La Guardia di Finanza di Catania ha sequestrato beni e conti correnti per 1 milione di euro, all’amministratore pro tempore della “Qè S.r.l.”, società operante nella gestione dei call center, che l’anno scorso era stata al centro delle cronache per la vicenda dei licenziamenti collettivi dei dipendenti

L’ex amministratore Argenterio, sessantenne originario di Brescia, è indagato per non aver provveduto, per l’anno di imposta 2014, al versamento dell’IVA per oltre 1 milione di euro.

La notizia dell’ingente sequestro, si lega alla vicenda che per tutto lo scorso anno ha tenuto sul filo centinaia di lavoratori, per un caso che non sembrava potersi risolvere positivamente, come effettivamente accaduto. A novembre del 2016 erano stati licenziati 233 dipendenti, e “l’azienda risultava colpevole di evasione fiscale per l’Iva di oltre 1 milione e mezzo di euro”- secondo quanto affermava Antonio D’Amico di Fistel Cisl su Repubblica.

La querelle era iniziata poco più di un anno fa, quando il rischio del licenziamento si era fatto concreto per buona parte dei lavoratori del call center paternese, sia precari che non. Poco tempo dopo sembrò esserci uno spiraglio, grazie ad un accordo siglato per il contratto di solidarietà, ma puntualmente anche quella che appariva come una boccata d’ossigeno, si era rivelata soltanto fumo, con il mancato pagamento degli stipendi per diversi mesi.

Questa la situazione a fine giugno, e mentre importanti esponenti politici come Salvo Pogliese, Nello Musumeci e Salvo Torrisi senatore di Area popolare (Ncd-Udc), si spendevano in difesa dei lavoratori, ad inizio luglio si era tenuto un corteo con sciopero in pieno centro a Paternò, per manifestare contro il pessimo trattamento dei 600 dipendenti.

E proprio Musumeci parlava a settembre di cattiva gestione imprenditoriale per l’azienda, nell’interrogazione al presidente della Regione e all’assessore regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro. Dopo l’estate si era giunti persino a Montecitorio, con un incontro alla presenza del presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano. Incontro che il segretario della Fistel Cisl Antonio D’Amico definì “più che positivo”.

Ma purtroppo con la stagione invernale, le paure dei lavoratori si fecero realtà. A metà novembre infatti  furono effettivi i 233 licenziamenti per cessazione di attività, che avrebbe poi travolto anche i restanti dipendenti, con una lettera dell’amministratore unico Mauro De Angelis.

Oggi infine, la notizia dell’indagine da parte delle fiamme gialle, su Patrizio Argenterio. Verrebbe da dire “tutti i nodi vengono al pettine”, per quanto accertamenti precedenti avrebbero forse evitato una lenta agonia per coloro che oggi, sono comunque rimasti senza lavoro.

Patrizio Argenterio