L’assessore regionale Antonello Cracolici incontrerà a Catania, Sabato 12 febbraio, gli operatori del settore agrumicolo, un settore mortificato e fortemente penalizzato: dalle importazioni in aumento al calo dei consumi, dalle patologie strutturali alle industrie che chiudono, dai costi della filiera alla Gdo che scarta i calibri di arance più piccoli: le proposte sul tavolo

 

“L’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici incontrerà il prossimo 12 febbraio a Catania, Palazzo dell’Esa, a partire dalle 15, gli operatori del settore per affrontare le tante questioni che attanagliano il comparto agrumicolo”. Ad annunciarlo è la deputata regionale Concetta Raia, Partito Democratico, che risponde con un’azione concreta alle tante sollecitazioni arrivate dai produttori, non ultima quella sollevata da un’azienda della filiera agrumicola del trasformato di Barcellona Pozzo di Gotto, provincia di Messina, che ha fatto sapere di voler gettare la spugna e di sospendere già da lunedì prossimo, 1 febbraio, il ritiro delle arance e procedere alla cassa integrazione per i propri dipendenti.

“Una ‘resa’ che diventa emblematica – commenta la deputata Raia – di un intero settore del trasformato che langue e che già l’anno scorso aveva presentato all’Assessorato regionale dell’Agricoltura, per mezzo del Distretto Agrumi di Sicilia, una proposta che permettesse di fissare norme e procedure comuni nella gestione delle attività produttive, con la realizzazione di database che desse prontezza della quantità di agrumi prodotti e trasformati, e con l’applicazione della tutela normativa con l’integrazione delle direttive comunitarie”.

“Il prossimo 12 febbraio, alla presenza dell’assessore Cracolici che ha immediatamente accettato il nostro invito, rilanceremo questa proposta– ha detto Concetta Raia – perché se davvero chiudesse anche la valvola dell’industria di trasformazione, col conseguente blocco del ritiro di arance e il ricorso alla cassa integrazione, per il comparto sarebbe l’ennesimo colpo di grazia”.

“Raccogliamo anche una seconda proposta avanzata dalla presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, Federica Argentati – ricorda la parlamentare democratica – quella di avviare una campagna d’informazione istituzionale a sostegno delle produzioni agrumicole siciliane di qualità (Dop, Igp e bio) e dei calibri più piccoli, che oggi vengono scartati dalla grande distribuzione”.

“Ci sono tante questioni che mortificano il comparto – aggiunge – dalle importazioni in aumento e poco regolamentate ai costi di filiera alle stelle, dal calo dei consumi alle patologie strutturali come l’epidemia del virus tristeza”. “Su quest’ultimo punto, per cui tanto mi sono battuta all’Ars con una proposta di legge ad hoc – ricorda Concetta Raia – riformuleremo all’assessore Cracolici una terza proposta per un programma di ristrutturazione e valorizzazione del comparto”. “Un primo passo ancora parziale è stato definito con il finanziamento dei primi 10 milioni di euro e la riconversione di circa 1.100 ettara di agrumeti – prosegue – ma per far fronte al virus Tristeza e alle altre fitopatie di importazione, è necessaria una programmazione pluriennale che possa attingere nei prossimi anni ad un cospicuo finanziamento, nell’ambito del PSR, di circa 50 milioni di euro l’anno al fine di favorire una vera e propria rinascita di un territorio che vuole essere sempre più competitivo e all’altezza delle nuove sfide”.

“In quest’ambito, bisogna incentivare il confronto con il mondo della ricerca e dell’innovazione perché le sfide che ci lancia il prossimo futuro riguarderanno i cambi climatici e l’area di libero scambio tra i paesi euro-mediterranei – conclude Raia – in questa direzione va la quarta proposta affinché venga istituto un unico centro in Sicilia dove possano confluire le esperienze dell’Università di Catania, di Palermo, il Parco scientifico e tecnologico ed i servizi fitosanitari regionali e consentire la nascita di un laboratorio da quarantena che al momento non è presente in nessuna parte d’Italia”.