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"Non serve nessun generale golpista, la democrazia la stanno suicidando"

01-10-2022 08:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

"Non serve nessun generale golpista, la democrazia la stanno suicidando"

..e non si capisce perché non fanno votare i fuori sede che sono 5 milioni

Come avevamo previsto e temuto, quello dell’astensione è risultato, alla fine, il vero partito vincitore delle elezioni di domenica scorsa.

 

In Italia esso ha raggiunto la percentuale del 36% e in Sicilia ha addirittura superato il 50%.

 

Complice, si dice, il bel tempo, che avrebbe indotto molti elettori, soprattutto al Sud, a preferire il mare al seggio elettorale.

 

In realtà altre sono le ragioni di questa decisione, su alcune delle quali avevamo già avuto modo di riflettere, poiché riguardano una diffusa e preoccupante mancanza di motivazione, oltre che una generalizzata sfiducia nelle istituzioni e probabilmente anche l’impossibilità reale di esprimere una preferenza e dunque di effettuare una vera elezione che, non dimentichiamolo, deriva dal latino “eligere”, che vuol dire “scegliere”. 


A distanza di una settimana dal voto, mi permetto, però, di condividere due semplici e immediati interrogativi.

Ci sono circa cinque milioni di italiani, che non hanno votato, perché fuori sede, perché, cioè, studiano o lavorano fuori del proprio comune di residenza.

 

A costoro è stato, di fatto, impedito l’esercizio di un diritto, che non deve mai essere subordinato al versamento di danaro, neanche per l’acquisto di un biglietto aereo o ferroviario.

 

Strano che una legge elettorale, così complessa e farraginosa come l’attuale, non contempli un articolo, che consenta di recarsi alle urne in qualunque città della penisola ci si trovi.

Mentre nel resto d’Europa si può da tempo votare per corrispondenza, per delega o per via telematica.

 

Da qui la domanda: se da anni è, ormai, possibile ottenere la carta d’identità in tutta Italia, cosa impedisce che tale possibilità si estenda anche al voto?


L’altro interrogativo riguarda, invece, la decisione discutibile di dedicare alle elezioni soltanto la domenica e non più la mezza giornata del lunedì.

Visto che si paventava il rischio di una defezione da parte di chi non aveva intenzione di perdersi l’ultimo bagno della stagione, perché non includere alcune ore di un giorno feriale, come spesso è avvenuto in passato e tuttora accade in Paesi quali gli Stati Uniti d’America?

Sarebbe bastato aggiungere la “s” del plurale e anziché l’election day, avremmo avuto gli election days, con qualche milione in più di votanti. 


Non si vuole essere maliziosi, ma a volte si ha la sensazione che a qualcuno queste disfunzioni non dispiacciano.

Che, tutto sommato, ridurre notevolmente il numero di votanti possa ritornare conveniente ad un sistema che, pur continuando a riconoscere sulla carta i diritti e le libertà fondamentali a tutti, induca i cittadini a disinteressarsi dalla politica.

 

Se così fosse, la democrazia avrebbe davvero i giorni contati, non perché un politico autoritario o un generale golpista sarebbero sul punto di sopraffarla, ma perché essa stessa sta, lentamente e inconsciamente, autoestinguendosi.

 

Una sorta di suicidio a cui vengono istigate delle istituzioni secolari, uscite dalla mente giuridica e filosofica della più feconda generazione di pensatori sette e ottocenteschi.

 

Senza che nessuno se ne renda conto, ma con la convinzione, anzi, che l’astensione impartisca una solenne lezione a dei politici infingardi e, pertanto, immeritevoli della considerazione del popolo.

 

Peccato che, invece, in tal modo siano i cittadini medesimi a privarsi dell’unico strumento in loro possesso, con cui potere efficacemente controllare e richiamare alle proprie responsabilità la classe politica della quale si è scontenti. 


A Giorgia Meloni, che fra non molto diventerà la prima donna italiana presidente del consiglio, non possiamo che augurare buon lavoro, consapevoli, come lo è certamente anche lei, che il compito che l’attende non è facile.

 

Ci permettiamo, nel frattempo, di rivolgerle alcuni piccoli, ma speriamo utili,  consigli.

 

Prima di mettere mano al testo cui rimangono aggrappate le speranze di chi vuole che l’Italia continui a essere una democrazia e cioè la Costituzione, forse si potrebbe cominciare da altre priorità.

 

Per esempio, fronteggiare la micidiale emergenza economico-energetica; in politica estera, adoperarsi più incisivamente per una soluzione diplomatica del conflitto russo-ucraino; rivedere la legge sui PCTO, ovvero sull’ex alternanza scuola-lavoro, scongiurando altre vittime giovani e innocenti; provvedere rapidamente ad una nuova legge elettorale, che agevoli il voto e soprattutto restituisca agli Italiani il diritto/dovere di scegliere gli uomini da cui essere rappresentati.   

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