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Porto di Catania: finisce in procura il mega affidamento da 330 milioni di euro per 25 anni

02-01-2024 06:30

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Focus, Laterale,

Porto di Catania: finisce in procura il mega affidamento da 330 milioni di euro per 25 anni

Un vero e proprio monopolio con troppe ombre

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Ormai è chiaro, siamo all'ennesima saga di questa città assurda, dove capita tutto quello che non dovrebbe accadere e niente di quello che sarebbe auspicabile.

 

Il porto di Catania è una vergogna planetaria che in qualsiasi altro posto al mondo avrebbe scatenato reazioni più che indignate, e invece dobbiamo assistere ad un consiglio comunale dove il sindaco metropolitano arriva ad affermare che non sarebbe sua competenza occuparsi di cosa vi accade, come se non fosse direttamente rappresentato addirittura nel comitato di gestione.

 

Lo abbiamo già raccontato, è il primo articolo riportato in calce, quando abbiamo raccontato della seduta del consiglio comunale convocato grazie all'interrogazione presentata dall'avvocato Serena Spoto con il gruppo dell'MPA e sostenuta dagli altri partiti di maggioranza ed opposizione.

 

I catanesi dovrebbero farci più attenzione a questi passaggi.

 

Il tema dell'interrogazione era la procedura attuata dal presidente dell'Autorità Portuale Francesco Di Sarcina, che mira ad assegnare praticamente tutti i servizi generali dei porti di Catania ed Augusta per 25 anni, sulla base di un project financing presentato da alcune società che così andrebbero a gestire, in regime di monopolio assoluto, un monte lavori del valore di circa 333 milioni di euro.

 

Si badi, oltre 176 milioni sarebbero a carico di fondi pubblici, altri 100 a carico degli operatori portuali e solo 56 milioni a carico del proponente.

 

Ora, mentre la questione sul piano politico rimane apertissima anche se sottotraccia, l'incartamento approda nelle procure competenti, ammesso che il battage mediatico di diversi organi di stampa non ne avesse già attivato gli uffici.

 

Fatto sta che adesso le criticità sono scritte nere su bianco in un dettagliatissimo esposto presentato dalla cooperativa sociale Eco Tourist sia presso gli uffici giudiziari che le autorità coinvolte, dal Ministero dei Trasporti ai sindaci di Catania ed Augusta, prefetti di Catania e Siracusa oltre che la procura della Corte dei Conti.

 

Del sindaco di Catania abbiamo già detto, anzi lo ha detto lui in consiglio comunale che non sarebbe sua competenza.

Ad Augusta la situazione è, se possibile, ancora più complicata.

 

Tra le aziende che hanno presentato la proposta accolta dal presidente Di Sarcina, c'è anche la ditta Patania srl di Augusta che apparterebbe alla famiglia dell'attuale vice sindaco di Augusta Tania Patania, che ha anche la delega per le “politiche portuali”…vabbè.

 

Le altre aziende coinvolte, che hanno ottenuto l'approvazione dell'Autorità Portuale, anche se sembra che qualche firma tecnica nell'incartamento manchi, sono, oltre alla Patania di cui sopra, la OSP di Palermo, la coop Green Service, la GSM srl di Palermo, la Ecolsicilia srl di Augusta e la coop La Portuale II di Catania. Approfondiremo i singoli profili alla prossima puntata. Anche perché pare che i dubbi principali sollevati nella denuncia riguardano proprio i requisiti tecnici per effettuare tutti i servizi previsti dall'appalto: nell'esposto è scritto che nessuna delle ditte proponenti sarebbe abilitata ad effettuare alcuni dei servizi previsti nel bando.

Quindi che farebbero, li darebbero in subappalto? Ah ecco…

 

Altro problemino non di poco conto denunciato dalla Eco Tourist: lo scarsissimo tempo concesso ai potenziali concorrenti per prepararsi alla gara.  Appena 44 giorni lavorativi per analizzare un bando estremamente complesso che prevede la resa di ben 35 servizi diversissimi di cui alcuni ad altissima specializzazione.

 

Il bando è stato infatti pubblicato il 31 ottobre con scadenza per le offerte al 29 dicembre: roba da Speedy Gonzales.

Oppure scorretto vantaggio per il raggruppamento proponente il progetto di finanza che conosceva in anticipo tutti i dati necessari per il fatto stesso di averlo proposto, almeno è questo quello che è stato denunciato in procura.

Ed è questa la prima conclusione a cui è giunta la squadra legale di esperti dello studio Bivona-Capizzi, che ha esaminato la questione, individuando diverse anomalie sostanziali nel bando contenute in una relazione di ben 17 pagine. 

 

Tra i principali punti di criticità riscontrati:

Mancanza di Requisiti Speciali: Il bando non prevede requisiti speciali di partecipazione, in violazione dell'articolo 33 dell'Allegato II.12 al D.Lgs. n. 36/2023, il Nuovo Codice dei Contratti Pubblici.

 

Assenza del Piano Economico Finanziario: Non è stato inserito a base di gara il Piano Economico Finanziario (PEF), contrariamente a quanto previsto dall'articolo 182 comma 5 del D.Lgs. n. 36/2023. 

 

Mancanza di Pareri Obbligatori: La procedura non ha acquisito pareri obbligatori da enti competenti, come il Comitato Tecnico Amministrativo presso il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche e il Comitato Portuale di Gestione, violando l'articolo 47 comma 3 del D.Lgs. n. 36/2023 e l'articolo 9 comma 3 lettere f, m, n della L. n. 84/1994.

 

Violazioni in Fase di Verifica: È stata omessa l'attivazione della fase di verifica dell'interesse archeologico, come previsto dall'articolo 41 comma 4 ed Allegato 1.8 del D.Lgs. n. 36/2023, e non sono stati differiti i termini partecipativi per la tardiva pubblicazione di documenti essenziali come lo Schema di Contratto.

 

Nella denuncia viene riproposto quanto avevamo segnalato in un nostro precedente articolo, il fatto cioè che nella prima determina il presidente Di Sarcina con il Segretario Generale Montalto avevano affermato l'esistenza di un “parere favorevole del Comitato di Gestione”, salvo rettificare in una successiva determina che il Comitato di Gestione era stato semplicemente “informato”: quisquilie su un appalto da 333 milioni per 25 anni… 

 

L'analisi dei legali suggerisce che queste anomalie, ed altre sulle quali al momento abbiamo sorvolato per non appesantire la narrativa, potrebbero conferire al soggetto proponente un vantaggio competitivo inusuale e non legittimo, influenzando negativamente la trasparenza e l'equità del processo concorrenziale.

 

Inoltre sostengono che la complessità e la portata dei servizi oggetto della concessione, che coinvolgono la gestione dei servizi portuali a Catania e Augusta per un periodo di 25 anni, richiederebbero una procedura amministrativa massimamente trasparente e conforme ai parametri legali. 

 

Questi servizi, superfluo sottolinearlo, rappresentano una componente vitale dell'economia e del tessuto sociale dell'intera Sicilia orientale.

 

L'inchiesta solleva preoccupazioni significative sulla legittimità e l'efficacia del bando di concessione, invitando le autorità competenti a una revisione e un'eventuale riedizione del bando stesso, assicurando la piena aderenza alla normativa vigente e garantendo una concorrenza leale e trasparente.

 

Sui singoli punti contestati torneremo nella prossima puntata, si tratta di elementi molto tecnici e dobbiamo trovare il modo di renderli il più comprensibili possibile, intanto ci limitiamo alla notizia: le procure sono al lavoro.

 

E poi la domanda: come mai tutta questa fretta, appena 44 giorni lavorativi per un bando che impegnerà tutti i servizi di ben due porti per ben 25 anni?


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