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Una domanda ai "Free Palestines": ma vostra figlia la mandereste a vivere in Israele o in Iran?

25-11-2023 07:03

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Focus, Laterale,

Una domanda ai "Free Palestines": ma vostra figlia la mandereste a vivere in Israele o in Iran?

Shalom, quando possibile

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La ripetiamo subito la domanda, esattamente come l'abbiamo posta ad un amica al termine di una discussione che si era concentrata sulla sua partecipazione ad una manifestazione che si è svolta a Catania, come in molte altre parti d'Europa, per sostenere le ragioni del cosiddetto movimento “Free Palestines”, un movimento che certamente coinvolge anche tante persone perbene ed in buona fede, alle quali però, temo, sfuggano alcuni aspetti cruciali di una vicenda storica che coinvolge il presente ed il futuro della Libertà di ciascuno.

 

La domanda: “Se fossi costretta ad abbandonare l'Italia libera, almeno per ora, ed avessi due sole opzioni, dove andresti a vivere? E dove porteresti tua figlia? In Israele o in Iran?”

 

La risposta è stata: “Ma che c'entra?”, ma è una risposta istintiva, di autodifesa delle proprie idee, anzi di una vera e propria ideologia. E c'entra eccome, altro che.

Infatti il suo sguardo si è subito perso, forse alla ricerca di tutte quelle ragazze imprigionate ed uccise perché portano male il velo e di tutti quei giovani incarcerati, torturati e uccisi perché vorrebbero vivere da giovani.

Magari immaginando se stessa o sua figlia in quelle circostanze.

Non ho insistito, la discussione è finita lì, amici come prima, amici come sempre. 

 

Però, dal 7 di ottobre, quando bande di assassini hanno fatto strage di cittadini inermi sul territorio israeliano, la vita è cambiata per tutti, anche per noi, lo si percepisca o meno, ed è cominciata una partita decisiva per la democrazia e la libertà.

Partita che le sue avvisaglie aveva dato già con la guerra europea intentata dalla Russia di Putin all'Ucraina.

Come anche i tanti micro o medi conflitti sottovalutati dalle leadership occidentali.

 

Ora, quanto sta accadendo in Medio Oriente lascia attoniti, e provare a ragionarci, cercare di comprendere che è una vicenda che coinvolge direttamente il futuro della nostra civiltà, senza esagerazioni, dovrebbe essere impegno di ciascuno.

 

Non è la prima volta nella storia che una civiltà si esaurisce, e non sarà l'ultima: proviamo a resistere se crediamo nei valori della Libertà e Democrazia, con tutti i limiti di quest'ultima ma che comunque, ad oggi, resta la formula di governo più rispettosa dei diritti essenziali di tutti.

 

L'approccio, di chi scrive, alla vicenda israelo-palestinese è assolutamente laico e per niente coinvolto da ragioni religiose: decisamente agnostico con tratti di radicalismo spesso anticlericale, quindi lontanissimo da influenze varie che non siano squisitamente politiche e filosofiche.

Amo la Libertà, di tutti.

 

E per questo la domanda alla mia amica, perché non capisco come ci si possa schierare rendendo favore a regimi autoritari, violentissimi, feroci, che odiano ogni libertà.

Se in buona fede possono essere considerati quanti ingenuamente partecipano a lle manifestazioni pro-Hamas, sollecitati dalle orribili immagini di civili martoriati, di certo non possono considerarsi tali quelle migliaia di docenti universitari che hanno firmato un manifesto che, nelle sue conseguenze, comporta la cancellazione dello stato d'Israele: la lotta per il progresso della Libertà non ammette ignoranza, men che meno da parte di “accademici”.

 

Perché bisogna essere consapevoli che, oggi, inneggiare romanticamente alla “Palestina Libera” o al povero popolo palestinese, significa schierarsi con gli assassini di Hamas, Hezbollah e dei governi dittatoriali che li sostengono e finanziano col solo scopo di utilizzarli per distruggere la civiltà liberale occidentale.

 

Certo che si soffre ancora al pensiero dei milioni di civili vittime dei bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale per liberare l'Europa ed il mondo dai nazi-fascisti: ma cosa sarebbe accaduto senza quei morti? Quanti sarebbero stati ancora vittime di quei regimi dittatoriali?

 

Ma andiamo per ordine, consapevole di trattare un argomento difficile, senza presunzione, pienamente cosciente di non essere culturalmente attrezzato per entrare nei dettagli della vicenda storica, ma col solo obiettivo di testimoniare la mia vicinanza a chi sta lottando e soffrendo per difendere la mia libertà, che comodamente ne scrivo dal mio studio.

 

È ovvio che le immagini di civili, donne, anziani, bambini rimasti vittime dei bombardamenti su Gaza strappano il cuore.

Come quelli ucraini, russi, afghani, yemeniti, qwaitiani, malinesi, ruandesi, libici e si potrebbe continuare per pagine e pagine.

 

Ma la guerra è guerra, viene dopo il tempo per scriverne la storia ed a scriverla sono sempre i vincitori.

 

La questione è: chi o cosa prevarrà?

 

Lo ricordiamo banalmente: Israele è l'unica democrazia esistente in Medio Oriente, neanche 10 milioni di abitanti letteralmente circondati da 2 miliardi di musulmani oppressi e governati da dittature feroci e retrograde che mirano alla distruzione fisica di chiunque gli sia “infedele”: compresi noi.

 

Israele è quindi un avamposto di tutto quello in cui crediamo e per cui sono morti milioni di nostri antenati: la nostra libertà.

 

Piacciono i governi israeliani? probabilmente no e probabilmente finiranno sotto accusa alla fine di questa crisi. Ma intanto stanno lottando contro la barbarie che li circonda e che li ha attaccati per distruggerli.

 

Io ammetto di non capire le ragioni di chi manifesta, in Europa, con la bandiera della Palestina, e spesso con beceri slogan antisemiti.

Anzi, non le accetto proprio.

 

L'antisemitismo, come ogni razzismo, come ogni violenza sui deboli, come ogni prevaricazione, non la accetto proprio, li considero fenomeni da sociopatici, da malati di mente.

 

Certo che vorremmo due stati per due popoli, israeliani e palestinesi liberi e sereni, ma oggi non può essere questo il tema, anche perché dovrebbe capirsi bene chi e perché in tutti questi anni non ha consentito che si realizzasse questo progetto di pace.

 

Ma i palestinesi, il popolo palestinese, purtroppo, libero non lo è stato mai e di certo non lo è adesso, oppresso e stuprato da regimi assassini e corrotti: forse dovrebbero essere proprio i palestinesi a dover scendere in piazza contro chi li governa. Ma li ammazzano appena alzano lo sguardo!

 

Qualche giorno fa, sul CorSera, Ernesto Galli della Loggia dava una lettura di quanto sta accadendo che merita più di una riflessione.

 

Scrive: "Con la sua sola esistenza, Israele ricorda a noi occidentali quello che non siamo, che non vogliamo o non sappiamo più essere e suscita un’infastidita insofferenza".

 

Ancora una volta gli ebrei sono soli a vedersela con i loro nemici: possono forse ancora contare sugli Stati Uniti ma certo non su di noi, non sull’Europa. Ho detto gli ebrei, non gli israeliani, perché è impossibile avere dubbi. Infatti sotto le sembianze di un’operazione militare l’attacco di Hamas del 7 ottobre è stato qualcosa di ben diverso: le voci, le azioni, l’esultanza di chi lo ha condotto erano quelle inconfondibili dell’odio antiebraico, della sete di sangue ebreo. Erano le voci e le azioni di un pogrom.

 

Una «giusta» risposta a quell’attacco, una risposta appropriata — e cioè adeguata all’enormità atroce dell’accaduto ma in grado al tempo stesso di non fare vittime civili, di lasciare intatte le strade e le case di Gaza e chi le abitava — questa risposta fino ad oggi nessuno ha saputo dire quale avrebbe dovuto essere. E soprattutto come sarebbe stato mai possibile eseguirla concretamente: nessuno che io sappia."

 

Spiega il professore come l'unica opzione lasciata ad Israele, per sopravvivere, era quella di distruggere Hamas, il partito che governa Gaza e che si è reso responsabile del pogrom del 7 ottobre, con lo scopo ovvio di scatenare proprio questa guerra, bloccare per l'ennesima volta quel processo di pace che forse stava facendo passi avanti col cosiddetto “Patto di Abramo”. 

 

Ma non ci avventuriamo in argomenti su cui, come detto, non ci sentiamo sufficientemente attrezzati, magari ci torneremo con chi ne ha la giusta preparazione, probabilmente ne vale la pena.

 

Noi, io, oggi voglio solo testimoniare che sto soffrendo per tutte quelle morti, che sento su di me, su di noi, il peso di quello che non posso fare.

 

Voglio testimoniare che ammiro i figli della diaspora ebrea che da ogni parte del mondo si sono recati e si stanno recando nelle terre dei loro avi per difenderne la sopravvivenza, molti ragazzi che hanno abbandonato quelle stesse università dove magari i loro docenti e colleghi sfilano con le bandiere degli assassini di Hamas mentre loro vanno a morire, e già ne sono caduti, per difendere proprio la libertà di questi incoscienti di inneggiare a chi li uccide e vorrebbe distruggerli o sottometterli.

 

E quindi la domanda, banale, istintiva: “Ma tu, con quella bandiera di Hamas nello zaino, manderesti a vivere tua figlia in Israele o in Iran?”

 

Io non ho dubbi e so da che parte stare.

 

Shalom, quando possibile!


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