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In principio era l’auto: il vecchio motore di un’Italia a due velocità. Ma com'è che siamo i peggiori in

04-05-2024 06:30

Giacomo Petralia

Cronaca, Focus,

In principio era l’auto: il vecchio motore di un’Italia a due velocità. Ma com'è che siamo i peggiori in tutte le classifiche?

I mezzi presenti in Sicilia rimangono tra *i più vecchi ed inquinanti d’Italia*

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Se si volesse stilare un elenco delle tecniche artistiche che vivono ancora del loro stesso fascino, sarebbe un vero peccato escludere quella giapponese del “kintsugi” .

 

Secoli addietro, nel Sol Levante, si crea quasi per caso un nuovo metodo di riparazione: un militare (o “shogun”) rompe una tazzina utilizzata per la cerimonia del thè e i cocci del prezioso oggetto vengono quindi affidati a degli artigiani; questi, per ovviare al danno, decidono di rincollare i vari pezzi della tazzina, utilizzando una speciale lacca, e ne ricoprono le linee di rottura più visibili con della *polvere d’oro* . 

L’oggetto, tanto imperfetto quanto unico, ha adesso una nuova vita.

 

Non potendo essere più distanti di così dalla filosofia del kintsugi, e non soltanto geograficamente, sorgono dunque spontanee due domande: quanto costa al giorno d’oggi riparare qualcosa di rotto? 

Quanto oro è necessario?

 

La cosa più cara…

Nel 2024, si può facilmente individuare quel preciso oggetto a cui ogni italiano non vuole né può facilmente rinunciare: l’automobile .

 

A confermare questo amore necessario sono diversi report, pubblicati negli ultimi anni, che sottolineano l’ampia crescita del parco auto nella Penisola: se nel 2009 sono circa 34,3 milioni i veicoli che circolano sulle strade del nostro Paese, si stima che alla fine di quest’anno il numero oltrepasserà addirittura il tetto dei 40 milioni .

 

Malgrado un 2022 non molto grintoso, anno in cui l’Italia conquista ugualmente il primato nella classifica Eurostat dei Paesi europei con “maggiore densità di auto per abitanti”, nel 2023 il motore del mercato italiano dell’auto ruggisce di nuovo. 

Lo scorso anno si chiude, infatti, con una percentuale di nuove immatricolazioni pari al +19% e una vera e propria “frenesia del green” : grazie ad ecobonus ed incentivi, vanno forte le quote di vendita di auto ad alimentazione ibrida elettrica, preferite di gran lunga alle nuove vetture a benzina.

 

Dati del genere potrebbero apparire come indicatori che testimoniano la buona forma del parco auto italiano; per la verità, a ben vedere, ci sono alcuni dettagli che raccontano una storia diversa.

 

…è anche più vecchia

L’ Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri svolge annualmente delle analisi riguardanti anche le “condizioni di salute” del parco auto del Bel Paese. 

Gli ultimi dati statistici resi disponibili dal centro studi UNRAE, rilevati nel periodo di osservazione tra gennaio e giugno 2023, attestano in effetti che quasi il 24% di 39.720.000 autovetture circolanti in Italia è di omologazione ante “Euro 4” .

 

Nonostante il beneficio del dubbio dato dalla differenza di numeri, a fare una figura decisamente peggiore è comunque la categoria dei veicoli commerciali: nel totale di 4.300.000 vetture, il 40,3% non supera gli standard di emissioni Euro 4. In sostanza, “4 veicoli su 10 hanno più di 15 anni di vita” .

 

Non è affatto un segreto che siano poi le regioni meridionali, e nella fattispecie le “Isole” , le zone in cui questi numeri tendono ad inacidirsi sempre di più. 

A ragione di esempio, un articolo pubblicato sulla sezione ambiente del giornale “La Nuova Sardegna”, in data novembre 2023, riassume l’evidente inadeguatezza del parco veicolare del territorio: una normale automobile a diesel che circola sulla splendida terra dei Nuraghi consuma, in media, quanto 20 mezzi a benzina di ultima generazione.

 

Il prospetto dato dalla situazione in Sicilia, poi, è esattamente parallelo a quello dei cugini sardi: malgrado le diverse direttive di livello nazionale ed europeo, alla base delle quali è previsto un rapido rinnovamento del parco veicolare, i mezzi presenti nella Regione rimangono tra “i più vecchi ed inquinanti d’Italia” .

 

Proporzionalmente all’aumento dell’anzianità dei veicoli, le operazioni di manutenzione periodica diventano perciò sempre “più necessarie… e più costose” .

 

L’oro necessario

Poco prima dell’inizio del 2023, l’associazione nazionale Federcarrozzieri lancia un allarme preciso: la combinazione tra il caro-energia e il costante rincaro dei pezzi di ricambio porterà ad un’ impennata del costo dei materiali di consumo delle carrozzerie, creando non pochi problemi alle tasche degli automobilisti. 

 

Detto fatto, nel corso dell’anno i costi degli interventi di riparazione subiscono aumenti per una media del +15%* .

 

Aggiustare il paraurti posteriore di una piccola utilitaria, danneggiato a seguito di un tamponamento, nel 2023 ha il costo di circa 1.950 euro a fronte dei 1.700 euro medi registrati nel 2022; la sostituzione del parabrezza di una citycar comporta ad un utente una spesa media di 180 euro in più . 

 

La somma di tutte le uscite necessarie al mantenimento di un’auto ammonta, all’incirca, a poco più di 4.200 euro annuali .

 

Un ulteriore colpo basso lo dà, inoltre, la grave crisi delle materie prime e delle componentistiche, a causa della quale si allungano i tempi di attesa delle riparazioni dei veicoli.

 

Di quanto oro abbiamo bisogno per riparare l’oggetto a noi più caro?

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