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PUBBLISERVIZI, sui licenziamenti parla il presidente del CdA Giuseppe Molino: "Molto preoccupati, la strada ma

20-02-2023 05:30

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Focus, Pubbliservizi,

PUBBLISERVIZI, sui licenziamenti parla il presidente del CdA Giuseppe Molino: "Molto preoccupati, la strada maestra resta il reclamo"

Appello a chi ha il potere e la responsabilità di risolvere questa delicatissima vertenza

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Settimana scorsa, non a caso venerdì 17, abbiamo dato notizia dell'accelerazione della crisi Pubbliservizi con l'avvio della procedura di licenziamento per tutti e 333 dipendenti e la chiusura dell'azienda al 31 marzo 2023.

 

Una tragedia assoluta che si sta consumando nella confusione più totale, con una gestione commissariale durata ben quattro anni e che, senza alcun controllo, ha clamorosamente fallito il mandato ministeriale di risanare l'azienda conducendola invece ad un fallimento che poteva e doveva essere evitato.

 

Adesso si è entrati nella fase finale e più delicata, con le autorità politiche in preda a flebilis delirium, con le proposte più strampalate.

Nel corso della seduta del consiglio comunale di Catania dedicata alla vicenda si è sentito di tutto: "Chiudiamola e ne facciamo un'altra"; "Accorpiamola a Multiservizi"; "Assumiao tutti i dipendenti alla Città Metropolitana", e via cianciando.

 

L'ultima invenzione è una fantomatica "Azienda Speciale", con la quale gli scienziati della Pubblica Amministrazione in salsa sicula pensano di poter eludere le norme che impediscono agli enti locali con partecipate fallite di poterne istituire altre nei successivi cinque anni. Ma loro, che sono dei geni, gli cambiano il nome e pensano che alla Corte dei Conti dormano.

 

Ma lasciamo perdere queste commedie, perché la questione adesso è serissima e si parla della sopravvivenza di 333 famiglie.

Oltre al fatto che si tratta di servizi assolutamente indispensabili quelli svolti da Pubbliservizi, che in ogni caso qualcuno deve svolgere: "e non si capisce chi...", chiosa giustamente il presidente del CdA Giuseppe Molino nell'intervista ceh ci ha rilasciato.

 

E non a caso il presidente Molino, nel video che proponiamo in calce, comincia proprio segnalando l'importanza per la comunità che riveste Pubbliservizi con la manutenzione delle strade provinciali, la pulizia e custodia di edifici e scuole della Provincia, i servizi in montagna, etc.

 

Il Consiglio di Amministrazione ha quindi presentato reclamo contro la dichiarazione di fallimento, ritenendo che vi siano le condizioni economico-finanziarie per proseguire l'attività aziendale e depositando a tal fine una corposa documentazione agli atti del procedimento in cui Pubbliservizi è rappresentata dall'avvocato Roberto Li Mura.

 

Il danno nel caso in cui tale reclamo non venisse accolto sarebbe enorme: immediato per tutti i dipententi e le loro famiglie, 333, già entrate dal 17 febbraio nel tunnel del licenziamento; danno anche per i creditori e gli attuali fornitori che non prenderanno un euro considerato che la società non ha alcun patrimonio da liquidare; e danno enorme anche per la comunità che si vedrebbe privata di servizi essenziali, che magari finiranno nel tempo ad essere "affidati" a società private.

 

A margine della vicenda, il presidente Molino segnala una vera e propria nefandezza: il caso dei dipendenti che rischiano di pagare due volte i prestiti ottenuti da banche e finanziarie.

 

È accaduto infatti, ed è incredibile come ciò sia rimasto a tutt'oggi impunito ed irrisolto, che i dipendenti con rate addebbitate sulla busta paga, si vedevano ogni mese sottratte le somme che però Pubbliservizi non versava ai legittimi creditori: la conseguenza è che i dipendenti risultano tutti incolpevolmente iscritti nelle banche dati  come "cattivi pagatori", col danno che ne consegue, ma in più rischiano di vedersi chiamati a pagare due volte nel caso in cui la società venisse definitivamente dichiarata fallita e liquidata.

 

Insomma: HANNO COMBINATO UN MACELLO E RISCHIANO DI FARE ANCHE PEGGIO!

 

 

Presidente Molino, quali sono state le maggiori criticità che hanno condotto alla crisi ed al fallimento?

 

Quello che posso dire, seguendo le disamine effettuate in ambito giudiziario dai consulenti nominati dal Tribunale nel corso del concordato preventivo proposto dalla società, prima, e dell’Amministrazione Straordinaria aperta successivamente al rigetto del primo, è che la situazione di crisi sia stata determinata da un eccesso di costi in particolare per il personale che risulta essere stato - rispetto alle effettive necessità - esuberante, per numero, e di contro, mal assortito con riferimento alle qualifiche formative necessarie.

 

Qual è stato il ruolo del CdA nella fase di Amministrazione Straordinaria disposta dal Tribunale Fallimentare nel 2018?

 

Questo CdA è stato nominato con la finalità specifica di proporre, così com’era già previsto al momento dell’apertura dell’A.S. dagli organi della procedura e dal MISE, la chiusura della procedura, dopo due anni di gestione commissariale, con un concordato straordinario. E ciò è quello, che con non poche difficoltà e seguendo un percorso ad ostacoli, il CdA ha fatto; ha cioè proposto un concordato al Ministero che questo, subordinandolo ad alcune modifiche che ha richiesto di effettuare, ha ritenuto potesse ottenere l’omologazione del Tribunale che, invece, per ragioni più di ordine processuale che sostanziale, non ha omologato, convertendo la procedura di A.S. in liquidazione giudiziale (alias, fallimento).

 

Ed invece, qual è stato il ruolo di Città Metropolitana, nella fase di A.S.?

 

La Città Metropolitana, dopo qualche tentennamento iniziale, ha supportato la proposta di concordato straordinario con l’approntamento delle risorse finanziarie necessarie per la copertura delle passività (per Euro 5.500.000,00) e dell’immobile da conferire alla società a seguito dell’omologazione del concordato per patrimonializzarla.

 

Come giudica l’operato dei Commissari Straordinari che hanno gestito nel corso della procedura di A.S.?

 

Il giudizio che posso esprimere in questo momento non è certamente positivo perché le indicazioni che i consulenti nominati nel corso della procedura (e lo stesso Commissario Straordinario inizialmente incaricato della gestione) avevano fornito prevedevano una riduzione molto più incisiva dei costi ed in particolare quelli relativi al personale con interventi sia sul numero dei dipendenti sia sui compensi corrisposti per voci accessorie. Interventi che non sono stati eseguiti, se non in minima parte, comportando quale conseguenza la loro permanenza sino alla dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale.

 

A che punto è la vicenda giudiziaria?

 

Attualmente la società si trova soggetta alla liquidazione giudiziale (alias, fallimento) e, dunque, sotto la gestione di tre liquidatori giudiziali/curatori che esercitano l’azienda in esercizio provvisorio, dando esecuzione al contratto di servizio stipulato nel 2017 con la Città Metropolitana, che sebbene scaduto è in regime di proroga sino al 31 Marzo 2023.

Nel contempo, questo CdA, su specifico atto d’indirizzo del Commissario Straordinario Metropolitano, ha formalizzato il reclamo al provvedimento di rigetto per inammissibilità del concordato straordinario ed alla sentenza di conversione dell’A.S. in liquidazione giudiziale che sarà trattato dalla Corte d’Appello di Catania il prossimo 10 Marzo.

Nel fraattempo, lo scorso 17 febbraio, i curatori hanno preso atto del diniego alla prororoga dell'esercizio provvisorio da parte del Tribunale ed hanno avviato la procedura per procedere al licenziamento di tutti i dipendenti di Pubbliservizi, in previsione della chiusura definitiva che avverrà il 31 marzo 2023.

 

Cosa potrà accadere all’esito del reclamo, in caso di suo rigetto o di suo accoglimento?

 

Ovviamente, confidiamo nell’accoglimento del reclamo. Se così fosse, la società – eseguito il concordato con le risorse finanziarie impegnate dalla Città Metropolitana – si ritroverebbe ad interloquire con la Città Metropolitana per la stipula di un nuovo contratto di servizi che tenga conto delle esigenze della comunità metropolita ed a dover effettuare quegli interventi di ristrutturazione societaria e dei suoi costi che, come detto prima, sono necessari al fine di evitare che la società rientri immediatamente in crisi finanziaria per un eccesso di costi rispetto ai ricavi.

A queste condizioni, è ipotizzabile che la Pubbliservizi possa svolgere - vantaggiosamente per l’Ente controllante e la comunità di riferimento – i servizi di utilità sociale che sino al

Al contrario, nell’ipotesi malaugurata di conferma dello stato di liquidazione giudiziale, la società cesserà di essere in esercizio provvisorio, i dipendenti saranno licenziati in blocco ed i curatori liquideranno i pochi beni mobili e recupereranno i crediti sociali per pagare i creditori.

 

Ed allora, in caso di conferma della liquidazione giudiziale, chi svolgerà i servizi socialmente utili che erano affidati alla Pubbliservizi?

 

Questo è il punto più delicato della questione e, da quanto è apparso da articoli di stampa locale, già in esame specifico da parte dell’attuale Commissario Metropolitano.

Sostanzialmente, la Città Metropolitana per espresso divieto della legge regolatrice delle società partecipate per ben cinque anni non potrà costituire nuove società partecipate per svolgere i medesimi servizi, dovendoli pertanto mettere in gara di evidenza pubblica per la loro assegnazione.

Oggi sembrerebbe che il nuovo Commissario metropolita, riprendendo un progetto già studiato in modo approfondito ed abbozzato nelle fasi preliminari qualche anno fa dalla stessa Pubbliservizi, intenda costituire una Azienda Speciale; per intenderci, semplificando, una società del tipo di quelle che un tempo erano le società municipalizzate.

Ovviamente, ma non intendo sostituirmi al Commissario metropolita nel fornire una interpretazione autentica della sua volontà, non potendo l’Azienda Speciale rilevare tutti i servizi ad oggi offerti dalla Pubbliservizi, altrimenti non supererebbe l’eccezione di violazione del divieto sopra citato di costituire una nuova partecipata, la volontà politica dovrà soffermarsi nella individuazione dei servizi da assegnare direttamente all’Azienda Speciale, penso che possano essere quelli strumentali alle esigenze dirette dell’Ente, e quali da offrire a società aggiudicatrici di apposite gare relative all’esecuzione di servizi di utilità sociale.

Con tale escamotage, credo si intenda superare il problema della collocazione nel mercato del lavoro dei circa 350 dipendenti della società che verrebbero licenziati dai liquidatori giudiziari a seguito della scadenza della proroga del contratto di servizi

Sul punto, mi sembra di poter dire che, allo stato, vi è più di qualche riflessione che dovrà essere effettuata proprio dalla Città Metropolitana, titolare dell’interesse pubblico da tutelare.

 

Scusi se glielo chiedo, ma - essendo già nota a tutti ed anche a Lei la difficoltà e complessità della vicenda – cosa l’ha spinto ad accettare l’incarico di presiedere un CdA con poteri limitati in una società già sottoposta a commissariamento ?

 

Le confesso che, pur essendo ben consapevole delle immense questioni che me ne sarebbero conseguite, ho creduto e credo ancora che Pubbliservizi possa essere non solo salvata ma addirittura rilanciata ed - alla luce di una mia precedente esperienza nel CdA della società – ho creduto di poter essere l’interprete di un tale ambizioso progetto di risanamento e rilancio.

Purtroppo le questioni si sono complicate nel corso di questi due anni, ma questo non mi ha demoralizzato. Tutt’altro!

Confido nell’accoglimento del reclamo e sono pronto a confrontarmi con Città Metropolitana per individuare in che termini e misure la Pubbliservizi possa e debba rimettersi al servizio della comunità per l’esecuzione delle attività di utilità sociale che le saranno confermate.

Faccio appello, da padre di famiglia, affinché chi ha il potere di risolvere questa delicatissima vertenza lo faccia pensando a 333 lavoratori ed alla serenità delle loro famiglie, ma anche nell'interesse della nostra comunità perché i servizi che svolge Pubbliservizi sono indispensabili e qualcuno deve svolgerli, e a questo punto non si capisce chi..."

 


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