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In declino gli studi classici: cui prodest?

01-04-2023 07:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

In declino gli studi classici: cui prodest?

Questo è un pezzo molto importante: è quanto mai opportuno riflettere su quanto si sta perdendo la capacità di ....riflettere

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In questi giorni sono comparsi sui principali quotidiani nazionali e locali i dati inerenti alle iscrizioni alla scuola secondaria di secondo grado. 

 

Si conferma la tendenza dei ragazzi a non scegliere più il liceo classico, che sarà frequentato da appena il 5,85% dei giovani, contro il 6,2% dello scorso anno. 

 

È certamente un ulteriore segno dei cambiamenti epocali che stiamo vivendo e dunque di un modo nuovo di concepire la vita propria e degli altri. 

Scartare quest’indirizzo umanistico vuol dire, innanzitutto, rinunciare alla lingua greca. 

 

È bene specificare che al classico non si studia “il greco”, ma la “lingua greca”, con tutto il patrimonio culturale che una lingua contiene: la letteratura, il pensiero, la storia, l’arte. 

 

Non si acquisisce una competenza da “utilizzare” o, come si preferisce oggi, da “spendere”, ma si apprendono contenuti che entreranno a far parte di te, che ti aiuteranno a chiederti il perché delle cose, a sviluppare il senso critico, a conoscere te e gli altri in profondità, a elaborare concetti autonomi, a scandagliare l’animo umano, a essere creativo, a migliorare la tua umanità, a essere una persona di cultura. 

 

Apparentemente tutto ciò non dovrebbe poi avere una ricaduta pratica, ma rimanere una prerogativa astratta e quindi inutile, almeno secondo i criteri odierni di giudizio, in base ai quali conta solo ciò che produce. 

 

Eppure ci sono diversi esempi di chi si è distinto nel mondo della finanza o dell’economia, pur avendo studi classici nel proprio curriculum. 

 

Penso all’ex Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, che fu anche Ministro del Tesoro, Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica. 

Egli, oltre che in Giurisprudenza, era pure laureato in Lettere. 

Il suo collega, Antonio Fazio, era un noto conoscitore di San Tommaso d’Aquino. 

Mario Draghi, ex Governatore della Banca d’Italia, ex Presidente della Banca Centrale d’Europa ed ex Presidente del Consiglio, ha studiato al Liceo Classico “Massimiliano Massimo” dei Gesuiti di Roma. 

 

Ma il caso più eclatante è forse quello di Sergio Marchionne, laureato in Filosofia, amministratore delegato della FIAT, che egli riprese da una grave situazione di crisi e seppe rilanciare fruttuosamente. 

 

Non si vuole pensare male, ma è come se, oggi, si desidera avere in certi ruoli non teste pensanti, come una volta, ma pedine da muovere e comandare a proprio piacimento. 

 

Non significa che le prime debbano provenire necessariamente dagli studi umanistici. 

Sicuramente si possono trovare esempi di manager capaci, che hanno seguito altri indirizzi scolastici o universitari. 

Ma è innegabile che materie come la filosofia, la storia, la letteratura, favoriscono una crescita integrale della persona e possono, pertanto sviluppare le capacità più tipicamente umane.  

 
Inoltre, c’è il timore che dietro questa tendenza ci sia un’altra motivazione, peggiore dell’altra: lo scarso interesse che oggi si ha per l’uomo. 

 

Se così fosse, il processo di disumanizzazione cui assistiamo da tempo rischierebbe non solo di procedere inesorabilmente, ma di subire una notevole accelerazione. 

 

Mi riferisco alla frequenza con cui si ricorre alla violenza cieca: si può essere pestati a sangue e morire per un parcheggio, per una precedenza stradale, per un apprezzamento frainteso, perfino per un costume di carnevale, come capitò in un locale palermitano qualche anno fa. 

 

Fra non molto il dialogo sarà un ricordo ancestrale, sostituito dall’insulto e dall’aggressione. 

 

Stessa sorte toccherà al pudore, di cui non si conosce più nemmeno il senso, che ha retrocesso la sessualità a bieco istinto, avendo perso la delicatezza e la poesia di prima.


Può consolare sapere che al sud la percentuale degli studenti al classico è un po’ più alta e rasenta il 10%, mentre al primo posto si mantiene sempre lo scientifico. 

 

C’è da augurarsi che questo sia quello in cui si insegna il latino e soprattutto che le ore di storia, al più presto, tornino ad aumentare. 

 

Cancellare il passato è infatti un’operazione pericolosa e destabilizzante, tipica di chi non ama i confronti e vuol far credere che il mondo non cambierà mai, perché è sempre stato così. 

 

Cui prodest?

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