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Giù le mani dalla Magistratura. E dalla Procura di Catania

20-05-2024 06:30

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Focus,

Giù le mani dalla Magistratura. E dalla Procura di Catania

Quindi, una domenica niente male. Davvero.Altro che Play Off.

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Quello che sta accadendo da qualche tempo sarebbe pericolosissimo anche se fosse vero solo il 10% di quello che si mormora tra i corridoi dei vari palazzi del potere e che poi trova qualche sfogo sulle pagine dei giornali ed anche non raro riscontro in indagini giudiziarie che però arrivano dopo troppo tempo.

 

Il tema è gigantesco e si consuma mentre la gran parte degli aventi diritto al voto si preparano all'ennesima e sempre più numerosa andata al mare in occasione delle prossime elezioni europee di giugno: ormai si sa, ogni elezione è sempre più “cosa loro”, se la gestiscono all'interno dello stesso sistema dove i giochi si fanno col passaggio delle truppe cammellate da uno schieramento all'altro, da un partito all'altro. Il consenso è un residuato bellico.

 

Il tema più in generale di questa turbolenta domenica appena trascorsa è la riforma della magistratura; più in particolare la nomina del prossimo Procuratore Capo di Catania.

 

Ora, già pensare che una classe politica cosi dequalificata, quotidianamente squassata da scandali da rubagalline e gaffes da cialtroni di quartiere, possa trovarsi nelle condizioni di mettere mano ai delicatissimi equilibri che reggono una democrazia compiuta, fa rabbrividire.

 

Vederli convinti, nella loro ignorantissima arroganza, di poter riformare il sistema giudiziario fa accapponare la pelle e dovrebbe chiamare tutti i cittadini con un minimo di cervello e coscienza ad alzare la soglia di attenzione: i rischi sono enormi.

 

E qua non è questione di fascismo o antifascismo imminenti o storicizzati.

Sgombriamo il campo dai fraintendimenti su come la pensiamo: il pericolo di derive fasciste, intese come sinonimo di autoritaritarismo, è sempre presente e lo sarà sempre sino alla fine della società umana, perché il potere, qualunque potere, diventa immediatamente allergico ai controlli ed ai limiti, e più è ignorante e grezzo, più diventa affamato e violento.

È la storia, e sarà il futuro.

 

È quindi proprio il delicatissimo equilibrio dei pesi e contrappesi tra i vari poteri che ne impedisce la prevalenza di uno nei confronti degli altri, garantendo così quella democrazia che è soprattutto trionfo dei diritti correlati ai doveri.

 

Già in condizioni “normali” mettere mano agli equilibri fissati dalla Costituzione sarebbe complicato, figuriamoci adesso con questa gente al vertice delle istituzioni del paese: non mi fa alcun piacere provare disprezzo per una classe dirigente dalla quale dipende la comunità nella quale vivo, e la valutazione riguarda tutti gli schieramenti, senza neanche temere di generalizzare troppo: sono scarsi, tutti. A destra, a sinistra, al centro.

 

E allora, la riforma della Giustizia con l'alibi di volerla rendere più efficiente mentre invece l'unico evidente obiettivo è di renderla serva del potere politico per renderlo impunibile. 

Da un lato, infatti, depenalizzano i reati dei pubblici funzionari, dall'altro depotenziano le tecniche delle indagini con la ciliegina sulla torta che soffocano la stampa impedendogli di pubblicare gli esiti investigativi: un capolavoro di maramalderia.

 

Hanno creato un sistema, tradendo la volontà referendaria dei primi anni '90, che fa si che ormai si possa governare il paese con il voto di nemmeno il 20% degli aventi diritto, nominandosi direttamente i propri parlamentari sottraendo agli elettori la facoltà di farlo. 

Torneremo su questo, perché quello del sistema elettorale è la madre di tutte le questioni.

 

Ma la Giustizia.

La Giustizia la si rende più efficiente solo fornendole le risorse adeguate, aumentando i magistrati, i cancellieri, gli amministrativi, potenziando la polizia giudiziaria, con tecnologie adeguate, uffici moderni ed attrezzati.

 

Tutto il resto è fuffa e molto più probabilmente truffa.

Un ipotesi di riforma senza che prima si sia rafforzata la struttura complessiva dell'ordine giudiziario non può che risolversi in un disastro dalle conseguenze irrimediabili.

 

Se poi gli mettiamo in mezzo anche l'idea del “premierato forte” allora andiamo oltre ogni previsione, non è più un mero rischio, abbiamo la certezza che stiamo andando dritti a sfracellarci.

 

La realtà è che il potere politico, diventato politicanza, non ha alcun interesse ad un potere giudiziario indipendente come non ce l'ha per una stampa libera: anzi, li vede come nemici irriducibili ed in quanto tali tende a soffocarli.

 

Il potere legislativo da tempo non esiste più, totalmente asservito all'esecutivo, restano come contrappesi il potere giudiziario e la stampa.

 

Ciascuno di questi poteri ha al suo interno le regole per l'autodeterminazione, che ne impediscono la degenerazione, gli anticorpi per eliminare le patologie e quando queste diventano troppo gravi, è la pressione degli altri a ricondurli nei limiti del perimetro, attraverso lotte del tipo cui stiamo assistendo.

 

Quella tra i poteri è infatti una lotta necessaria.

Sta proprio nel fatto che ciascun potere ha, indipendentemente, le armi per respingere l'assalto degli altri che si fonda la sopravvivenza di un sistema democratico, senza il quale ciascun diritto, individuale e collettivo faticosamente conquistato, può essere spazzato via in un istante. E spesso ci si accorge troppo tardi che si è fatto troppo poco.

 

Una lotta che è e deve rimanere fisiologicamente eterna, in cui la garanzia è data esclusivamente dall'equilibrio, cioè dalla capacità di ciascuno dei poteri di alzare barriere invalicabili, che devono riuscire a coinvolgere l'opinione pubblica, la quale deve rendersi conto che rimanere alla finestra avrà un costo per ciascun individuo: già lo vediamo con l'aumento esponenziale delle povertà, lo sfacelo della sanità, il disastro della pubblica amministrazione.

 

Tutte queste disfunzioni sono figlie dirette della corruzione e della inadeguatezza della classe dirigente, non ci sono altre ragioni.

 

Veniamo quindi a cosa sta accadendo a Catania, nona città d'Italia, crocevia di mille intrighi, dove da qualche tempo, già troppo, c'è in ballo la nomina del Procuratore Capo dopo l'ascesa del precedente alla Procura Generale.

 

Un chiarimento per trasparenza lo devo: in genere le testate che si occupano d'inchiesta, come più volte è stata definita questa e non da noi autoreferenzialmente ma da numerose sentenze, hanno rapporti un pò border line con le procure e le polizie giudiziarie, fa parte del gioco.

Nel nostro caso posso dichiarare senza timore di smentita che chi scrive non ha mai frequanto PM, giudici o investigatori se non da indagato, considerata la mole di processi che subisco, e qualche volta da persona informata sui fatti.

Quindi nessuna affinità, anzi posso dire che non conservo rapporti di particolare cordialità.

 

Quindi ancor di più la mia è la preoccupazione, il terrore di un cittadino che vede messo a rischio quell'equilibrio che impedisce quanto meno il degenerare definitivo da parte di tutti, in un sistema in cui l'unico obiettivo diventa l'assalto alla diligenza, a discapito del futuro delle prossime generazioni.

 

Ieri è stata una domenica di fuoco, che conclude una settima al calor bianco dalle parti del CSM dove è incardinato il procedimento di nomina del prossimo Procuratore di Catania.

 

Chi sta leggendo me ha di sicuro già letto gli altri articoli su stampa più blasonata e conosce i nomi in campo, tra catanesi e cavalieri bianchi.

Quindi inutile ripercorrere quelle storie, qua il tema è un altro, quello che sta tentando di combinare la politicanza attraverso i suoi sgherri piazzati in posizione chiave da attivare nei momenti topici, come le cellule dormienti.

 

Sul tema c'è andato giù pesante Il Fatto Quotidiano proprio ieri a firma di Antonella Mascali dal titolo che è tutto un programma: “Procura Catania - FdI contro Ardita, inviso a La Russa”

 

È bene informata Mascali.

 

Riporta che “L’influenza del presidente del Senato, Ignazio La Russa, si fa sentire nel Csm, nella partita per la nomina del pro- curatore di Catania, in stallo tra veti incrociati di correnti e interessi politici. Al Consiglio ci sono due laici di FdI “territoriali” per questa nomina: il meloniano Felice Giuffrè, professore universitario di Catania, e Rosanna Natoli, avvocata della provincia di Paternò, come La Russa, che è anche il suo mentore.”

 

A parte la chicca di definire “provincia” Paternò, Mascali sostiene che Giuffrè avrebbe tentato di promuovere la candidatura di Sebastiano Ardita, "noto in Sicilia per la sua intransigenza sul fronte antimafia e anticorruzione."  

 

“Ma contro Ardita - si legge su Il Fatto - si è alzato un muro esterno di FdI perché sgradito a La Russa”. 

 

La colpa? “Troppo “indipendente” come magistrato. Ardita ha anche un’altra “aggravante”, la sintonia professionale e personale con Nino Di Matteo, che alla Procura nazionale antimafia ha la delega proprio su Catania.”

 

E quindi la ricostruzione di Mascali: "I laici del centrodestra stanno seguendo l’indicazione di Natoli, in quota La Russa, che spinge per Ignazio Fonzo, anche lui procuratore aggiunto di Catania, che ha fatto parte della fu corrente progressista dei “Verdi”. 

 

Bhe, più che inquietante come ricostruzione.

 

Poi si parla degli altri candidati al delicato incarico, con il ruolo del consigliere CSM Marco Bisogni che con altri colleghi preferirebbe l'altro Aggiunto Francesco Puleio, tra l'altro ritenuto dal Relatore quello con i maggiori titoli, senza escludere la possibilità che alla fine i veti incrociati etnei favoriscano la nomina di un candidato “straniero”, come accaduto all'epoca di Giovanni Salvi.

 

Insomma, un manicomio.

 

L'articolo de Il Fatto ha scatenato la contraerei sotto il vulcano, tra wapp privati  incandescenti e prese di posizione pubbliche che hanno reso popolare il caso.

 

Quella pubblica è arrivata dall'avvocato catanese già deputato regionale de La Rete Enzo Guarnera, che tenta una chiamata alle armi. Metaforiche, ovviamente. 

 

Il titolo del proclama è indicativo: INTIMAZIONE AI PARTITI: GIÙ LE MANI DALLA MAGISTRATURA!  

 

E il testo non è da meno: "Alcune notizie di stampa riferiscono che sarebbe in atto un tentativo da parte del Presidente del Senato Ignazio La Russa di condizionare il Consiglio Superiore della Magistratura nella scelta del prossimo Procuratore della Repubblica di Catania. Se fosse vero sarebbe un fatto di inaudita gravità.                  

L' articolo 104 della Costituzione stabilisce che "La Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere". 

È un principio fondamentale che trae origine da quello della separazione dei poteri dello Stato in base al quale la Magistratura deve essere in una posizione di assoluta autonomia e indipendenza da tutti gli altri poteri dello Stato, in particolare da quello esecutivo e dal Ministro della Giustizia. 

Ancora più grave è l'interferenza qualora provenga da una delle massime cariche istituzionali del Parlamento. Facciamo appello al Presidente della Repubblica, quale garante della Costituzione e Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, affinché venga meno ogni tentativo di condizionare, da parte della politica, le scelte dell'organo di autogoverno dei Magistrati, affinché le nomine di tutti i vertici giudiziari siano sganciate dai giochi dei partiti e dalla logica spartitoria delle varie correnti. 

Lo chiediamo come cittadini che credono fermamente in una Repubblica veramente libera e democratica.
Per tale motivo esprimiamo assoluto dissenso e invitiamo  i cittadini e le  associazioni di società civile ad aderire Martedì 21 Maggio dalle ore 9 alle ore 12 al presidio presso il tribunale di Catania in Piazza Giovanni Verga."

 

Quindi appuntamento martedì 21 dalle 9 alle 12: non importa tanto quanta gente aderirà, quanto il fatto che sia stato convocato un presidio per un tema simile. È già qualcosa.

 

L'appello di Guarnera arriva intorno alle 19 e scatena immediate reazioni.

 

La prima in termini di stampa arriva da Le Ienesicule di Marco Benanti con un bel pezzo di Marco Pitrella dal titolo anch'esso eloquente: “Chi ha paura di Sebastiano Ardita procuratore capo di Catania?”.

 

Se siete arrivati a leggere sino a qui è probabile che siate davvero interessati alla faccenda che non è proprio da gazzetta sportiva e richiede un minimo di attenzione che di questi tempi arriva al massimo al terzo rigo: quindi magari l'articolo andatelo a leggere direttamente su Le Iene perché giusto così, come comprare i libri in libreria.

 

In serata arriva però un intervento più politico, che è tutto da interpretare ed arriva dall'ex parlamentare e vice coordinatore di Fratelli d'Italia Basilio Catanoso.

 

Ecco la mail diffusa alle redazioni intorno alle 20: “Nomina risponda ad unico criterio, la meritocrazia”.

 

Una persona di destra, - afferma l'on. Catanoso - cresciuta nel rispetto di legge, ordine e meritocrazia, non potrebbe mai ipotizzare di esercitare pressioni su scelte affidate esclusivamente alla Magistratura. Ecco perché le ricostruzioni operate da alcuni organi di stampa mi sembrano inverosimili. 

Ancor più inverosimile che queste pressioni possano esercitarle uomini di destra nelle Istituzioni, se pensiamo che proprio la destra lavora con impegno, anche attraverso la riforma della Giustizia, per riparare i guasti operati dalla quella sinistra che per tanti anni, a discapito della meritocrazia, ha occupato ampi settori della Magistratura. 

Proprio la meritocrazia dovrà accompagnare una scelta fondamentale per Catania e la Sicilia, come quella della guida della Procura etnea. 

Fra i candidati dei quali si parla ci sono tutti uomini delle Istituzioni, rispettabili e con storie personali e professionali certamente diverse, fra le quali speriamo possa essere operata la scelta migliore. 

Martedì, nel caso dovesse essere confermata una mobilitazione spontanea dei cittadini, sarò anch’io di fronte al Tribunale di Catania, perché sono cresciuto secondo i principi che da uomo di destra mi sono dato. 

La ritengo una battaglia giusta, di destra nel senso più nobile che attribuisco a questa espressione. Questo basta e avanza."

 

Non è intervento da sottovalutare, per la caratura di chi lo emana, per la sua provenienza, la collocazione attuale e il significato che sottintende.

 

Catanoso appartiene a quella Destra storica che appare piuttosto a disagio con la svolta accelerata impressa dall'affermazione dei metodi meloniani e più ancora dai suoi colonnelli, che da queste parti sarebbero al massimo caporali ma si atteggiano a generali.

 

In realtà il comunicato ci pare doversi leggere all'incontrario e quindi tra le righe: affermando inverosimile un fatto che è praticamente certo, lancia un plateale altolà a chi evidentemente sta tracimando.

 

Afferma chiaramente che, essendo impossibile che un uomo di Destra possa compiere certe azioni, chi le compie non sarebbe più di Destra, come a dire che queste porcherie sono incompatibili con la tradizione ed i valori della Destra storica, di fatto dichiarando che una tale operazione metterebbe gli artéfici fuori da quella tradizione di nobiltà di principi che sembra esser mandata a ramengo dall'insaziabile bramosia di soldi e potere che emerge ormai con troppa insistenza dal cerchio magico più vicino ad una leader che ormai pare camminare su un'acqua che però comincia a bagnarle gli anfibi ora a spillo.

 

Quindi, una domenica niente male. Davvero.

Altro che Play Off.

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