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Il Procuratore per i Minori di Palermo Claudia Caramanna: "Per essere ascoltati dai giovani bisogna cambiare r

10-08-2023 06:45

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

Il Procuratore per i Minori di Palermo Claudia Caramanna: "Per essere ascoltati dai giovani bisogna cambiare registro"

Un malessere esistenziale che va capito ed affrontato. Adesso.

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Il mondo dei più giovani è sempre più difficile da comprendere, si è creata quasi una cesura con quegli adulti che dovrebbero esserne guida, protezione, esempio e che invece troppo spesso risultano travolti da un tenore di vita che sembra non tenere più conto della necessità di tempi e modalità più adeguati all'essere umano: tutto troppo veloce, ansiogeno, senza più il tempo della riflessione.

 

Le agenzie educative trasformate in organizzazioni burocratiche ed istituzioni politiche che li hanno quasi eliminati del tutto dalle loro agende, i nostri ragazzi affrontano il mondo e le sue crisi in maniera spesso estemporanea e non sono pochi quelli che si perdono.

 

Proviamo quindi a porre questo delicatissimo ed essenziale tema dando voce a chi con questa realtà si confronta giornalmente e da operatori professionali e strategici.

 

Il preside dell'Istituto salesiano Ranchibile di Palermo Nicola Filippone, che da tempo impreziosisce questa testata con le sue opinioni che in genere pubblichiamo il sabato e che sui giovani studenti ha un osservatorio privilegiato, ci offrirà alcuni spunti per queste riflessioni di cui abbiamo bisogno per recuperare un rapporto con le giovani generazioni di cui abbiamo necessità per provare a costruire, insieme, un futuro più sostenibile.

 

Cominciamo, e lo ringraziamo particolarmente per il prestigio dell'ospite, con un'intervista al Procuratore per i Minorenni di Palermo Claudia Caramanna: entrata in magistratura nel luglio 1994, dopo tre anni alla procura di Lecco, è stata in servizio fino al settembre 2009 alla procura di Palermo, dove si è occupata di reati contro la pubblica amministrazione, e poi soprattutto di indagini riguardanti gli abusi sui minori.

 

Dal delicatissimo Ufficio che ricopre adesso, la dottoressa Caramanna, osservando ed affrontando le frangie fragili ed anche deviate della popolazione più giovane, ne traccia un quadro allarmante ma anche carico di speranza. 

Bisogna che tutti ci si impegni di più per rendere più sereni e parti positive della comunità questi nostri ragazzi. (PDR)


Buongiorno Signor Procuratore, la relazione annuale del Dipartimento delle politiche antidroga, presentata al Parlamento, ha reso noti dati molto allarmanti sul consumo di stupefacenti da parte delle nuove generazioni: nel 2022 il 28% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha fatto uso di sostanze illecite, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente. 

Qual è la percezione che ne avete voi in Procura?


I dati statistici concernenti i procedimenti penali per violazioni della disciplina degli stupefacenti nel distretto di Corte d’Appello di Palermo (nell’anno 2022 sono stati iscritti 203 procedimenti, di cui 78 a carico di noti e 125 contro ignoti, a fronte dei 176 del periodo precedente, con un aumento del 15% circa) rivelano un significativo e preoccupante aumento del numero dei reati commessi da minorenni in materia di sostanze stupefacenti.
Il dato appare particolarmente allarmante in quanto indicativo del crescente disagio giovanile da correlare agli ultimi due anni di pandemia.
Nel periodo in esame si è registrato inoltre l'abbassamento dell'età in cui si inizia a consumare la sostanza stupefacente [anche 10-12 anni].
Tra le tipologie di sostanze consumate sono sempre più ricorrenti il crack e altre droghe sintetiche che hanno effetti devastanti dal punto di vista fisico e psicologico.
La metà dei ragazzi che entrano nel circuito penale sono assuntori di sostanze stupefacenti e questo è un dato estremamente significativo.
Il consumo di stupefacenti da parte dei giovani si colloca, peraltro, nel più generale contesto di crescente diffusione del fenomeno.
Il 26 giugno scorso, in occasione della giornata mondiale contro la droga, è stato reso noto dall’ONU il rapporto mondiale del 2023, il quale evidenzia un aumento del 23%, rispetto al decennio precedente, di numero di persone che fanno uso di droghe.
Sono 500 mila le persone decedute per overdose o per altre ragioni riconducibili al consumo delle sostanze stupefacenti.
Ed ancora, nonostante nel 2021, secondo il rapporto, 39,5 milioni di persone in tutto il mondo soffrisse di disturbi da uso di droghe, solo 1 su 5 ha ricevuto un trattamento farmacologico, con un peggioramento della situazione negli ultimi due anni a causa della pandemia.
E con specifico riferimento ai minori, dobbiamo evidenziare che i tentativi di suicidio sono aumentati dell’82% rispetto al 2019; i pensieri suicidi del 200%, l’accesso ai servizi di NPI dell’84%.
Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad un significativo incremento dei casi di abuso di sostanze stupefacenti, compresa la poli-assunzione, accompagnato dalla riduzione dell’età dei consumatori.

In ragione di questi dati la risposta alla domanda è quasi scontata: percepiamo un allarmante incremento delle problematiche connesse al consumo di droghe da parte dei minori, nel contesto più ampio caratterizzato dallo sfilacciamento del tessuto sociale (soprattutto nelle aree urbane) e dalla progressiva incapacità delle strutture socio-educative (famiglia e scuola) di fornire ai giovani adeguati modelli di comportamento a cui fare riferimento.


Secondo lei cosa ha determinato quest’incremento? Evidentemente c’è un disagio tra i giovani, che aumenta in parallelo. A questo riguardo può essere utile riflettere anche sull’assunzione di psicofarmaci in età adolescenziale: l’11% contro il 6% dell’anno prima, quasi il doppio!


L’incremento dell’uso e abuso di droghe e, per certi aspetti, anche dell’assunzione di psico- farmaci, appare correlato alla crescita del malessere giovanile, di un complessivo disagio esistenziale; rappresenta, in tanti casi, l’esito di un tentativo di affrontare situazioni di difficoltà riguardanti la sfera affettiva e relazionale, sia con i familiari che con il gruppo dei pari, e di rafforzare la propria autostima, riducendo autovalutazioni negative.


Attraverso il consumo della sostanza si tende a vivere un’esperienza che possa condurre ad uno stato mentale rassicurante, che permetta di trovare un senso alla propria esistenza e di sentirsi liberati da preoccupazioni, ansie, stati emotivi dolorosi e sensazioni di impotenza e di inadeguatezza; e questo benessere illusorio aumenta anche il rischio di sviluppare situazioni di dipendenza e di commissione di reati.
 

Il giovane assuntore, per procurarsi il denaro necessario per far fronte all’impellenza di ottenere la sostanza o per estinguere un debito, commette furti, rapine, o spaccia per conto del proprio fornitore.


Si registrano anche sempre più casi di estorsione in ambito familiare, ovvero di figli che per costringere i genitori a soddisfare le continue e pressanti richieste di denaro fanno uso di violenza o di minacce anche gravi.
Ma noi riusciamo a scorgere solo la punta dell’iceberg.
Le segnalazioni per detenzione personale, ex art 75 dpr 309/90 effettuate dalle forze dell’ordine sono legate a controlli casuali, mentre quelle del SERT si riferiscono alle prese in carico di giovani su base volontaria.
 

Da qui l’appello, che rivolgiamo sempre a tutte le figure istituzionali coinvolte a vario titolo nelle vicende dei minori, di segnalare tempestivamente alla Procura Minorile anche le condotte di assunzione a scopo ricreativo intercettate nel corso dell’attività istituzionale, per consentire l’attivazione di immediati interventi volti a fronteggiare il rischio che nel lungo periodo si verifichino situazioni di abuso o di dipendenza.


Infatti, anche il semplice uso di stupefacenti porta con sé il rischio concreto di compromissione della salute fisica, mentale ed emotiva del giovane, sia nell’immediato (come nel caso degli incidenti causati dall’alterazione derivanti dall’assunzione di sostanze) che a lungo termine, si pensi, in questo caso all’abuso, alla dipendenza e alle diverse patologie e disordini sociali e relazionali che possono svilupparsi.


Tra le droghe più utilizzate la cannabis, consumata da circa 600mila studenti durante il 2022. Di essi 76 mila ne riferiscono un uso pressoché quotidiano, mentre circa il 60% ne ha avuto il primo contatto fra i 15 e i 17 anni e il 33% addirittura a 14 anni. 

Dal momento che non è legalizzata, com’è possibile venirne in possesso così presto? Cosa abbiamo sbagliato noi adulti?


La cannabis viene venduta in tutti i quartieri della città di Palermo, anche in quello che viene definito il cosiddetto salotto di Palermo.
I ragazzini ne hanno disponibilità senza necessità di fare alcuno sforzo.
Viene venduta dagli stessi ragazzi all’interno dei licei.
Il prezzo è assolutamente contenuto ed alla portata di tutti.
Questo anno abbiamo svolto indagini concernenti gli stupefacenti in tre diversi licei abbastanza conosciuti nella città di Palermo (2 licei scientifici e un liceo classico, tutti statali).
Il pensiero comune, spesso anche tra i genitori, è che il consumo di una cosiddetta canna non crei alcun tipo di problema nel ragazzo; sulle droghe leggere vi è una sorta di tolleranza ideologica anche se il minore inizia a consumarla a 11 o 12 anni.
Invece l’assunzione di una qualsiasi sostanza drogante da parte di un adolescente deve sempre ed in ogni caso richiamare attenzione.
Noi adulti siamo troppo concentrati su noi stessi, sulle nostre vite, sulle nostre ambizioni, sui nostri obiettivi e sempre più lontani dal mondo dei nostri figli. 

Abbiamo perso la nostra autorevolezza ai loro occhi e non siamo in grado di ascoltarli e quindi di capire le loro necessità, le loro difficoltà, il loro disagio.


Un altro elemento da considerare riguarda il sorpasso di genere nel consumo di alcool: il 79% delle ragazze a fronte del 77% dei ragazzi, cosa può significare?


Anche questo è un dato che abbiamo registrato e che ci preoccupa molto. 

Numerose nell’ultimo anno sono state le segnalazioni relative a ragazze giovanissime condotte al pronto soccorso per avere abusato nel consumo di sostanze alcoliche. 

E peraltro il sesso femminile è più vulnerabile agli effetti negativi dell’alcol. 

Questo è il segnale evidente di un disagio che colpisce quindi anche le ragazzine, un malessere esistenziale che le giovanissime cercano di superare “bevendo a dismisura”, senza avere alcuna conoscenza della reale entità degli effetti dell’alcol e dei rischi correlati all’abuso.
Anche in questo caso, il fenomeno è alimentato dal problematico confronto con modelli comportamentali in cui la figura femminile viene presentata in termini inevitabilmente superficiali e non aderenti alla realtà.


Sicuramente occorre un’efficace e massiccia azione preventiva, ma, a volte, si ha la sensazione che informare gli alunni di una scuola sugli effetti nocivi della droga, possa costituire, paradossalmente, un invito a provarle. Quale registro comunicativo bisognerebbe adottare, secondo lei?


Credo che per essere ascoltati dai giovani si debba cambiare completamente registro.
Una predica all’antica può, è vero, sortire l’effetto contrario.
Occorre non demonizzare, è necessario porsi prima in ASCOLTO, cercare di comprendere la natura e l’entità del disagio, non giudicare, porsi nei panni dell’altro.
Credo inoltre che possa essere utile, per i ragazzi, raccontare storie di vita di loro coetanei che parlano come loro, hanno il medesimo registro comunicativo.
D’altra parte, la corretta informazione in merito al contesto criminale che governa la diffusione delle droghe e, soprattutto, in ordine alla gravità delle conseguenze dannose dell’uso di stupefacenti, risulta indispensabile.
 

Un altro comportamento preoccupante è quello della violenza, presente negli atteggiamenti e nelle azioni dei giovani. Il 2022 ha registrato una crescita del 14% di denunce o arresti a carico di minori, rispetto al 2019, ovvero all’anno prima della pandemia. Le risulta esserci una relazione?


Assolutamente si.
La pandemia ha prodotto effetti assolutamente negativi sul benessere degli adolescenti, sulla loro salute mentale, emotiva e sociale.
L’isolamento sociale ha determinato un incremento del malessere tipico adolescenziale, ha acuito le difficoltà nel creare relazioni sociali autentiche, ha implementato le “paure” e le quote di aggressività, di rabbia e di violenza.
Il consumo di sostanze alcoliche e di sostanze stupefacenti ha poi agito quale spinta che ha determinato molti minori a fare ingresso nel circuito penale.

I minori consumatori di sostanze stupefacenti ed alcoliche, al fine di procurarsi il denaro necessario per acquistare le sostanze, hanno iniziato a commettere reati (contro il patrimonio: furti, rapine, estorsioni ma anche in pregiudizio dei familiari: maltrattamenti).
Ed inoltre abbiamo registrato l’aumento di altri reati connotati da violenza ed in particolare lesioni personali, percosse, risse, violenze sessuali anche di gruppo.
E spesso l’esperienza nel penale è diventata il luogo in cui genitori e figli si sono nuovamente incontrati, dando un nome a delle fragilità fino a quel momento sconosciute o anche ignorate.
 

È come se i più piccoli covassero un’aggressività latente che, ad una certa età, esplode. Quale frustrazione può esserci dietro la violenza di un adolescente?


Credo che sia una aggressività, un disagio che accomuna tutta questa generazione.
I ragazzi di oggi sono portatori di un disagio che noi non abbiamo mai conosciuto.
Tantissimi sono in psicoterapia e assumono una terapia farmacologica per curare la loro depressione, il loro male di vivere.
Sono a disagio in una società che è piena di incertezze, ma che pretende la “perfezione” ed il “massimo” in ogni performance.
Sono ragazzi che, sin dall’infanzia, si sono confrontati con una società competitiva in cui è necessario “eccellere”: la scuola, la palestra, lo sport, la conoscenza delle lingue ecc....
Una società in cui non c’è spazio per le “emozioni”, per le “fragilità”, per le “diversità”.
Ciò ha determinato nei ragazzi un malessere estremamente accentuato, un disagio esistenziale veramente preoccupante.
 

Neanche la scuola è più un luogo sicuro e, ultimamente, pure gli insegnanti sono stati vittime di aggressioni. Ha dei suggerimenti da dare a chi trascorre così tanto tempo a contatto con gli studenti?


L’aggressione da parte di un giovane nei confronti di un educatore è sempre il segnale di un disagio.
Un disagio forte e serio.
Credo che tutti noi e che in particolare la comunità degli educatori debba ricevere una specifica formazione che consenta di potere gestire in modo adeguato queste forme di aggressività, sempre più frequenti e numerose, che altro non sono che richieste di aiuto.
Quindi autorevolezza da una parte per frenare questi impeti, porre un muro che consenta il mantenimento del rispetto senza il quale non può esserci un dialogo costruttivo e poi ascolto, con il rispetto dei tempi e delle forme di comunicazione del giovane.

 

L’opinione pubblica invoca e si aspetta pene più severe, ma è veramente questa la strada da seguire?


Io credo molto nella prevenzione (nel senso etimologico del termine, dal latino particella PRAE e dal verbo VENIRE), quindi “giungere prima”, avvertire i primi segnali del disagio e intervenire subito per evitare che si trasformino in violenza, se non addirittura in condotte penalmente rilevanti.
E’ vero anche, però, che ci sono casi in cui la risposta del sistema deve essere più forte ed adeguata e allora in questo senso e solo nei casi più gravi una pena più severa può costituire un deterrente. Faccio qualche esempio: oggi i soggetti minorenni autori di spaccio cosiddetto da strada di sostanze stupefacenti non possono essere tratti in arresto e questo viene vissuto dai giovani come una forma di impunità, con la percezione di poterlo fare senza alcuna conseguenza, così come quando viene commesso il reato di resistenza a pubblico ufficiale: i giovani hanno perso il rispetto verso le forze dell’ordine, che vengono offese e denigrate senza che sia possibile trarre in arresto l’autore della condotta criminosa.
Analoghe considerazioni valgono anche per altri gravi reati come le lesioni personali gravi o le risse.
 

Vuole raccontarci un’esperienza, da cui attingere speranza per il futuro? 

 

Posso raccontare la storia di un giovane che ho ascoltato in Procura più volte.
Un ragazzo che era stato arrestato per avere rapinato un uomo di 83 anni che usciva dall’ufficio postale dopo avere prelevato la sua pensione: 

"Ho conosciuto il crack a 13 anni. 

Ero annoiato. Sentivo un vuoto dentro. Mi sentivo sempre fuori posto. 

A scuola era un disastro. Non avevo voglia di studiare quelle stupide materie.
E a casa sempre e solo urla e rimproveri: non fai il tuo dovere, sempre con il cellulare in mano, non fai niente tutto il giorno, non hai rispetto della tua famiglia, sei una cosa inutile, sei una delusione per la nostra famiglia, non concluderai mai niente, ecc. ecc.
Fumavo le canne da qualche mese con i miei amici e poi una sera con i miei amici ho fumato il crack.
E da lì è iniziato il mio percorso con la sostanza che dura ormai da tre anni. Mentirei se dicessi che non mi sono divertito.

Fumare mi piace, riesco a non pensare, mi sento trasportato sopra e al di fuori dei miei problemi, libero e con il cervello spento....
Poi però ha cominciato a trasformarsi in un incubo: ho iniziato ad isolarmi, a volere stare da solo, a trattare male tutti, a chiudermi dentro sempre di più.
Durante le giornate non facevo altro che pensare al momento dell’utilizzo che avrebbe fatto magicamente sparire tutti i problemi.
I problemi però invece di diminuire sono aumentati a dismisura.
C’ è stato un momento in cui avevo quasi smesso, la usavo sporadicamente e quindi pensavo di potere decidere se e quando smettere.
Poi però ho avuto problemi a casa e ho ripreso con il crack, consumandone sempre di più.
Sono arrivato a picchiare mio padre e a far finire mia madre in ospedale.
Ho toccato il fondo.
A casa non sapevo più che prendere e allora mi è venuta l’idea di seguire...S... che abita di fronte casa mia.
Esce sempre da solo.
Ho pensato di rapinarlo.
Che ho combinato?
E ora come ne uscirò?
Non so se ce la farò.
Non penso di riuscire a farcela."


Storie come questa ce ne sono tante.
Questo ragazzo è stato preso in carico dagli assistenti sociali dell’USSM che hanno elaborato per lui un progetto di messa alla prova.
E’ una situazione complessa ed in divenire, ma il ragazzo ha affermato la sua volontà di cambiare e di aderire al progetto di messa alla prova.
Ha espresso una volontà autentica, ha fatto una scelta.
E in questa scelta c’è la luce, c’è la speranza per un futuro nuovo e libero di questo ragazzo."


Grazie mille, Signor Procuratore, e buon lavoro.
 

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