da chi aveva titolo per farlo com recita la legge, precisamente il Decreto Legislativo 30 dicembre 1992 , n. 502, all'artico 3 comma 1 quinquies.  

 

A mettere la classica pezza peggiore del buco, una nota del dirigente generale dell'assessorato alla Salute Salvatore Iacolino, che però pare sia illegittimo anche lui, almeno secondo quanto sostiene in una dettagliata interrogazione la deputata regionale di Forza Italia Margherita La Rocca Ruvolo.

 

Casi da Igiene mentale allo stato puro.

 

Insomma, la confusione è tale che ci siamo fatti parte diligente ed abbiamo provato a dargli una mano, quanto meno per indurli ad un minimo di riflessione: il 31 maggio abbiamo inviato una PEC all'ASP di Catania ed ai vari organi di controllo, un accesso agli atti generalizzato per provare a capire cosa stessero combinando. 

 

Ovviamente non ci hanno risposto, il tempo c'è: potete leggere qui.

 

Ma nel frattempo è accaduto l'impensabile, perché sinceramente a tanto non pensavamo si potesse arrivare: lunedì 10 giugno si sparge voce che il commissario straordinario dell'ASP Catania Giuseppe Laganga Senzio aveva ripreso servizio come nulla fosse e tra lo sconcerto generale dei vari piani di via Santa Maria la Grande, da cui ci proviene la domanda: ma com'è possibile?

 

Evidentemente era stato sospeso per finta o chissà da cosa dal GIP di Messina.

 

Fatto sta che in effetti è davvero rientrato in servizio, ma dal momento del suo “reinsediamento dall'assenza non causata dalle misure cautelari ma da semplici ragioni personali e/o di salute", nessuno firma più le delibere, che infatti all'albo pretorio restano ferme a quelle firmate dal direttore sanitario Rapisarda il giorno 10, proprio quando rientra Laganga, che però a quanto pare non firma niente: mentre scriviamo la sera di giovedì 13 l'albo pretorio è fermo alle pubblicazioni del 10, con l'ultima delibera, la 913 firmata Rapisarda:

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Da lunedì 10 quindi, con tutte le urgenze ed emergenze che può avere un ASP tra le più importanti d'Italia, non risulta adottata alcuna delibera di competenza della direzione generale.

 

In una situazione così pirandelliana può anche accadere che comincino a girare voci che puntano ad alzare ulteriormente l'asticella dell'assurdo e della spregiudicatezza.

 

Esce infatti l'ipotesi che il governo Schifani abbia in animo di definire il prossimo lunedì la girandola dei direttori generali, lasciati per mesi in brodo di commissari. O commissari di brodo, non cambia,

 

La voce, del tutto incredibile e certamente destituita di fondamento, sarebbe che verrebbero definite tutte le caselle tranne, guarda caso, quella dell'ASP 3 di Catania dove avrebbero in animo di mantenere un'improbabile commissariamento per non fare un torto a chissa chi o chissà cosa.

 

Ovviamente non ci crediamo neanche un pò e respingiamo al mittente la malignità.

 

Anche perché, a dire il vero, ci vorrebbe una tale genialità per motivare l'interesse pubblico di una simile operazione che, se ci dovessero riuscire, ci dovremmo ricredere di tutto quello che pensiamo in ordine al livello culturale ed intellettuale di tutta questa gente.

 

E intanto proviamo a porre una ingenua domanda al Tribunale di Messina: è possibile sapere da cosa e per cosa avete sospeso questi signori coinvolti nell'inchiesta NEMO? 

Forse sono sospesi dal prendere l'ascensore in strutture sanitarie, o magari un divieto di parcheggio…

 

Di certo possono amministrare aziende sanitarie pubbliche tra le più importanti d'Italia, visto che lo fanno e nessuno dice/fa niente, come sta accadendo in questi giorni a Catania.

 

E quindi ripetiamo la domanda: è chiaro in che mani è la Sicilia?


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