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SAC – Aeroporto di Catania: per l'Autorità Nazionale Anticorruzione è MALA GESTIO

08-08-2022 06:55

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, SAC&CamCom, Focus,

SAC – Aeroporto di Catania: per l'Autorità Nazionale Anticorruzione è MALA GESTIO

Se ANAC afferma "ripetute violazioni" di legge e riscontra "rendite di posizione", la conclusione dovrebbe essere scontata. NON SOLO A ROMA

torrisiagengambuzza.png

Si è dovuto arrivare a Roma,

dove tra l'altro non c'è solo l'ANAC...

E ora come la mettiamo?

 

MALA GESTIO: non ci sono mezzi termini per definire l'esito dell'istruttoria dell'Agenzia Nazionale Anticorruzione appena pubblicata sull'amministrazione della SAC; resta da capire, e probabilmente magari lo scopriremo tra qualche tempo, come sia stato possibile che appena l'incredibile “gestione” dell'aeroporto di Catania ha valicato i confini etnei ha cominciato ad essere valutata, documentalmente, per quello che è. Ed in appena due mesi di istruttoria, talmente è esagerata e chiara la situazione.

 

Per quello che ci riguarda, è opportuno ricordare che semplicemente per il fatto di aver scritto per anni quello che accadeva e che oggi, e solo in minima parte, viene confermato finalmente ai massimi livelli istituzionali, abbiamo subìto e stiamo subendo ogni genere di azione, non contiamo più i procedimenti penali e civili, noi sempre con richieste di rinvio a giudizio e “loro” archiviati e persino osannati, noi addirittura analizzati nei nostri tabulati telefonici, intercettati in mail private, del tutto indifesi, mai tutelati e persino offesi: ma il tempo, si sa, è galantuomo e noi restiamo seduti...

 

Di soddisfazioni, a dire il vero ne abbiamo avute perché per fortuna i Giudici non sono solo a Berlino e le querele che abbiamo subìto non hanno mai passato il vaglio di un Giudice Terzo, che anzi in più occasioni, e Giudici diversi ovviamente, ha riconosciuto la correttezza e veridicità delle notizie da noi date, circostanza che avrebbe dovuto mettere sull'avviso chi doveva per dovere d'ufficio controllare e non lo ha mai fatto. 

Certo, adesso che il focus si è aperto a Roma cambiano le prospettive di "attenzione", anche perchè nella capitale non c'è solo l'ANAC.

 

Ma torniamo al fatto che è una bomba atomica, inutile sguinzagliare giannizzeri di varia estrazione per tentare di minimizzare: É UNA BOMBA ATOMICA.

 

La gestione della SAC dell'ultimo quinquennio, 2017/2022, a seguito di due distini esposti presentati dal CODACONS e da questa testata, è stata oggetto di un'idagine ispettiva da parte dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, che si è, momentaneamente, conclusa con la pubblicazione di una delibera finale di 14 pagine adottata dal massimo organo, il Consiglio Generale e firmata dal Presidente Giuseppe Busia, che avrebbe già dovuto comportare l'immediata reazione dei soci ed in particolare dell'Ufficio del Controllo Analogo che, comunque, adesso dovranno rispondere anch'essi di parecchie cosette.

 

Intanto cominciamo col porre la principale anomalia: la coincidenza di interessi tra “controllato” e “controllante”, che infatti risulta non aver controllato mai niente se è dovuta arrivare l'ANAC a chiarire che ha trovato un macello (e siamo solo all'inizio perché tante altre cose devono ancora essere valutate).

 

L'autore firmatario di tutti o quasi gli atti contestati dall'ANAC è l'amministratore delegato della SAC Nico Torrisi.

Nico Torrisi è stato nominato a questo incarico, e recentemente confermato con un rocambolesco colpo di mano, dalla giunta della Camera di Commercio che di SAC è socio di maggioranza assoluta e titolare delle funzioni di Controllo Analogo essendo un ente pubblico.

 

Presidente di questa giunta è il signor Pietro Agen, noto massone in sonno strenuo sponsor di Torrisi che è  anche vice presidente di quella ConfCommercio Catania di cui sempre Agen è presidente e dominus.

 

Ma Torrisi è anche componente del Consiglio Camerale della Camera di Commercio, nella quota di maggioranza che ha eletto Agen: e qua il problema mai sollevato da alcuno.

 

È normale che venga destinato ad un incarico così rilevante e delicato un personaggio, al netto di requisiti e qualità, che, per il suo operato, dovrebbe essere per legge controllato dallo stesso ente di cui è anche egli stesso amministratore e presieduto dal suo "socio" in ConfCommercio?

 

Lasciamola in sospeso e torniamo alla delibera dell'ANAC.

 

Dei tanti aspetti segnalati nei due esposti, l'ANAC ne analizza, almeno al momento, solo due: gli affidamenti diretti per oltre un milione di euro ad una sola ditta ed alcuni incarichi di consulenza e professionali.

 

Quindi restano sullo sfondo tutti gli altri che probabilmente stanno seguendo altre vie: dai dirigenti che temono arresti e ancora nessuno ha spiegato perché, dalle trattative private con ditte invitate “collegate”, dagli incarichi a personalità di rilievo o figli di personalità di rilievo, dalle “promozioni ai numeri sviluppati dalla stessa ANAC, etc.

 

E sono numeri da brividi, intollerabili in un'azienda pubblica.

 

Si legge infatti nella delibera ANAC:  “L'Autorità, ha estrapolato i dati relativi agli affidamenti della SAC svolti negli anni 2017-2018-2019-2020-2021. I singoli dati sono stati aggregati per categorie omogenee (affidamento diretto, procedura negoziata) per ognuno degli anni considerati. Come si può notare nel prospetto allegato emerge un diffuso ricorso all'affidamento diretto e alla procedura negoziata: infatti, nel quinquennio di riferimento, SAC ha affidato complessivamente 1766 appalti, dei quali gli affidamenti diretti sono stati ben 1316 (pari a circa il 75% sul totale degli affidamenti nel quinquennio), mentre le procedure negoziate sono state 407 (pari a quasi il 23% delle procedure svolte nel periodo di riferimento).

Al riguardo si deve osservare, quindi, che sul totale degli appalti affidati da SAC soltanto il 2% è stato affidato con una procedura aperta o ristretta, mentre il 98% degli affidamenti è stato assegnato attraverso una procedura diretta o negoziata.

Il quadro descritto conferma una gestione generale degli acquisti carente dal punto di vista della programmazione, oltre che rilevante ai fini della mancata apertura alla concorrenza e rilevante ai fini della corretta applicazione degli artt. 35 e 36 del codice degli appalti.”

 

La delibera dell'ANAC, si apre con la considerazione che “l'operato della stazione appaltante (la SAC ovviamente, ndr.) con riguardo agli affidamenti eseguiti nel quinquennio 2017-2021 è stato caratterizzato da criticità in merito alle quali sussiste un chiaro quadro giurisprudenziale ed uno specifico precedente dell'Autorità.”

 

Il Consiglio dell'Autorità chiarisce subito che la SAC è “un'impresa pubblica tenuta ad osservare il codice dei contratti” e sotto questo aspetto l'ANAC interviene con le sue valutazioni, spettando ad altre autorità gli ulteriori accertamenti, non a caso gli esposti da cui è scaturita questa indagine sono stati inviati anche alla Corte dei Conti.

 

In ordine agli affidamenti di forniture informatiche tutti direttamente ad una sola ditta, l'ANAC denuncia “alcune criticità” e  “riscontra un'anomala restrizione della concorrenza derivante dalla concentrazione in capo allo stesso operatore economico, la ditta Ricca IT, che è stata, infatti, l'unica società di riferimento della SAC per tutti gli acquisti compresi negli anni 2017-2021.”

 

Per l'ANAC l'operato della SAC “si pone in contrasto con l'art. 36 del codice dei contratti.”

 

Continua infatti la delibera affermando che “sarebbe stato precipuo compito della SAC procedere nel rispetto del principio di rotazione, che impone di ricorrere al mercato, precludendo se non in casi eccezionali – non ricorrenti in questo caso – di affidare al medesimo operatore economico, senza soluzione di continuità, appalti aventi oggetto prestazioni omogenee.”

 

In merito a quanto sopra SAC ha provato a contro-dedurre, ma la risposta dell'ANAC è caustica: “Nel caso di specie, le motivazioni addotte in occasione delle diverse relazioni trasmesse da SAC non appaiono condivisibili.”

 

E precisa: “Non può escludersi che altri operatori economici avrebbero potuto praticare prezzi più competitivi; per l'altro, è verosimile che l'indizione di una gara pluriennale avrebbe consentito a SAC di conseguire prezzi più convenienti.”

 

E come mai, in cinque anni, questi super top manager non ci hanno pensato?

E come mai nessuno del Controllo Analogo si è mai accorto di queste “criticità”, peraltro abbondantemente segnalate dalla stampa che magari non leggono ma di sicuro qualcuno gli racconta?

 

Ma c'è di più e probabilmente ancora più grave, considerato il rischio concreto cui una simile gestione della SAC ha esposto questa delicatissima e strategica funzione pubblica di gestione del traffico aereo: il Lock in.

 

A seguito delle “giustificazioni” di SAC, ANAC infatti rileva: “ la possibilità di avvalersi della competenza e della conoscenza dei sistemi da parte di Ricca IT non può giustificare il legittimo affidamento continuato allo stesso operatore economico. Anzi, la motivazione da ultimo riportata potrebbe configurare una ipotesi – da scongiurare in radice - di lock in.”

 

In pratica. sono gli stessi amministratori di SAC, con il loro tentativo di giustificare gli illegittimi affidamenti diretti, a darsi la zappa in testa, aggravando la posizione ben oltre la violazione del codice degli appalti.

 

Il “Lock in”, letteralmente “sistema bloccato”, si verifica quando affidandosi esclusivamente ad un singolo operatore si rimane di fatto, appunto, bloccati”, e che una simile “leggerezza” sia compiuta dalla governance di un'azienda pubblica che gestisce servizi strategici di trasporto aereo è a dir poco inqualificabile.

 

Tanto che ANAC, nella sua delibera gli dedica ampio spazio, richiamando le prescrizioni di autorità internazionali: “Come chiarito nella comunicazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni, "Contro il lock-in: costruire sistemi TIC aperti facendo un uso migliore degli standard negli appalti pubblici", Com (2013) 455 finale del 25 giugno 2013, il fenomeno del lock-in si verifica quando l'amministrazione non può cambiare facilmente fornitore alla scadenza del periodo contrattuale

perché non sono disponibili le informazioni essenziali sul sistema che consentirebbero a un nuovo fornitore di subentrare al precedente in modo efficiente.”

 

E ancora: “In questo senso, anche in vista dei futuri affidamenti, si raccomanda a codesta società di valutare

con attenzione le diverse soluzioni che, in seguito ad un'attenta disamina del singolo caso concreto, potrebbero essere adottate al fine di evitare il verificarsi di detto fenomeno. Tra le possibili soluzioni adottabili, si possono ricordare, a titolo di mero esempio, l'impiego di software open source, ovvero l'obbligo per 'aggiudicatario di consegnare alla stazione appaltante i c.d. codici sorgente.”

 

Si, domani.

E qua la cosa si fa davvero complicata, mostrando come sia totalmente mancata la minima diligenza nel tutelare gli interessi strategici della società pubblica, consegnando di fatto ad un'unica azienda privata, e con modalità in violazione del codice degli appalti, il delicatissimo comparto della gestione software. Incredibile.

 

Poi vi è anche il problema del “frazionamento” degli affidamenti, e questo, una volta riscontrato e segnalato da ANAC, in aggiunta alla violazione di legge dell'art.36 del Codice degli Appalti, dovrebbe essere di competenza delle autorità inquirenti locali.

 

Si legge infatti: “Nel caso di specie, è emerso dalla documentazione trasmessa che in diverse occasioni SAC ha affidato, nel corso dei 12 mesi previsti nell'art. 35 comma 12 del codice degli appalti, prestazioni omogenee per un valore superiore a quello consentito dalla legge per procedere all'affidamento diretto.

Applicando quanto indicato al caso concreto, si ritiene che la SAC abbia operato in violazione delle disposizioni del codice anche sotto tale aspetto.”

 

"ANCHE SOTTO TALE ASPETTO"!

Ma che deve scrivere di più un'Autorità Anticorruzione per fare scattare delle misure a protezione dell'interesse pubblico?

 

E continua ANAC: “La società avrebbe dovuto: da una parte, preventivare il valore della "regolarità" "ripetitività" della prestazione richiesta alla Ricca IT onde evitare di incorrere in plurimi affidamenti diretti aventi oggetto identico; dall'altra, ricorrere a fornitori diversi operanti nel settore analogo a quello della ditta Ricca IT al fine di garantire la rotazione negli affidamenti.”

 

SI, “AVREBBE DOVUTO...”

 

E questo per quanto riguarda l'analisi di una sola delle ditte beneficiarie delle migliaia di affidamenti diretti: quanto basterebbe da solo per riunire d'urgenza l'assemblea dei soci ed il suo collegio di revisori per chiedere conto di questo macello ed assumere le determinazioni indispensabili per quanto tardive.

E poi magari cercare di capire chi diavolo deve controllare il controllante in questo assurdo sistema a circuito chiuso.

 

Ma la saga continua, e l'Autorità Anticorruzione interviene anche sulla questione degli “incarichi professionali”, anche se lo fa quasi di striscio, lasciando supporre un qualche approfondimento perché anche qui la vicenda è enorme.

 

Sin dall'avvio del relativo capitolo, ANAC denuncia la confusione: “Con riguardo agli affidamenti professionali, si rappresenta che, relativamente all'attività di consulenza in ambito legale/commerciale/fiscale, non vi sono elementi per capire se gli incarichi di volta in volta conferiti debbano essere intesi come prestazioni d'opera professionale (il cui conferimento è sottratto alla disciplina del codice) oppure come appalti di servizi e se, quindi, i singoli incarichi si siano caratterizzati per l'unicità, la singolarità e la determinatezza dell'arco temporale in cui è stata svolta la prestazione o, all'opposto, per la stabilità della stessa.”

 

Infatti, lamenta l'ANAC: “Anche accedendo alla sezione Società Trasparente sul sito della SAC, non si ricava alcun dato idoneo a chiarire la portata delle consulenze.”

 

E continua: “Stando a quanto indicato dalla società nella nota di riscontro si può ipotizzare che gli incarichi citati rientrino nella categoria delle prestazioni d'opera, al di fuori del campo di applicazione del codice, e che l'affidamento dell'incarico di consulenza legale rientri nel campo delle esclusioni di cui all'art. 17 del codice dei contratti.”

 

E qui la doccia fredda che presuppone ulteriori azioni: “Fermo restando ciò, è necessario sottolineare che il regime di esclusione dell'art. 17 d.lgs. n. 50/2016 non legittima gli affidamenti a carattere continuativo o il consolidamento di rendite di posizione in capo a determinati professionisti in quanto l'amministrazione affidataria è tenuta al rispetto quanto meno dei principi dell'art. 4 del codice e a garantire la rotazione (art. 36 co. 1 del d.lgs. n. 50 del 2016) e imparzialità nell'affidamento.”

 

Quindi anche qui siamo in presenza di macroscopiche violazioni di legge e ANAC rincara, quasi ironizzando sulla “dichiarazione di conoscenza" delle linee guida da parte di SAC: “Come del resto indicato da Anac nelle sue Linee Guida, che SAC dichiara di conoscere, gli affidamenti dei contratti esclusi devono essere in linea con i principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, pubblicità.”

 

E dà l'indicazione, mai osservata da SAC: “Una nelle migliori pratiche per l'affidamento è la costituzione di elenchi di professionisti, eventualmente suddivisi per settore di competenza, previamente costituiti dall'amministrazione mediante una procedura trasparente e aperta, pubblicati sul proprio sito istituzionale.

Quanto in ultimo indicato non si riscontra nel caso concreto.”

 

L'ANAC cita nella sua relazione alcuni dei casi più volte segnalati su questa testata come anomalie che adesso dovranno trovare a breve la giusta valutazione, magari definitiva, in ordine alla loro legittimità. Alcuni li riportiamo in calce.

 

Certo è che incarichi di “consulenza” affidati direttamente per più e più anni consecutivi, per altro per importi spaventosi, secondo quanto scrive l'ANAC, risultano fuori dalla normativa comunque la si giri, normativa che nelle società pubbliche VIETA RENDITE DI POSIZIONE, figuriamoci quelle “family o friends origin”.

 

E quindi, se si è, come affermato dall'Autorità Anticorruzione, in presenza di "ripetute violazioni di legge" e "rendite di posizione", la conclusione dovrebbe essere scontata. Non solo a Roma.

Insomma, a quanto pare si è aperta tutta un'altra partita

che ancora si deve scrivere.

E c'è stato bisogno di arrivare a Roma, dove, come detto, non c'è solo l'ANAC...

 



Leggi anche:  


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"SAC Aeroporto di Catania, negato accesso agli atti: Ma non era tutto trasparente?"

 

Nella denuncia hanno sostenuto che "gli atti erano stati secretati per tutelare il processo di privatizzazione in virtù del principio di libera concorrenza." 

 

E noi ridiamo!




























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