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Il caso Miccichè, il caso Bianco e il Potere che logora chi lo aveva

02-07-2023 06:30

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Focus,

Il caso Miccichè, il caso Bianco e il Potere che logora chi lo aveva

...però attenti ai leoni feriti, soprattutto quando ad assalirli sono improbabili conigli ruggenti

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Sono casi temporalmente quasi coincidenti e completamente diversi, ma possono essere utili per fare qualche ragionamento.

 

Riguardano due personalità che per lunghissimo tempo si sono ritrovate al vertice delle istituzioni repubblicane, e non è questa la sede per valutare il modo in cui le hanno rappresentate: Gianfranco Miccichè ed Enzo Bianco.

 

Il primo della Sicilia occidentale, palermitano; il secondo di quella orientale, catanese.

 

Il primo un leone ferito, il secondo un leone suicida.

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Partiamo dal più semplice, almeno apparentemente: Enzo Bianco, che al netto di condanne e giudizi in corso, è alle ultime elezioni amministrative che è riuscito a darsi da solo il colpo di grazia, con la presentazione di una lista alle elezioni comunali portante il suo nome talmente sgangherata da rimanere ben al di sotto della soglia di sbarramento, ma ancor di più commettendo l'errore esagerato di esporre nientemeno che la figlia Giulia ad un risultato che, non foss'altro per la sua oggettiva "innocenza" di certo non meritava. Resta a merito di questa giovane donna l'amore filiale che con questo sacrificio ha mostrato a tutti, e questa resta una bella cosa.

Di Enzo Bianco possiamo scriverne oggi perché lo abbiamo sempre avversato quando è stato potente davvero, persino sin dalla sua prima sindacatura, quella epica della “Primavera”, che non ci convinceva pur essendo allora appena ragazzini, per non parlare delle successive che sono state tutte un disastro insuperabile per la città, compresa l'epica esperienza di ministro degli interni trasformata in macchietta: non ci è mai piaciuto e lo abbiamo sempre detto e scritto.

Dalle pagine di questo giornale abbiamo anticipato molti dei temi adesso oggetto di processi giudiziari.

 

Ma la gogna no, mai. E men che meno quando chi ne è oggetto oggi, prima era riverito e temuto da clientes come anche dagli avversari.

 

Quello che è accaduto in questi ultimi giorni è che un senatore palermitano di fresca nomina dell'ultima diligenza in corsa, Raoul Russo di Fratelli d'Italia, (già capo della segreteria particolare dell'assessorato al Turismo all'epoca di Manlio Messina), ha emanato un comunicato contenente una interrogazione al successore dello stesso Bianco al ministero dell'interno, per chiedere di fatto la revoca della scorta che da circa 22 anni accompagna l'ex sindaco.

 

Ora, la richiesta potrebbe anche starci, anzi diciamo che ci sta proprio: ma è il modo che risulta quanto mai sguaiato, inappropriato.

Ecco il testo del comunicato che riporta l'interrogazione non ancora pubblicata agli atti del senato:

 

"Quali motivazioni giustificano il mantenimento delle misure di tutela personale all’ex sindaco di Catania Enzo Bianco, visto che egli usufruirebbe ancora di una scorta di terzo livello con due agenti di scorta e una vettura blindata, malgrado siano passati ben 22 anni da quando egli non è più ministro dell’Interno?". 
Lo chiede in un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi,  il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, rilevando che da parecchi anni lo stesso Bianco non ricopre particolari incarichi istituzionali e pertanto, il mantenimento della protezione personale sarebbe in difformità alla legge e alla prassi considerato che la scorta e la tutela, anche alle più alte cariche dello Stato, vengono revocate dopo 12 o 24 mesi dalla conclusione del mandato.
Nell’interrogazione al Capo del Viminale il senatore Russo rileva come lo scorso 31 Marzo, l’avvocato Bianco sia stato condannato in Appello, con sentenza esecutiva, dalla Corte dei Conti della Sicilia alla sanzione dell’incandidabilità per dieci anni a ogni livello della rappresentanza democratica, con l’inibizione a ricoprire qualsiasi incarico amministrativo o di rappresentanza presso organismi pubblici o privati «per avere contribuito al verificarsi del dissesto finanziario dell’Ente», nel periodo della sua gestione di Capo dell’Amministrazione del capoluogo etneo e che lo stesso sia rinviato a giudizio sia nel procedimento denominato “Università Bandita” in corso presso il tribunale di Catania e sia per la fattispecie penale connessa al dissesto del Comune di Catania.
Il senatore di Fratelli d’Italia, infine, chiede di conoscere se e quali iniziative il Governo intenda adottare per garantire il legittimo e rigoroso impiego delle scorte, al fine di rendere più efficiente il servizio sia per personale impiegato che per risorse utilizzate, per l’ovvia necessità di impiegare l’auto blindata e il personale armato per altre finalità, compresa la lotta al crimine organizzato."

Senatore Raoul Russo
Membro della 10 Commissione permanente
Affari sociali, sanità, lavoro pubblico, previdenza sociale

 

 

Era davvero necessaria una interrogazione parlamentare o si poteva trovare un metodo più “istituzionale” e riservato?

Ma è soprattutto la decisione di diffonderne il comunicato che rende l'operazione disturbante, davvero grossier, con il palese obiettivo di infierire, umiliare.

Non ci è piaciuto, pur non avendo mai avuto simpatia per Enzo Bianco, avendolo sempre lealmente avversato e persino ritenendo che la scorta, in assenza di valutazioni di pericolo da parte delle autorità competenti, andrebbe certamente tolta.

Ma il comunicato, no!

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Altra storia di cronaca di queste ore, storiaccia a dire il vero,  riguarda un altro big della politica siciliana e nazionale, Gianfranco Micciché.

 

Qua la statura dell'uomo è decisamente diversa. 

 

Siamo su altri pianeti e nei confronti di questo, pur non potendo dire di conoscerlo sufficientemente, si nutre una naturale simpatia, per il suo essere del tutto anarchico, esageratamente naif, fuori dagli schemi pur provenendo da famiglia di alto lignaggio e con un passato da vero top manager in aziende che, nel bene e nel male, hanno contribuito a fare la storia del secolo trascorso: Publitalia.

 

Per poi essere il protagonista unico ed assoluto dell'avvento di Forza Italia in Sicilia con il clamoroso “61 a 0” del 2001.

 

Bene, anzi male.

 

Da allora ne ha combinate di ogni, non nascondendosi mai dietro falsi perbenismi, il suo essere dichiaratamente scapigliato ne è stata la cifra del suo successo politico, della innegabile capacità di ottenere risultati anche quando apparentemente perdeva.

 

Nell'ultima tornata ha combattuto battaglie tutte perse, anche quando apparentemente le vinceva.

Quella contro Musumeci sembrava riuscita avendogli impedito di bissare la presidenza della regione, ma alla fine se lo è ritrovato ministro ed a sostituirlo quello che doveva essere un suo successo e si è rivelata la peggiore delle sconfitte, il più feroce dei suoi avversari, Renato Schifani.

 

In queste ultime ore è esploso lo scandalo dello chef palermitano di Villa Zito, Mario Di Ferro, che procurava cocaina ai suoi amici/clienti come fossero caramelle.

Dalla cucina glamour è finito dritto ai domiciliari, ma è sui suoi avventori che si è scatenata la bufera ed il nome più celebre tra i presunti assuntori c'è proprio quello del buon Gianfranco.

 

Un terremoto mediatico che arriva proprio nel momento in cui il suo avversario Schifani si trova accerchiato da tutti i lati e reduce da una pesantissima sconfitta alle elezioni amministrative;

ancor di più arriva mentre il leone ferito comincia ad uscire dall'assedio stringendo patto apparentemente innaturale con l'altro geniale guascone della politica isolana, Cateno De Luca.

Si tratta di un'idea di alleanza talmente bislacca da risultare la più insidiosa per l'attuale establishment al comando pro tempore, quello formato da personaggi di quarta fila talmente improbabili ed impresentabili che verranno spazzati via al primo venticello.

 

Certo, adesso è stato ferito il vecchio leone, ma non c'è niente di più pericoloso di un leone ferito, soprattutto quando a ferirlo sono conigli che provano a ruggire.

 

E alla fine viene voglia di tifare per i vecchi leoni, ancor di più quando gli assalitori sono della specie che ormai conosciamo e che leoni non lo saranno mai.

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