sudpresslogo

Il Giornale che pubblica una notizia e scatena l'inferno

sudpresslogo

MENU

CONTATTI

MENU

CONTATTI

AUTORI

AUTORI


redazione@sudpress.it
direttore@sudpress.it
editore@sudpress.it
tel: +39 339 7008876 (solo messaggi wapp)

redazione@sudpress.it
direttore@sudpress.it
editore@sudpress.it
tel: +39 339 7008876 (solo messaggi wapp)

photo-2022-10-19-13-38-47 2.jpeg
photo-2022-10-19-13-38-47 2.jpeg

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

 

Direttore editoriale

Pierluigi Di Rosa

 

ISCRIVITI AI NOSTRI CANALI:


telegram
whatsapp

Sito web realizzato da Flazio Experience

Sito web realizzato da Flazio Experience

Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 04818090872 - ROC 180/2021
Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

IN EVIDENZA

Vergogna San Berillo, nel 2015 ordinanza sindacale incaricava il geom. Salvatore Fiscella "responsabile del procedimento": "Cos'ha fatto?"Regione, sull'accordo capestro con lo Stato Schifani nega accesso agli atti al CODACONS che però...lo ottiene dal ministroNel solenne pontificale agatino il vescovo Renna sferza i "politici imputati"...che sono in prima filaIl discorso del Vescovo Renna alla Città di Catania, "Costruire con Sant’ Agata: non Babele, ma una città per l’uomo"La Chiesa di Palermo "sospende" padrini e madrine...La scomparsa del cavaliere Pippo Benanti: un grande catanese che "guardava avanti per vedere oltre"Pubbliservizi, il sindacato CONFALI bacchetta i curatori e denuncia: "Persiste una gestione discutibile"Playa di Catania al buio: adesso occorre individuare il responsabile e fargli pagare i danniÈ guerra all'Orchestra Sinfonica FOSS. I sindacati denunciano "pressioni" della direzione sui precari per impedire lo scioperoCominciati gli omaggi alla Patrona: nella chiesa S. Nicolò l'Arena "Agata, la Santa fanciulla" sino al 2 febbraio

Leva Militare, interviene l'avvocato Vito Branca: "È stato un presidio di democrazia e rappresentava davvero

18-11-2022 06:30

*Vito Branca

Cronaca, Focus, Voci Catanesi,

Leva Militare, interviene l'avvocato Vito Branca: "È stato un presidio di democrazia e rappresentava davvero tutto il popolo"

Sulla riflessione in merito alla Leva, riceviamo e molto volentieri pubblichiamo l'intervento del prestigioso professionista catanese

QUESTA SERA ALLE 21 CENA E CONCERTO

whatsapp-image-2022-11-02-at-14.36.33.jpeg

nonnismo-in-caserma-2.jpeg

Caro Direttore,


ho letto con molto interesse il Tuo articolo sul ripristino della leva obbligatoria e desidero dare un contributo su un tema che esula dal puro contesto militare ma coinvolge, nel più ampio complesso, la dimensione giovanile.


Anche io ho svolto il servizio militare in aeronautica, cinquant’anni fa, ed all’epoca era in corso la guerra arabo/israeliana dello YOM KIPPUR, dalla quale derivò il primo grande shock petrolifero della storia economica dell’occidente, e le strutture aeroportuali di Fontanarossa, base militare interforze ove ho prestato servizio, e di Sigonella vennero poste in stato di allarme rosso.


Pur essendo già laureato e praticante procuratore legale, così si chiamavano all’epoca i giovani avvocati, avevo scelto di non fare l’ufficiale e quindi trascorsi quindici mesi della mia (giovane) vita in un ambiente certamente non facile, per usare un eufemismo, e funestato nei primissimi mesi di naia dagli eccessi, beceri ed idioti, e spesso violenti, o addirittura criminali, di quel deprecabile fenomeno chiamato  “Nonnismo”.

Oggi lo si definirebbe un vero e proprio bullismo da branco, tollerato, ed a volte agevolato, da ufficiali e sottufficiali resi complici da una subcultura militare in cui la prevaricazione e l’arroganza erano un bene da tutelare.


Io provenivo da una famiglia in cui il senso del dovere ed il rispetto delle regole e delle gerarchie imposte dalla vita erano il fondamento dell’educazione: mio padre era stato un ufficiale del Regio Esercito, aveva combattuto nella II guerra mondiale, ed era, nella vita civile, un dirigente bancario dai rigidi principi morali.


Alla stregua di tale esempio e di tale educazione mi ritenevo, sul piano personale, quasi esente dall’esigenza di sottopormi alla leva come stile di vita ma nulla feci per evitare la chiamata, e nulla fece mio padre per farmela evitare, e risposi a quello che era un preciso dovere delle generazioni giovanili da Te richiamate.


Nessun entusiasmo, in verità, ma solo un grande senso del dovere ed il primo contatto con la vita militare presso una caserma di addestramento a Trapani fu davvero molto duro, direi tremendo: ordini incomprensibili, a volte deliranti, servizi inutili o al limite della vessazione, igiene inesistente, cibo pessimo,  addestramento di pura facciata e pesanti terapie mediche di prevenzione, il misterioso vaccino TABT, inoculato con due impressionanti punture al petto, che oggi farebbe scendere in piazza migliaia di manifestanti.


Per soprammercato scoppiò nel settembre del 73 l’epidemia di colera a Napoli e fummo costretti, noi militari, a subire due ulteriori vaccinazioni, molto ravvicinate alla TABT, poiché vivevamo in un ambiente davvero malsano ed esposto ad ogni pericolo di contaminazione e di contagio: quattro pesanti vaccini in appena due mesi!


E’ stata un’esperienza, quella della leva, che quindi ho subito e che, all’epoca, avrei volentieri evitato giacché interferiva con i miei programmi di lavoro post universitari ma che in verità, una volta conclusa, non posso non annoverare fra le esperienze positive della mia vita.


Ho imparato, in quei giorni, a reagire con coraggio alla prepotenza ed all’arroganza dei c.d. “nonni”, ad affrontare, con forza e tenacia, le difficoltà di una vita impostata al “contrario” di quella civile, ad uscire dalla condizione di figlio di famiglia, anche se di una famiglia poco incline agli agi superflui, per diventare come uno dei tanti giovani commilitoni, in prevalenza provenienti da famiglie non abbienti e non acculturate ma figli di quell’Italia.


In caserma i laureati eravamo appena 6 su 2.500 militari di leva, tutti, o nella stragrande maggioranza, occupati in lavori manuali, agricoltura / edilizia / meccanica, e per i quali la leva era, invece, un felice periodo di riposo dalla fatica del ben più duro lavoro quotidiano.


Ho fatto delle belle amicizie, che ancora durano dopo tanti anni, e mi sono misurato con persone di ogni provenienza sociale ed intellettuale ricevendo da tutti un positivo contributo in termini di umanità e di esperienza.


E, argomento ancor più importante, ho fatto parte di un sistema militare impostato sulla leva obbligatoria, senza distinzioni di classi e rappresentativo di tutte le istanze sociali e di tutte le ideologie politiche presenti nella nazione.


Ho fatto, quindi, parte di forze armate espressioni dell’intero popolo, e non di élite, in cui si forgiava anche il senso dell’appartenenza ad uno stato democratico, come poi emerso dal mancato coinvolgimento delle forze armate italiane in occasione dei tentativi di golpe, pure molto discussi come tali dalla storiografia ufficiale, denominati Piano Solo e Golpe Borghese.

 

Ed io ne ebbi una diretta conferma poiché nei giorni seguenti l’11 settembre del 1973, giorno del colpo di stato messo in atto in Cile dal generale Pinochet, nessun segnale di nervosismo, nessun segnale di allarme, nessun segnale di coinvolgimento o di adesione venne percepito nella nostra caserma, ed in genere nelle altre forze armate, pur avendo un alleato ingombrante come gli Stati Uniti d’America, massicciamente coinvolti in quel golpe, il cui Presidente era Richard Nixon ed il cui Segretario Generale era Henry Kissinger, due campioni della migliore tradizione espansionistica, anche violenta, degli USA.


Il ritorno alla leva obbligatoria, rivolta a ragazze e ragazzi, potrebbe contribuire alla costruzione di una maggiore coscienza civile e di un maggior senso dello Stato per generazioni in cui i modelli culturali imperanti spingono verso il disimpegno, il consumismo e l’egoismo e condurre nuovamente alla piena attuazione dell’art. 52 della Costituzione: la difesa della patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge.


Immagino che questo mio intervento potrà non piacere alle migliaia di giovani che, viceversa, si sentirebbero defraudati di un anno di vita ma posso assicurare loro, per diretta esperienza, che la vita restituirà con gli interessi, ed in termini positivi, ciò che potrebbe sembrare il profitto di un “furto” ma che invece tale non è trattandosi di un tratto di vita vissuta, anche per il bene collettivo di una nazione.


Leggi anche:

image-902

NEWSLETTER

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Rimani aggiornato su tutte le news e gli eventi promossi da Sudpress

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder