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Il 25 aprile, il valore della Libertà e la menzogna che deforma le coscienze

23-04-2022 07:00

Nicola Filippone

Cronaca, Focus,

Il 25 aprile, il valore della Libertà e la menzogna che deforma le coscienze

Quando la guerra oltre che di vite fa scempio di verità

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A causa di alcuni suoi post, pubblicati su Facebook nel 2014, su Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, si è abbattuta una tempesta di polemiche, inerenti alla guerra in corso in Ucraina.

 

Egli è stato accusato di avere pubblicamente preso posizione in favore dei Russi e di avere allora apostrofato gli Ucraini come neonazisti.

Come spesso accade nel nostro Paese, l’accostamento tra il conflitto che si sta combattendo oggi in Europa e la lotta di liberazione, sostenuta dagli Italiani ottant’anni fa, è risultata divisiva, scatenando diatribe, che hanno infuocato il dibattito tra intellettuali, politici e gente dello spettacolo. 


In questa vicenda, ci sono effettivamente aspetti piuttosto complessi e, a tratti, contraddittori, che sconsigliano le giustapposizioni tout court.

 

Putin, ad esempio, sostiene che la sua “operazione speciale” serva a denazificare l’Ucraina, che, però, è uno Stato guidato da un ebreo,  ontologicamente antinazista.

 

È indubbio che nel controverso battaglione Azov militino nazionalisti fanatici, che gradiscono farsi riprendere sotto bandiere con la svastica.

E tuttavia, qualche settimana fa, il generale Abroskin, uno degli ufficiali che Mosca vorrebbe eliminare, si è offerto di consegnarsi in cambio della liberazione dei civili di Mariupol.

 

È notorio che nel Donbass, dal 2014, divampino scontri furiosi tra Ucraini e separatisti filorussi.

Ma neppure in questa regione, le truppe con la Z hanno ricevuto l’accoglienza festosa che, in quanto liberatori, si aspettavano. 
 

La guerra in Ucraina e quella combattuta in Italia tra il 1943 e il 1945, hanno certamente delle differenze significative.

A cominciare dalla tipologia degli eserciti: quello di Kiev è regolare, i partigiani erano invece bande armate, composte principalmente da volontari.

Diverso è anche il conflitto: quello italiano era, innanzitutto, civile, tra appartenenti allo stesso popolo, ma non alla medesima ideologia.

Ci si ribellava contro un regime che, pur essendo stato autoritario e liberticida sin dalla sua nascita, in guerra si era reso responsabile di atrocità, che lo configurano, inequivocabilmente, come criminale.

 

Attualmente, in Europa si affrontano due Stati, di cui uno è invasore e l’altro vittima.

 

Anche i partigiani combattevano contro uno nemico straniero, ma che fino all’8 settembre del ’43 era stato alleato dell’Italia. Essi, inoltre, potevano contare sull’appoggio degli anglo-americani, presenti nella penisola con truppe proprie, al contrario degli Ucraini, che devono combattere da soli, ancorché armati dall’Occidente. 
 

La Resistenza italiana, da cui è scaturita la Costituzione, è stata anche una straordinaria stagione culturale.

Essa è la presa di coscienza che la libertà è un valore irrinunciabile e non negoziabile, per il quale si può e, se necessario, si deve sacrificare pure la vita.

È la condanna di ogni forma di razzismo, del nazionalismo becero e prepotente, della discriminazione nei confronti della donna, dello straniero e, in generale, del più debole.

Sancisce il primato della persona sullo Stato, della coscienza sull’ideologia, del diritto sull’arbitrio, della cultura sulla propaganda, della ragione sulla cieca obbedienza, della verità sulla menzogna. 
 

E a due mesi dallo scoppio di una guerra che sta facendo sistematicamente scempio della verità, oltre che della vita di migliaia di esseri umani, ci piace celebrare il 25 aprile di quest’anno, con le parole del pensatore Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev, nato a Kiev nel 1874 e morto in esilio, in Francia, nel 1948: «Esistono tipi diversi di menzogna, e il più interessante è quello che non viene inteso come peccato e come vizio, ma come dovere. Nel mondo attuale la menzogna, riconosciuta come socialmente utile, ha raggiunto dimensioni così inaudite e ha deformato a tal punto la coscienza, che si pone il problema di un radicale cambiamento nel rapporto con la verità e la menzogna, il problema della scomparsa del criterio stesso di verità… La menzogna è il fondamento primo dei cosiddetti Stati totalitari, che senza la menzogna organizzata non potrebbero mai essere edificati. La menzogna viene inculcata come un sacro dovere, un dovere nei confronti della razza eletta, della potenza dello Stato, della classe eletta. E non la si riconosce neppure come menzogna.… La menzogna può anzi sembrare l’unica verità».

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