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"Università Bandita", si è finalmente aperto il dibattito? Interviene il Prof. Beppe Condorelli

26-11-2021 06:00

Prof. Beppe Condorelli

Cronaca, Università, Focus,

"Università Bandita", si è finalmente aperto il dibattito? Interviene il Prof. Beppe Condorelli

Chissà che non si muova qualcosa...

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L'intervento pubblicato ieri dell'ex rettore Tony Recca è stato il primo proveniente da un accademico di peso che ha avuto, al di là di ogni valutazione sul contenuto delle sue riflessioni, il merito di aver squarciato la coltre di silenzio che avvolge questa importantissima inchiesta giudiziaria che, a prescindere dagli esiti penali che avrà, ha inconfutabilmente disvelato l'esistenza di un sistema che magari non sarà tecnicamente una associazione a delinquere, come valutato dal GUP Rizza, ma di sicuro ha smascherato uno scenario deplorevole e miserabile.

 

Sarebbe interessante ed utile che sul tema si aprisse, finalmente, un dibattito.

 

E forse ci siamo. 

Infatti, all'intervento del prof. Recca risponde un altro illustre accademico già docente dello stesso ateneo, il cardiologo Peppe Condorelli.

Anche in quato caso il titolo dell'intervento è scelto dallo stesso autore, che pubblichiamo con piacere:

 

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C’ERA UNA VOLTA IL BARONE

 

Caro Tony, ricordo che Paride Stefanini assieme a Pietro Valdoni Clinico Chirurgo dell’Università di Roma negli anni ’60 e ’70, si arrabbiò moltissimo quando un giornalista lo definì ‘Barone’. “Io non sono un Barone, sono un Principe” replicò; e tutti tacquero.

 

Tacquero perché Stefanini, assieme a Valdoni, era effettivamente un Principe della Chirurgia.

 

Catania ebbe come Docenti di Chirurgia allievi, ‘baronalmente’ imposti dai due Chirurghi: i medici più anziani ricorderanno certamente il Prof. Biocca, il prof. Provenzale e per ultimo il Prof. De Maria, tragicamente scomparso in giovane età.

 

Per non parlare del mio illustre parente, Luigi Condorelli, Barone anche Lui, che dagli anni ’50 a fine anni ’60, assieme ad altri Maestri, popolò l’Italia di illustri Clinici Medici.

 

Basti pensare al Professor Giovanni Maria Rasario, mio Direttore dal 1972 al 1976, sui libri di testo del quale, non scopiazzati, hanno studiato intere generazioni di Medici di tutte le università italiane.
 

Anche i Baroni avevano ‘i figli’, solo che venivano affidati ad altri Baroni in università lontane da quella del padre; e non sempre riuscivano a fare carriera.
 

Definire gli attuali ‘Baroni’ è offensivo per chi Barone fu veramente.

 

Immagino che il Dottore Zuccaro, contemplando le circa 15.000 pagine del dossier università bandita, si sia posto la seguente domanda: a fronte di cotante porcherie, fatte sicuramente in nome del supremo interesse degli studi, l’università di Catania è tra le prime dell’universo? Almeno del mondo? Almeno dell’Europa? Almeno dell’Italia? Almeno della Sicilia?
 

Suppongo che abbia concluso per il no, e di qui la conferenza del 28 (non 18) giugno in cui rese ufficiali le  "irregolarità” del nostro ateneo.

 

L’articolo del Prof. Recca, l’assoluzione del quale era scontata, è ricco di dati sulle leggi che in questi anni sono state promulgate sempre nel supremo interesse degli studi.

 

Le conclusioni alle quali il Prof Recca arriva sono giustificate dal fatto che alcune facoltà, quelle scientifiche, e mi riferisco a Chimica, Fisica, Matematica, Ingegneria, sono di altissimo livello e lo stesso Priolo, rettore, come docente è uno che sa il fatto suo. Il problema è quello delle altre facoltà.
 

Non so come siano messi a lettere o in giurisprudenza, ma la facoltà medica è da chiudere e da rifondare recuperando quei docenti, e ce ne sono, che fanno con passione e con dedizione il loro mestiere di educatori, e spedendo le preziose mani strappate alla vanga alle coltivazione non dei cervelli degli studenti, ma del pomodoro ciliegino. A Pachino e non a Pechino.

 

Di quanto scrivo ho ovviamente le prove perché mi è capitato di intervistare giovani medici in cerca di un lavoro: e sentirmi dire che nelle lezioni di semeiotica il docente ha parlato di argomenti non pertinenti la disciplina, ma riguardanti i suoi interessi scientifici; e che non hanno mai fatto esercitazioni pratiche con il malato, mi fa rivoltare lo stomaco.

 

Per non parlare di chi, nello scrivere una relazione di dimissione, riesce ad offendere allo stesso tempo Dante per la lingua, Aristotele per la logica, ed Epicuro per le indicazioni terapeutiche. Prove alla mano.

 

Il professore Recca sostiene che bisogna mettere mano ad una legge che riordini finalmente le carriere universitarie in maniera trasparente.

 

Questa legge dovrebbe in primo luogo scorporare la Facoltà Medica dalle altre Facoltà; in Medicina non si può prescindere dalla valutazione concorsuale dell’attività clinica, ed è impensabile che un chirurgo con produzione cartacea da deforestazione ( Ciulla del MedLine docet ) inizi a ‘fare qualcosa’ dopo essere diventato professore ordinario; o che un medico vada a dirigere un reparto dopo essersi occupato solo di sperimentazione sulle cellule del ratto.

 

Solo modificando la legge si potrà restituire dignità alla Scuola di Medicina.
 

Do ragione al prof. Recca sul fatto che la parola del Maestro deve avere importanza, e non poca, nella progressione di carriera dell’allievo.

 

E’ così sicuramente in Inghilterra dove non ci sono concorsi ma vige la ‘raccomandation’: se l’allievo che progredisce in carriera è veramente meritevole il prestigio nel Maestro aumenta, altrimenti il Maestro perde di credibilità.

 

Perché come disse Lincoln, si può ingannare tutti per qualche tempo ed alcuni per tutto il tempo; ma non si può ingannare tutti per tutto il tempo.

 

Questa massima deva averla letta da qualche parte anche il Procuratore Zuccaro.

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