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LA LIBERTÅ

24-09-2022 07:55

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

LA LIBERTÅ

Decine di milioni di persone desiderano quel che noi abbiamo e che purtroppo diamo ormai per scontato: la libertà.

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Mentre cala il silenzio sulla campagna elettorale italiana, alla vigilia di un voto dall’esito assai incerto, a causa dei tanti indecisi e di quanti pensano di astenersi; in altre parti del mondo, decine di milioni di persone desiderano quel che noi abbiamo e che purtroppo diamo ormai per scontato: la libertà.

 

La desiderano in Russia, per fermare una guerra sempre più assurda e complicata; in Myanmar, dove un elicottero di militari ha recentemente sparato contro una scuola, uccidendo undici bambini; in alcuni Paesi dell’America latina e in quasi tutti quelli dell’Africa; in Cina e in Turchia, che continuano a violare i diritti umani fondamentali; in molti Paesi arabi e nella Repubblica islamica dell’Iran, in cui, giorni fa, Masha Amini, una ragazza di soli 22 anni, è morta per le percosse subite dalla polizia morale di Teheran.

 

La giovane donna era stata redarguita, poiché una ciocca di capelli usciva dal suo hijab, il velo che le iraniane sono obbligate a indossare in pubblico dal 1979.

Masha è stata, dapprima picchiata brutalmente, quindi portata in ospedale e, dopo una tac, che ha accertato gravi lesioni cerebrali, è deceduta, probabilmente per un arresto cardiaco.

 

L’episodio ha suscitato, da un lato, l’imbarazzo delle autorità, a cominciare dal presidente Ebrahim Raisi, che ha inviato un messaggio di cordoglio ai genitori della vittima.

D’altro canto, molte donne hanno protestato per solidarietà, scendendo in piazza senza velo, oppure diffondendo dei video, che le ritraggono nell’atto di bruciarlo.

I disordini hanno avuto inizio a Saqez, la città in cui era nata Masha, e si sono diffusi nel resto del Paese.

Come era prevedibile, il regime ha reagito duramente e la repressione ha causato più di trenta vittime.

 

Da quando la sharia, ossia l’insieme dei precetti coranici, in Iran è diventata legge dello Stato, in varie occasioni le donne hanno subito vessazioni e discriminazioni di ogni genere, nonostante la Costituzione riconosca loro, almeno sulla carta, “pari dignità sociale ed economica”.

 

Dopo la Rivoluzione islamica, ispirata da Khomeini, che ha portato gli ayatollah al potere, la libertà delle donne è stata fortemente limitata, con restrizioni nell’ambito lavorativo, in campo culturale e con il divieto tassativo di uscire da casa truccate o col capo e le braccia scoperte.

 

Divieto che esattamente quarantatré anni fa, il 26 settembre 1979, sfidò e violò una delle più brave e coraggiose giornaliste italiane, Oriana Fallaci. Tra le prime occidentali ad intervistare Khomeini, costretta pure lei ad incontrarlo con lo chador.

 

Da scrittrice pugnace e diretta qual era, non poté non chiedergli la ragione di quell’obbligo.

Infastidito e spazientito dall’improntitudine dell’intervistatrice, l’ayatollah rispose: “Questo non la riguarda. I nostri costumi non la riguardano. Se la veste islamica non le piace, non è obbligata a portarla. Perché la veste islamica è per le donne giovani e perbene”.

Immediata la reazione della Fallaci: “Grazie signor Khomeini. Lei è molto educato, un vero gentiluomo. L’accontento su due piedi. Me lo tolgo immediatamente questo stupido cencio da medioevo”.

E con una spallata lasciò andare il chador che si afflosciò sul pavimento in una macchia oscena di nero.

 

Molti anni dopo, una docente universitaria iraniana, Azar Nafisi, dovette abbandonare il suo Paese e trasferirsi negli Stati Uniti, stanca dei condizionamenti cui era soggetta, nell’esercizio della sua professione.

 

In America, nel 2003, pubblicherà un libro dal titolo Leggere "Lolita a Teheran", divenuto ben presto un best seller mondiale, in cui si denuncia la censura del regime verso alcuni autori della letteratura occidentale.

 

A quanti, in Italia, sono ancora indecisi e si prefiggono, domani, di disertare le urne, perché non sanno chi votare o, peggio, non ne vedono una ragione, ci permettiamo di suggerirne almeno una, che ha, anzi aveva, un nome, Mahsa, un cognome, Aminie e pure un’età: 22 anni.

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