di Davide Matranga

 

Una richiesta di revoca del bando all’Ente appaltante e l’invito all’Autorità di Vigilanza a prendere le dovute misure per rendere meno “blindato” il bando per i servizi da svolgere presso il Cara di Mineo.
Le condizioni poste per la partecipazione alla gara, da quanto si può evincere leggendone il bando, sembrerebbero ancora più restrittive di quelle di tre anni or sono.
Queste sono le idee che si è fatto Emanuele Ribaudo, presidente della società palermitana Cot soc. coop., che da oltre vent’anni si occupa di ristorazione in Sicilia e che, per questa ragione, ha richiesto una riformulazione dell’appalto prima che lo stesso scada il venti di questo mese.
 
 “La nostra azienda – dice Ribaudo – si occupa di ristorazione collettiva da venti anni, siamo ben presenti in Sicilia, gestiamo l’Ersu di Palermo e quasi la totalità degli ospedali della provincia palermitana. Per sette anni siamo stati a all’Ersu di Catania e tuttora gestiamo l’ospedale di Siracusa. Il nostro fatturato è di oltre 20 milioni di euro annui”.
 
 Come valuta l’accessibilità per le aziende siciliane a questo nuovo bando?
 
 “E’ peggio di quello dello scorso triennio, perché mentre allora noi siamo almeno riusciti a partecipare pur senza spuntarla, stavolta la documentazione di gara prevede dei paletti tali che non permettono, alla nostra società e ai partener siciliani che abbiamo individuato, di partecipare neppure in ATI”.
 
 Nello scorso bando avevate fatto delle contestazioni?
 
 “Avevamo chiesto chiarimenti rispetto a delle non conformità ai sensi del D.lgs. 163/06 presentando anche una richiesta di parere all’autorità di vigilanza che, in prima battuta, ci diede ragione mentre, dopo un mese, fece un passo indietro sovvertendo il primo parere. Neanche la procura della repubblica ha riscontrato gli estremi per aprire un fascicolo ritenendo che i vizi fossero riferibili a problematiche di tipo amministrativo e non penale. E così, stremati ed impotenti, abbiamo deciso di ritirarci in buon ordine”.
 
 E quest’anno invece cosa non vi convince?
 
 “Pensavamo che la nuova gara, anche in virtù dei recenti cambiamenti, fosse diversa. Invece no, i miei collaboratori hanno individuato diverse problematicità che abbiamo rappresentato attraverso una precisa istanza. Pensi come la società partecipante debba dimostrare l’erogazione, verso un unico cliente, di 6.000 pasti giornalieri tra colazione, pranzo e cena. Noi ne eroghiamo anche 15.000 al giorno di pasti ma non ad un unico cliente“.
 
 E quali aziende in Italia fanno questo?
 
 “Non lo so. Trovo anche assurdo che, tra i sub-criteri di assegnazione del punteggio all’offerta tecnica, si rinvenga, ai fini dell’assegnazione di un punteggio max di 6 punti, l’obbligo di avere un centro cottura entro 30 km dal luogo di erogazione del servizio. La normativa comunitaria di riferimento prevede che detto centro lo si possa predisporre anche al momento della stipula del contratto. Noi a Palermo abbiamo un centro per il legame refrigerato. Detta tipologia di servizio  prevede il consumo dei pasti anche fino a 5 giorni dopo la cottura. Per l’accoglienza, poi, l’avviso prevede che la società debba avere la capacità tecnica di “avere accolto 1500 immigrati”, mentre i numeri cambiano per l’erogazione dei pasti e per quanto concerne i servizi di manutenzione (3000)”.
 
 Secondo voi, c’è dunque anche una violazione della normativa riferibile al codice sui contratti pubblici.
 
 “Si, infatti l’abbiamo pure scritto all’Ente. Forse abbiamo sbagliato ma lo abbiamo evidenziato. Abbiamo messo in rilievo anche una questione attinente l’iva perché sembra singolare una gara con una base d’asta il cui importo vada considerato comprensivo d’iva”.
 
 Quindi ognuno pagherebbe le tasse allo stato in base al tipo di struttura societaria…
 
“Si, questo appalto secondo noi, tra l’altro, si presta a diverse aliquote. I servizi di ristorazione per esempio sono al 4% ma non penso si possa dire la stessa cosa per la manutenzione”.
 
 Revoca a parte cosa vorreste che facesse l’Ente appaltante?
 
 “Quantomeno dividere in lotti l’appalto, perché l’impostazione attuale impone alle società di riunirsi necessariamente in Raggruppamenti Temporanei di Impresa. Non capisco perché, occupandomi di ristorazione, debba essere vincolato dall’avere rapporti con altre società per potere presentare istanza di partecipazione; tutto questo per noi è inaccettabile. Abbiamo già inviato una richiesta di parere all’AVCP e siamo in attesa di ricevere riscontro. Stiamo anche valutando l’ipotesi di un ricorso al Tar sul bando”.
Il senso di impotenza, però, rimane.