All’indomani dalla rottura con Gianfranco Miccichè, Basilio Catanoso raccoglie il primo successo in solitaria. Carmelo Scandurra diventa sindaco di Acicastello e la lista civica appoggiata da Catanoso diventa il primo gruppo consiliare castellese

4.934 voti. Il 53,74% dei consensi sui quasi 9.500 votanti. L’unico candidato del catanese ad aver superato la soglia del 50% in questa tornata elettorale. Parliamo di Carmelo Scandurra, nuovo sindaco di Acicastello che con questi numeri mette fine all’era di Filippo Drago.
Numeri importanti.
Di un cambiamento? Lo scopriremo. Ma sicuramente mettono un punto a 10 anni di amministrazione Drago.

A vincere non è solo Carmelo Scandurra.

Vince anche Basilio Catanoso: fuoriuscito da poco da Forza Italia, ad Aci Castello risulta precursore.

È prima ancora dello strappo irreversibile con Miccichè, che Catanoso sceglie Carmelo Scandurra invece che Ezia Carbone. Lo fa appoggiando la candidatura di Sebastiano Romeo nella lista “Patto Civico”, tra le sette liste civiche della corazzata Scandurra. Romeo è uno “storico” militante e dirigente della Destra politica etnea. Catanoso, nel suo appello al voto, lo definisce “mio caro amico, uomo coerente e di notevole esperienza amministrativa”.

E a proposito della corazzata di (finte) liste civiche a sostegno di Scandurra – dietro cui troviamo tanto la Lega quanto i dem di Luca Samartino – nel comunicato stampa con gli auguri al neo sindaco,  Basilio Catanoso scrive: “Non si tratta di un cartello elettorale ma di una coalizione che, superando i rigidi schemi degli schieramenti precostituiti, spesso gabbie che bloccano nei piccoli comuni le attività amministrative, si è candidata per dare un governo ben ancorato alle tradizioni di Aci Castello”.

“Patto Civico” con i suoi 818 consensi si aggiudica due consiglieri, diventando così a pieno titolo gruppo consiliare.
Onorevole, il gruppo muterà nome in MuovitItalia diventando il primo gruppo consiliare del neonato movimento politico creato da lei e Salvo Pogliese all’indomani della diaspora forzista?

No, “Patto Civico” resta così come lo si è presentato agli elettori: una scelta di questa squadra di persone attaccate al territorio. Tra di loro c’era qualche amico e noi abbiamo semplicemente “tifato” per loro

Nuovo sindaco al comando di Acicastello

C’è stato un buon governo in questi anni. Io non ho nessun motivo di polemizzare in questi anni. Credo che sia giusto continuare con quanto fatto fin ora, ma con una maggiore attenzione alle cose importanti per le piccole comunità. Sono certa che la squadra eletta saprà interpretare i sentimenti del popolo castellese.

Quali saranno i prossimi passi di MuovitItalia, soprattutto in vista della prossima importante tornata elettorale?

Ci riuniremo per iniziare ad analizzare dal nostro punto di vista la situazione politica attuale, ma soprattutto per ripartire dai temi. Come si faceva una volta Vogliamo ripartire dai progetti, dalle idee da metter in campo per la Sicilia e per l’Italia. Per poi, alla luce di queste riflessioni, riprendere un dialogo con le forze politiche del Centro Destra. La nostra storia politica, le nostre radici sono nel centro destra, non potremmo rivolgerci altrove.
E dopo tutto Forza Italia era questo per noi: la prosecuzione di quello che era stato il PdL e cioè il mettere insieme Forza Italia e Alleanza Nazionale per fare un cammino comune in un centro destra nazionale.
Dopo l’estate – e assestati i nuovi equilibri dettati dalle europee – capiremo quale sarà il nostro posto. Abbiamo aperto il dialogo tanto con la Lega quanto con Fratelli d’Italia.
E ad ottobre, come di consueto, ci riuniremo in MuovitItalia, questa grande convention che portiamo avanti ormai da tanti anni e che è da sempre confronto e programmazione.

Prima della rottura definitiva con Miccichè, già alcuni giovani forzisti avevano lasciato il partito lamentando scarso coinvolgimento nelle scelte.

Molto spesso non ci siamo sentiti coinvolti neanche noi ci sentivamo coinvolti. E abbiamo rappresentato una classe dirigente di un certo livello e non lo dico per superbia. La rottura non è stata una scelta personale.
Il tenere fuori Catania dalle Europee è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Già alle elezioni  politiche non abbiamo ottenuto neanche una rappresentanza sui proporzionali. Palermo – tra Senato e Camera –  conta sei, parlamentari, noi nemmeno uno. Però i voti vengono da qua.
Non si poteva più sopportare una situazione di questo tipo. Sia chiaro, La Via non è mai stato un “nostro” candidato – con tutta la stima che ho per La Via – e non fa parte del nostro percorso, ma non potevamo accettare che Catania restasse ancora una volta in panchina.

Più vicini – storicamente e ideologicamente – a Fratelli d’Italia?

No, non ci siamo davvero posti il problema. Da entrambi i movimenti abbiamo visto grande attenzione rispetto i temi e alle idee che storicamente ci stanno a cuore. Ed è questo quello che ci interessa. Vedremo come si riassetterà il Centro Destra dopo le Europee.

E quindi – a proposito di Europee e di attenzione al territorio – appoggerete Raffaele Stancanelli in quanto uomo della destra catanese?

No. Assolutamente. Non perché abbiamo qualcosa contro, attenzione. In realtà non ci siamo ancora posizionati. Ma credo che lasceremo i nostri elettori liberi di votare, senza indicare una linea “di partito”.