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"Università Bandita", altro intervento: "Troppi 110 e lode a Medicina"

29-11-2021 05:45

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Università, Focus,

"Università Bandita", altro intervento: "Troppi 110 e lode a Medicina"

Riceviamo e pubblichiamo

L'università di Catania è la più grande azienda del territorio e merita tutta l'attenzione del caso: 500 milioni di euro annui di giro d'affari, migliaia di dipendenti e decine di migliaia di clienti/utenti/studenti.

Nonostante sia uscita, per la prima volta, dal novero dei Mega Atenei a causa dell'emorragia di iscritti: e anche su questo silenzio.

 

L'inchiesta "Università Bandita" ha chiarito alcuni dei motivi di questa decadenza, comportamenti nei quali l'attuale governance pare stia perseverando con reazioni che peggiorano l'intero contesto: da un lato omettendo pervicacemente di costituire l'ateneo come parte civile nei due processi per i quali c'è già stato rinvio a giudizio e, addirittura, arrivando all'intollerabile decisione di secretare gli atti del consiglio di amministrazione e senato accademico, confermando la fondata impressione che si tratti di una casta che intende la più importante istituzione pubblica culturale e formativa della città come cosa propria.

I-NAC-CET-TÁ-BI-LE! 

 

Altro merito della poderosa inchiesta giudiziaria è certamente il fatto che pare stia sgretolando la coltre di silenzio che ne avvolge la gestione e le dinamiche interne.

 

Si è cominciato con l'intervento del docente di Scienze Umanistiche Giuseppe Raciti che ha segnalato come diversi docenti abbiano dissentito sulla inopportuna conferma a direttore del dipartimento dell'imputata Marina Paino, peraltro nomina anch'essa occultata per diverso tempo.

 

Poi si è svolto al Palazzo della Cultura del comune di Catania addirittura un convegno, che abbiamo trasmesso in diretta e che ha ospitato la vittima più nota a livello nazionale dei "concorsi banditi" di Unict, il ricercatore Giambattista Scirè, oltre che l'ex direttore generale Lucio Maggio e la dipendente del Policlinico Universitario vittima di molestie sessuali "Micol" e per la quale pare sia ricominciato l'incubo: è stata una bella botta.

 

E ancora, abbiamo ospitato l'intervento dell'ex rettore per due mandati Tony Recca che nella sua disamina assume coraggiosamente ed in maniera sinora inedita una responsabilità collettiva a livello di governance: "dobbiamo finirla con le nefandezze".

 

E ancora il docente cardiologo Beppe Condorelli, da sempre fiero e pubblico opponent delle ultime governance, subendo anche (con Sudpress) i tentativi di intimidazione legale da parte dell'ex rettore decaduto Pignataro (noi prosciolti e risarciti, lui rinviato a giudizio!)

 

Oggi ospitiamo l'intervento di un docente di Medicina che preferisce non firmarsi ma segnala un altro aspetto non di poco conto e, soprattutto, quanto accade in un dipartimento di fondamentale importanza come Medicina e su cui si dovrebbe aprire più di una riflessione a parte:

"Sfortunatamente condivido le perplessità manifestate dal prof. Condorelli sulla formazione degli studenti anche per il dipartimento al quale afferisco, almeno per i corsi di laurea per i quali ho competenza.

 

Un numero prossimo all'80% dei laureati magistrali ottiene 110 e lode mentre, in un master equipollente di una nota università, solo il 5% degli studenti prende un voto superiore a 8.5 su 10.

 

Sarà forse che le menti più brillanti della Sicilia orientale si iscrivono al corso magistrale in questione e quelle meno brillanti, provenienti da tutto il Mondo, alla nota università internazionale?

 

Un "illustre" professore mi ha dato del talebano durante una seduta di laurea solo perché ho fatto notare che dare 110 e lode a uno studente con una media non altissima avrebbe sminuito il valore di studenti più meritevoli.
 

Sento dire continuamente nei consigli di dipartimento.....per il bene superiore degli studenti....Quale è il bene superiore degli studenti?

 

Fornire loro le competenze necessarie per confrontarsi in un mondo del lavoro sempre più competitivo o dare loro alcune nozioni e il massimo dei voti?


Non tutti fanno parte della grande famiglia alla quale si fa riferimento in Università bandita e quindi hanno bisogno di competenze per trovare spazio nel mondo del lavoro.
 

Molti lo hanno afferrato e vanno via."

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