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Non è colpa mia

26-02-2022 09:00

redazione

Il Mediterraneo in miniatura,

Non è colpa mia

Cause e conseguenze del cambiamento climatico e le nostre buone prassi quotidiane

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Cause e conseguenze del cambiamento climatico, placcato con l’obiettivo 13 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile a cui si affiancano le nostre buone prassi quotidiane. Input di attuabili modifiche da concretizzare con il lavoro delle autorità competenti


di Estefany Fernandes Diogenes e Marco valastro

Il cambiamento climatico esiste da sempre

Già 33.9 milioni di anni fa la Terra attraversò la fase dell’ “icehouse” (casa di ghiaccio) caratterizzata dall’introduzione di temperature molto basse e dalla formazione dei ghiacciai. Col passare del tempo il clima terrestre è oscillato continuamente tra periodi caldi e periodi glaciali in parti definite del pianeta. Solo che negli ultimi secoli a causa della rivoluzione industriale, questo fenomeno è stato incrementato e globalizzato. Ed è la velocità, ma anche l’intensità, con cui si sviluppa che preoccupa.

 

Chiamato  “effetto serra antropico” poiché provocato dall’uomo, una delle maggiori cause di questo fenomeno è l’eccessiva produzione dei gas serra, come l’anidride carbonica (CO2) e il metano (CH4). 
 Il 10 gennaio 2022 il Copernicus Climate Change Service (CS3) ha esposto i dati riguardanti il cambiamento climatico dal 2014 al 2021 e da questa indagine risulta che i gas serra prima citati si siano concentrati notevolmente nell’atmosfera. Il metano ha raggiunto una media annuale di 1876 ppb (parti per miliardi), mentre l’anidride carbonica un’approssimazione di 413,3 ppb. Questo studio ha dimostrato che il metano ha un impatto sul clima 20-30% superiore all’anidride carbonica, risultando il gas più pericoloso per la Terra.

 

Oltre 230 milioni di ettari di foresta scompariranno entro il 2050 se non si interviene e la perdita delle foreste deve essere ridotta quasi a zero entro il 2020 per evitare cambiamenti climatici pericolosi e perdite economiche”. Ciò riporta il report del WWF del 28 aprile 2015, ma durante l’arco temporale del 2020-2021 solo in Amazzonia sono stati persi 13.235 kmq del polmone del mondo. La fotosintesi clorofilliana, esercitata dalle piante, equilibra la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera. Pertanto l’incessante disboscamento ha influenzato notevolmente questo processo con il conseguente aumento di gas serra nell'ambiente. 

 

Fin dall’antichità la scoperta di nuove materie rende un popolo sviluppato. Marco Paolini nella trasmissione La Fabbrica del Mondo dice che anche i Romani quando stavano per essere attaccati dai barbari, pensano di mettere in salvo i loro chiodi per salvaguardare la propria autorità. Anche oggi proteggiamo gli oggetti che produciamo e compriamo, ma infine creiamo cataste di rifiuti. “Nel 2020 il peso di tutto ciò che l’uomo ha prodotto (1000 e cento miliardi di tonnellate) ha eguagliato il peso della biomassa, l’insieme di tutte le specie viventi” afferma lo scienziato Telmo Pievani nella medesima trasmissione di Paolini. L’estremo consumismo ci mette di fronte ad un mondo pieno di rifiuti, che non siamo in grado di smaltire in modo sostenibile al 100%. La gestione inefficiente o inesistente dei rifiuti ha come diretta conseguenza l’inquinamento dell’ambiente. In quanto si predilige bruciare, abbandonare per le strade o gettare nelle acque i rifiuti che con responsabilità dovrebbero essere riciclati. 

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Anche il cambiamento climatico segue la logica delle relazioni causa-effetto. Quindi uno dei suoi effetti è la siccità, che rende più facile il verificarsi di incendi lunghi e intensi. “Nell’ultimo decennio gli incendi hanno distrutto in media 40 mila ettari l’anno di foreste italiane, causando - tra gli altri danni - l’accumulo in atmosfera di circa 2 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni singolo anno, pari allo 0,4 % delle emissioni totali nazionali di gas-serra”  il Comunicato Stampa del 20 marzo 2013 dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, informa su una realtà infiammante che si riflette in tutto il mondo dall’Australia, dove tra il 2019 e il 2020 sono andati persi 8 milioni di ettari di territorio, al Brasile. 

 

Gli incendi sono uno degli eventi meteorologici estremi che si verificano di giorno in giorno. Nel 2019 pesanti alluvioni hanno colpito l’Italia nel periodo autunnale e nel febbraio dello stesso anno a Townsville, nel Queensland, Australia, a tal punto da arrivare fino a 1049 millimetri di pioggia in pochi giorni. In Africa il ciclone Idai, abbattutosi su Mozambico, Malawi, Zimbabwe e Madagascar ha ucciso più di 1000 persone. I danni delle inondazioni nel Midwest e nel Sud degli Usa, e l’uragano Dorian hanno avuto un costo di 23,9 miliardi di dollari. In Giappone invece il tifone Hagibis ha causato 74 morti, mentre in India le inondazioni hanno portato alla morte 1900 persone. Tutto è accaduto nel 2019.

 

C’è troppo caldo anche per i ghiacciai, che si stanno sciogliendo con la stessa velocità di un gelato al sole. Secondo alcuni studi della Nasa ogni anno scompaiono circa 300 miliardi di tonnellate di ghiaccio al ridosso del Polo Nord e circa 130 miliardi al Polo Sud. Lo scioglimento provoca un innalzamento del mare che porterebbe negli anni a venire alla sommersione delle città costiere di tutto il mondo. Inoltre la bianca superficie della neve e del ghiaccio riflette la radiazione solare, mantenendo le temperature terrestri stabili, di conseguenza la sua scomparsa peggiora il Global warming, il riscaldamento globale.

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Troppo freddo, troppo caldo e gli animali allora intraprendono delle migrazioni straordinarie dal loro habitat naturale alla ricerca di nuove terre, ma nel peggiore dei casi si estinguono. Telmo Pievani ci informa che la biodiversità è crollata del 40% a causa dell’uomo nell’ultimo decennio. “Migliaia di animali rischiano l’estinzione” è la periodica denuncia dell'IUCN, International Union for Conservation of Nature, che annualmente diffonde la Lista Rossa degli animali a rischio di estinzione.  

Per la prima volta nella storia i potenti del mondo si sono riuniti per ragionare sul da farsi, ottenendo come risultato la cosiddetta Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 13 Paesi membri dell’ONU e che dev'essere completato entro il 2030, cioè fra meno di 8 anni. L’Agenda è costituita da ben 17 obiettivi.  (immagine sugli obiettivi) 

 

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Se da una parte i nostri leader hanno predisposto degli obiettivi, essi possono essere raggiunti soltanto con il contributo di tutti.

Cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo?   

Utilizzare mezzi di trasporto sostenibili rende concreto il nostro impegno. Il semplice andare in bici, oppure camminare per compiere spostamenti all’interno o al di fuori del proprio paese produce effetti salutari e ambientali positivi. Infatti, secondo i più recenti dati dello Sviluppo Economico, se si usa la bici al posto di un’auto media nei giorni lavorativi nei percorsi di circa 10 km il risparmio di CO2 individuale sarebbe di 250 kg annui. In alternativa l'utilizzo di mezzi di trasporto elettrici (soprattutto quelli pubblici) è un ottima scelta poichè evita la produzione annuale di 495 kg di CO2  di una comune auto in Italia. Ma se non è possibile fare ciò la cosa migliore è comunque quella di ridurre al minimo indispensabile l’uso dei mezzi inquinanti. 

 

Si stima che una famiglia consumi in media 4.600 kWh all’anno e un solo kWh comporta la produzione di 531 g di CO2, questo vuol dire che una famiglia che utilizza energia pulita risparmia in circa 1380 kg di CO2. Dunque utilizzare forme di energia rinnovabili a scapito di quelle che producono CO2 è un'ulteriore soluzione al cambiamento climatico. Tra queste vi sono quella solare, idroelettrica, eolica. Ovvero tutte fonti energetiche non soggette ad esaurimento perché naturalmente reintegrate in una scala temporale umana tramite processi fisici. Tutti noi possiamo usufruirne, in particolar modo quella solare, integrando nelle nostre abitazioni degli appositi pannelli che utilizzano i raggi solari per produrre energia.

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Altra prassi sottovalutata è il consumo di alimenti a km 0 e la scelta di un’alimentazione che privilegia i vegetali alla carne o che è costituita solo da essi, l’alimentazione vegana. Con l’etichetta a km 0 si indicano gli alimenti reperiti direttamente nella zona in cui vengono prodotti. Scegliendo quindi i prodotti a km 0 si riduce la linea di produzione, che non necessita più di alcun passaggio intermedio tra il produttore e il consumatore. Si azzerano quasi del tutto così anche inquinamento e sprechi, infatti optando per alimenti a km 0 il carburante e gli imballaggi, che si userebbero per le spedizioni, sono ridotti al minimo. L’Enpa afferma che il 20% dei gas serra derivano dagli allevamenti, soprattutto da quelli intensivi, mentre l’Università di Stoccolma ha dimostrato che il pasto di un vegetariano costituito da cibi locali genera un nono della CO2 prodotta da un pasto con carne e altri prodotti d’importazione. Dunque seguire semplici prassi quotidiane può permetterci di mettere in atto il nostro rispetto verso il rispetto del pianeta che ci ospita.

 

Ma se è vero che noi civili dobbiamo darci da fare nel nostro piccolo, è altrettanto vero che chi sta al di sopra di noi deve metterci nelle condizioni di poterlo fare. 
 

In che modo possono dunque i potenti aiutarci ad aiutare il nostro pianeta?

Partiamo dal presupposto che se oggigiorno il nostro clima non è come dovrebbe, è perché in primis noi abitanti della Terra, non veniamo educati alla cura di essa. Per cui, aggiungere nelle scuole l’educazione alla natura come disciplina (non come un corso con una data di scadenza), sarebbe un grande passo in avanti, in quanto ci renderebbe più consapevoli delle nostre azioni.  
 Il cambiamento climatico è in buona parte causato dai gas prodotti dalle automobili, per cui l’utilizzo delle bici o delle macchine elettriche, sarebbe già qualcosa di significativo per l’ambiente.
In moltissimi comuni ci sono tuttavia delle mancanze, che non ci concedono di compiere tali azioni.
 Tra queste troviamo:

  • La mancanza delle piste ciclabili, che non ci concedono di usufruire della bici a pieno e in sicurezza.
  • La mancanza di rifornimenti per le macchine elettriche, che portano dunque le persone a optare per le classiche macchine a benzina.
  • La mancanza di parchi pubblici e spazi verdi, che spinge le persone a prendere le macchine e compiere viaggi non brevissimi, per cercarli in altri comuni, consumando ovviamente molta benzina  e producendo quindi sempre più gas.
  • L’inefficace servizio della raccolta differenziata, che è tale in quanto non obbligatoria in tutti i Comuni e ciò ha portato alla saturazione delle discariche, come è successo a Catania nei mesi scorsi. 

 

È necessaria una ripianificazione delle priorità da parte delle autorità competenti: i Comuni, gli Enti e la Provincia stessa dovrebbero porre maggior rilievo alle condizioni di esile vita del nostro Pianeta.  
Tutte queste sono problematiche che vengono spesso sottovalutate, ma che in realtà sono molto importanti, nella misura in cui aiutano a contenere i danni che noi stessi causiamo alla nostra Terra. 

 

“Noi esseri umani siamo animali narranti e narrati” dice Vera Gheno nel suo libro Le ragioni del dubbio, l’arte di usare le parole per sottolineare che possediamo un passato, un presente e un futuro. Troviamo parole affini in uno scrittore e poeta islandese, Andri Snear Magnason, che incise sulla targa dedicata al primo funerale di un ghiacciaio in Islanda nel 2019: “Noi sappiamo che cosa sta succedendo. Noi sappiamo anche che cosa vada fatto. Solo tu,che leggerai questa targa, adesso, tra 300 anni, sai se effettivamente l’abbiamo fatto”. 
 

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