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Domenica 19 al Teatro Vittorio Emanuele di Messina "Bellini Black Comedy"

18-09-2021 07:00

Pierluigi Di Rosa

Cronaca, Cultura&Spettacolo, Focus,

Domenica 19 al Teatro Vittorio Emanuele di Messina "Bellini Black Comedy"

Questa è Cultura: proporre l'Arte utilizzando linguaggi e strumenti che la rendano il più possibile conoscibile a pubblici non consueti

"Questa è Cultura:

proporre l'Arte utilizzando linguaggi e strumenti

che la rendano il più possibile conoscibile

a pubblici non consueti."

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Teatro Vittorio Emanuele di Messina è il Teatro Lirico più antico della Sicilia, e quindi tra i più prestigiosi d'Italia.

 

Negli ultimi anni, dopo decenni di oblio, ha ripreso la sua attività ed il ruolo di motore artistico e culturale della città peloritana, con una serie di iniziative che hanno mirato a coinvolgere pubblici che si erano persi e, soprattutto, le giovani generazioni offrendo loro una sezione dedicata ai nuovi talenti che rappresenta una visione innovativa nel novero dei teatri lirici che spesso affondano nell'autoreferenzialità della loro staticità. 

 

Adesso il Vittorio Emanuele, con il Massimo di Palermo ed il Bellini di Catania, è tra i protagonisti della prima edizione della rassegna voluta e finanziata dalla Regione Siciliana "Bellini in Fest" e vi partecipa con una produzione del tutto originale, portando in scena, tra prosa e musica, gli ultimi misteriosi giorni di vita del mitico Cigno catanese, avvolti nel mistero e rappresentando le ultime inquietitudini del genio che lo hanno fatto entrare nella leggenda della Musica mondiale.

 

A firmare il progetto e la regia è la direttrice artistica per la Prosa del Vittorio Emanuele Simona Celi, che con il direttore artistico per la Musica Matteo Pappalardo ha firmato negli ultimi anni i cartelloni che hanno segnato la grande ripresa del Teatro messinese, guidato sapientemente dal presidente Orazio Miloro con il Sovrintendente Gianfranco Scoglio ed i consiglieri Nino Principato e Giuseppe Ministeri.

 

E veniamo all'atteso spettacolo che andrà in scena in prima assoluta domenica 19 settembre alle 21.

 

Spiega Simona Celi: "Vincenzo Bellini, celebrato, amato, raccontato, studiato, analizzato, continua infatti oggi ad essere una sorta di sfinge, sia per gli appassionati di musica che gli affascinati da questo giovane catanese, diventato prestissimo un artista internazionale.

Metterlo in prosa avrebbe potuto essere l’ennesimo progetto di parole e musica ad aggiungersi alla mole di tutto ciò che è stato detto e scritto.

Siamo partiti allora dal pensiero di voler andare oltre la lettura critica del personaggio e della sua arte.

 

Ci siamo resi conto di quanto la sua musica fosse contemporanea, di come offra stimoli continui e di quanto, la sua storia sia sovrapponibile alle leggende della musica rock.

 

Una figura, Bellini, non soltanto complessa, in grado di muovere letture ed interpretazioni storiche diverse, ma un giovane morto all’apice del suo successo internazionale e in solitudine.

 

Che questo abbia un alone di mistero apre mille porte ad un progetto teatrale ed alla narrazione.

 

La musica diventa centrale e si trasforma in una visione non astratta ma concreta e magistrale, in cui Bellini diventa ancora più eterno e contemporaneo.

 

Rodrigo D’Erasmo, grande violinista e componente del gruppo Afterhours, e il produttore e musicista Mario Conte, propongono una lettura unica e di grande impatto emotivo.

 

La danza, gli attori, la musica, le luci sono il cuore di un progetto unico nel suo genere: Bellini in una narrazione in cui la sua musica e la sua storia attraversano il tempo, approdando ad una contemporaneità rispettosa e provocatoria, in cui tutto diventa seduttivo e l’ascolto e la visione parlano il linguaggio del video.

 

Abbiamo creduto in un gruppo di bravissimi attori nell’idea che questo nuovo cammino, che il teatro italiano sta affrontando, debba investire sul talento.

Abbiamo creduto in un progetto siciliano con un’anima che raccorda professionisti appartenenti ai Teatri di Palermo, Messina e Catania, e uno sguardo internazionale, certi che le idee diventano forti solo quando sono condivise.

Appaio timidamente io, Simona Celi Zanetti, con una proposta che racconta una visione senza alcuna pretesa di verità."
 

La scenografia è curata da uno dei più importanti scenografi italiani: Nicola Rubertelli.

Responsabile degli allestimenti del Teatro San Carlo di Napoli, nella sua carriera ha firmato le scenografie di spettacoli nazionali ed internazionali, affiancando la sua arte ai grandi registi nel mondo.
 

I costumi sono di Dora Argento che sceglie plastica e materiali desueti per i nostri onirici personaggi.

 

Danza Taormina, una delle realtà siciliane più vicina ai giovani ed alla loro proiezione all’estero, attraverso la coreografa Alessandra Scalambrino, darà vita e danza allo spettacolo. 
 

Franco Buzzanca, che è la luce delle grandi produzioni teatrali siciliane e nazionali, renderà illusione la pagina scritta.
 

I silenzi, i gesti, le emozioni, la parola saranno al servizio di una visione in cui la mente ripercorre immagini e insegue i ricordi alterati delle ultime ore di Vincenzo Bellini, proprio quelle ore che restano un mistero per la storia e per la musica.

 

Il trattamento musicale scelto per questo spettacolo è, nella sua rispettosa ma anche oltraggiosa destrutturazione, un inno all’eternità della musica del Bellini.

Una visione futuribile, lisergica, meccanica e organica al contempo.

Il violino distorto e percosso, gli oggetti sonori, i synth e i sequencer, gli ambienti artificiali e surreali rileggono, si ispirano o alterano la musica di Bellini fino a creare paesaggi sonori inediti, restando pur sempre nell’ambito di una riproposizione dinamica e contemporanea della sua opera.

 

La storia che viene raccontata è seducente, un vero noir musicale.

 

Il focus è l’ultimo giorno di Vincenzo Bellini, morto in solitudine in una casa di una frazione della cintura parigina. La storia, ancora oggi, non chiarisce le circostanze della morte del grande Maestro, nonostante una documentazione medica attribuisca a cause naturali e di malattia il decesso, restano molti punti oscuri soprattutto nella gestione degli ultimi giorni.

 

In realtà si dice che sia stato avvelenato.

 

Si tratta di un uomo giovane, sano, famoso e invidiatissimo che precipita verso una morte solitaria e dalla quale vengono volutamente esclusi medici e persone vicine. Viene percorsa questa strada senza dare alcuna verità in merito; di fatto, cosa sia realmente successo negli ultimi giorni e nelle ultime ore nessuno può dirlo.
 

Nella scena, i Signori Lewis, che hanno ospitato, nella loro casa, l’ultima parte della vita di Vincenzo Bellini, spariscono lasciando un uomo morente con il giardiniere.
Viene quindi messo al centro il rapporto con Giovanni Pacini, l'altro musicista etneo suo eterno antagonista, che risulta disseminato da profonde ombre soprattutto quando la rivalità si rinforza attraverso la nera complicità con la Contessa Samoyloff.
Si può affermare che Bellini si sia sentito sempre perseguitato da Pacini e che i due si siano odiati per tutta la vita in un sistema di agonismo reciproco, in cui Pacini, non ha lesinato strategie e colpi bassi.
E’ plausibile pensare che in uno stato alterato della mente, le paure di Bellini vengano amplificate dall’avanzare delle ore che lo porteranno alla morte. Ecco quindi apparire personaggi che la febbre e la mente stessa ricreano in una distorsione costante. Forse Bellini, in quello stato, attribuisce a Pacini colpe al di sopra della realtà.
Nel gioco teatrale è possibile pensare che nella mente di Bellini, sia il suo nemico principale ad essere responsabile dello stato in cui versa.
Immagini, proiezioni della mente, febbre ed una morte imminente, trasformano queste ultime ore in una visione continua in cui le figure appaiono come fantasmi.

Personaggi che hanno fatto parte della vita di Bellini, in questa distorsione febbrile sono eccessivi, colorati, truccati come se nella sua mente avessero caratteristiche anche caratteriali visibili nel loro aspetto.

 

La musica si piega, si distorce diventa livida, si trasforma in ciò che non è, in un linguaggio che Bellini non conosce ma che la sua mente crea.

 

Lui muore giovane, in solitudine, un classico delle grandi rock star, e lui, per il suo tempo certamente è paragonabile proprio ad una rock star.

 

La musica muta in un linguaggio fatto di suoni contemporanei, di cellule belliniane che si evolvono, di sintetizzatori e di un’elaborazione magistrale che crea suggestioni fortissime.

 

Gli unici personaggi reali sono Bellini stesso e il giardiniere servo Hubert.

Gli altri sono visioni.

Le donne hanno un piano molto carnale.

 

Bellini è stato attraversato, per tutta la sua vita, da un rapporto molto complesso con le donne; un altalenarsi tra preda e predatore che forse lo ha reso incapace di amare fino in fondo.

 

Nelle sue opere, le figure femminili hanno un carattere tragico e la follia contagia facilmente i personaggi, segno, anche in parte, di una visione del mondo femminile tra desiderio e timore.

 

Il corpo avrà una grande importanza perchè racconta un piano erotico del giovane attirato da una certa facilità di seduzione.

 

Le donne presenti nello spettacolo si mostreranno in tutto il loro fascino erotico e sensuale.

 

Pacini avrà la sua vittoria?

La storia ci racconta di un grande rimorso che lo ha accompagnato per tutta la vita.

Per cosa? Un delitto o qualche cattiveria soltanto?

Troppe domande ancora aleggiano sulla fine di Bellini tanto da sollecitare nuove e sempre più interessanti ricerche.

 

Un ruolo importante lo ha avuto nella vicenda delle ultime ore di Bellini, proprio il servo giardiniere Hubert che, resta l’unico vero tenutario degli ultimi giorni del Maestro.

A lui il compito di non far avvicinare alcuno alla stanza e a lui viene affidato, dalla famiglia Lewis, l’importante personaggio morente.

 

Una figura non messa a fuoco sotto il profilo biografico, ma certamente l’unico a portare con se la verità su quei giorni.

Lui muove il mondo che porta alla fine Bellini.

A lui una strana responsabilità, anche rispetto al medico presente, che pare non fosse in grado di comprendere o di curare il proprio assistito.

Hubert è una sorta di traghettatore dalla vita alla morte del compositore.

Una figura forse sinistra e silenziosa ma certamente in grado di “gestire” le ultime ore, gli accessi e la condizione di Bellini che verrà trovato morto nel pomeriggio del 23 settembre 1835.

 

Ancora oggi studi incrociati sui dati autoptici, sui tempi e sulle maschere funerarie sono oggetto di continuo studio.

 

Se è vero che molto di noi si rivela con la morte, Bellini, con la sua lascia ancora oggi misteri intorno ai quali grandi musicologi ed appassionati si interrogano, intrecciando antiche ipotesi ai recenti studi effettuati grazie alle moderne tecnologie.

Una continua ricerca di dettagli all’interno di una vita breve aprono porte verso soluzioni fantastiche o una realtà possibile.

 

La scena che nella visione di Simona Celi si aprirà agli spettatori del Vittorio Emanuele proporrà Vincenzo Bellini, interpretato da Luchino Giordana, nella sua ultima dimora.

Una stanza all’interno di una villa a Pouteaux.

E’ stato misteriosamente lasciato da solo.

I proprietari della villa partono il giorno prima che il musicista muoia, lasciandolo con il giardiniere Hubert, impreziosito dalla istrionica interpretazione di Gino Astorina.

Da quel momento a Bellini sarà precluso poter vedere gli amici che accorrono al capezzale e persino il medico.

Opaca è la condizione di salute in cui versa Bellini.

Plausibile l’idea che sia stato avvelenato.

Il corpo è infiacchito ma la mente viaggia e produce immagini, suoni, personaggi che hanno fatto parte della sua vita e che forse sono responsabili della sua morte.

 

Intrecci tra vita privata e musica, donne che lo hanno amato, personaggi che lo hanno odiato.

Il suo continuo rapporto epistolare con Francesco Florimo a cui Bellini ha inconsapevolmente affidato le sue memorie attraverso un diario quasi quotidiano di lettere.

Maddalena Fumaroli, amore di gioventù del periodo napoletano che il musicista porterà sempre tra i ricordi ma che non sposò per il diniego del padre.

Il suo antagonista Pacini e la contessa Samoyloff che nella vita di Bellini ebbero comunque un ruolo in un altalenarsi continuo di dispetti e di azioni lesive.

Giuditta Turina, amore milanese di Bellini, molto presente nella sua vita.

Bellini è morto a causa di problemi all’intestino?

Per incuria?

Il Lewis che lo ospitava e che aveva interessi economici ha avuto un ruolo?

Pacini e la Samoyloff hanno osato oltre il possibile?

Personaggi che affollano la mente di Bellini nelle sue ultime ore e domande che non hanno una risposta neanche in questo spettacolo ma che restano ancora oggi nelle ipotesi degli studiosi.

 

Una prova coraggiosa e visionaria quella del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, che sfida le convenzioni per offrire al pubblico un modo originale di accostarsi all'Arte immortale di uno dei grandi geni della Musica mondiale che questa nostra Sicilia ha avuto la ventura di poter annoverare tra i suoi figli più illustri.

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