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Pubbliservizi, imputazione coatta per il commissario ministeriale Maria Virginia Perazzoli: atti persecutori n

07-04-2022 07:00

redazione

Cronaca, Focus, Pubbliservizi,

Pubbliservizi, imputazione coatta per il commissario ministeriale Maria Virginia Perazzoli: atti persecutori nei confronti di una dipendente

Mancava solo questo: adesso sarebbe ora che il ministero dello Sviluppo Economico chiarisse perché ritiene di non intervenire

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La notizia viene resa pubblica con una comunicazione che l'avv. Chiara Rapisarda, responsabile dell’ufficio Affari Generali e Istituzionali della Pubbliservizi, invia ad una serie di destinatari: al ministro dello Sviluppo Economico, al Comitato di Sorveglianza, al Procuratore della Corte dei Conti, al Presidente del CdA, al Commissario Straordinario della Città Metropolitana di Catania ed al Tribunale di Catania sezione Fallimentare.

 

Insomma, non manca proprio nessuno.

 

E la notizia data dall'avv. Rapisarda è che in data 30 marzo è stata depositata l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari Chiara Di Dio Datola che ha ordinato "al Pubblico Ministero di formulare, nei termini di dieci giorni, l'imputazione per il reato di cui all' art. 612 bis C.p. nei confronti di PERAZZOLI Maria Virginia."

 

La storia è complicata e si somma a tutto il macello che sta accadendo da qualche tempo intorno alla gestione commissariale della partecipata della ex provincia di Catania, ma non pare abbia a che fare con le recenti e ripetute visite della Guardia di Finanza presso la sede di piazzale Rocco Chinnici.

 

Infatti in questo caso tutto parte dalla denuncia presentata proprio dall'avv. Rapisarda, in servizio presso Pubbliservizi dal 2006 con l’attuale qualifica di quadro e con la mansione di responsabile dell’ufficio Affari Generali e Istituzionali.

 

Nalla sua nota Rapisarda ricorda: "Nel 2015 scoprivo che all’interno della società venivano perpetrate, da anni, gravi violazioni in materia di appalti conferiti dalla Pubbliservizi ad aziende terze.
Violazioni che non esitavo a denunciare agli organi sociali e agli organi di controllo della Pubbliservizi nel corso  dell’assemblea dei soci dei 26.02.2016 e, successivamente, nel corso del C.d.A. del 06.05.2016.
All’indomani delle dimissioni dell’allora Amministratore Adolfo Messina (dicembre 2016) – pochi mesi dopo verrà arrestato e, poi, condannato in via definitiva per il reato di peculato sulla base delle informazioni da me rese al pubblico ministero – la
mia vita all’interno della Pubbliservizi diventerà un inferno."

 

E ancora: "Additata dall’entourage degli organi apicali della società come “una pericolosa che denuncia”, sarò vittima di abusi, prevaricazioni, discriminazioni e minacce – da parte non soltanto degli amministratori che si sono succeduti ma, finanche, dell’organo di controllo della Città Metropolitana – che denunciavo all’autorità giudiziaria in data 14.05.2018."

 

In questo caso viene aperto un fascicolo, ancora aperto, in cui l'avv. Rapisarda risulta "persona offesa  dai reati di concussione, abuso d’ufficio e false informazioni al PM.

 

E qua il racconto di Chiara Rapisarda si fa pesante: "In tale cornice, il Commissario Avv. Virginia Maria Perazzoli, sin dal primo giorno del suo insediamento (12.12.2018), porrà in essere, nei miei confronti, reiterate vessazioni e abusi finalizzati ad estromettermi, di fatto, da qualsiasi ruolo e funzione all’interno della società. Condotte che, parimenti, denunciavo in via integrativa all’A.G., in ordine ai delitti di falso in atto pubblico e abuso d’ufficio, nel predetto procedimento tuttora pendente:

"Nonostante le denunce e i procedimenti in corso, - lamenta Rapisarda - l’attuale Commissario continuerà, con inusitato accanimento, a porre in essere reiterati atti di persecuzione nei miei confronti al punto che, in data 14.09.2020, mi vedevo costretta a querelarla per atti persecutori di cui all’art. 612-bis, c.p..
In data 01.10.2020, il PM, nonostante avesse accertato, in fatto, che «Alla luce delle indagini effettuate, infatti, la condotta della Perazzoli appare prevaricatoria e discriminatoria nei confronti della querelante», avanzava richiesta di archiviazione sulla base di mere considerazioni in diritto: «Nel caso di specie, l'esautorazione delle funzioni e dei poteri, nonché il particolare accanimento nei confronti della Rapisarda, sottoposto gerarchico, possono qualificarsi come una condotta di mobbing verticale, che esaurisce la sua rilevanza nella sfera civilistica».

 

Quindi, i fatti denunciati come vessatori nei suoi confronti venivano in effetti riscontrati anche dalla procura che però li riteneva illeciti di natura civile privi delle caratteristiche necessarie per perseguirli come reati penali, valutazione che il GIP ha però ribaltato a seguito dell'opposizione alla richiesta di archiviazione con l'ordine, appunto, "di formulare, nei termini di dieci giorni, l’imputazione per il reato di cui all’art. 612 bis c.p. nei confronti di PERAZZOLI Maria Virginia».

 

 

L'avv. Rapisarda segnala quindi agli organi di controllo sull'attività del commissario ministeriale alcuni degli episodi vessatori subiti e oggetto adesso di incolpazione provvisoria:
"- istituzione, in data 25/10/2019, del nuovo ufficio legale alla cui direzione veniva preposto un altro dipendente, ex Segretario dell'Ufficio diretto da RAPISARDA CHIARA, con conseguente effettiva esautorazione di quest'ultima da qualsivoglia incarico e/o attività;
- continue richieste ad personarn di trasmissione di report giornalieri volti a comprovare l'attività espletata da RAPISARDA, nonostante il demansionamento di cui sopra;
- contestazione disciplinare del 05/12/2019 avente ad oggetto l'asserito mancato rispetto dell’orario di lavoro e delle procedure per il rilevamento delle presenze nonostante RAPISARDA, rivestendo la qualifica non già di dipendente
ma di quadro, non fosse tenuta ad ottemperare alle suddette procedure, per il vero riservate unicamente al personale dipendente;
- irrogazione della sanzione disciplinare, a seguito degli addebiti di cui sopra, della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per tre giorni;
- mancato conferimento di qualsivoglia incarico a RAPISARDA sino al mese di marzo 2020, allorquando, a fronte dei DPCM adottati dal Governo per fronteggiare l'emergenza pandemica, la stessa dipendente veniva autorizzata ad espletare la propria attività lavorativa in smart-working (dal 13 marzo al 3 aprile 2020), ancora una volta intimata dalla PERAZZOLI alla trasmissione del report giornaliero delle attività lavorative svolte;
- collocazione in cassa integrazione dal 24 marzo al 29 maggio 2020, con conseguente riduzione del 40% dello stipendio, a differenza degli altri colleghi che erano stati posti in cassa integrazione a rotazione e per periodi assai più brevi
(non eccedenti una settimana);
- contestazione disciplinare dell’11/06/2020 per assenza arbitraria e ingiustificata nei giorni 10 e 11 giugno e per il mancato adempimento dell’invito a presentarsi presso la società il 9 giugno, nonostante RAPISARDA risultasse
autorizzata, dalla Responsabile dell’Ufficio del Personale (con e-mail del 02/06/2020) a proseguire il lavoro in modalità smart working.".

 

Mancava proprio quest'altra tegola su una società pubblica con 360 famiglie dipendenti che potrebbe/dovrebbe svolgere importanti servizi di interesse generale ma che non riesce ad uscire da una procedura straordinaria che si protrae da troppo tempo e che, sommando tutte le criticità più volte denunciate da sindacati e lavoratori, sarebbe ora che il ministero responsabile, quello dello Sviluppo Economico, risolva una volte per tutte o chiarisca i motivi per cui ritiene opportuno mantenere la Pubbliservizi di Catania in questo stato ed in queste mani.

 

 


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