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La Pace, si sa, è come l'aria, come l'acqua, come la Libertà.
Ci si accorge di quanto siano indispensabili quando li si perde.
Da queste parti, dalle nostre parti, abbiamo ormai dimenticato che significa non averli questi beni essenziali.
Arrivano echi sempre più vicini di disastri annunciati, ma continuiamo incoscienti nelle incombenze quotidiane: e forse è giusto anche così.
O forse no, bisogna fermarsi.
A me “la Pace che non c'è” è capitato di vederla, di sentirla, con una storia che voglio raccontare perché non è mia, non solo, e riassume tante anime e tante emozioni che si sono incontrate. Per caso. O forse no.
Nell''estate del 2021, con il mio amico Franco Barbera, incontriamo al Teatro Greco di Siracusa una delegazione di artisti ucraino-russi: lo scopo era attivare una partnership per realizzare alcuni eventi.
Nel novembre successivo andiamo noi due a Kiev per concretizzare il progetto.
Conosciamo così una capitale bellissima ed una serie di personalità di grande livello, tra questi un regista di origini russe, già amico del presidente Putin, premiato con la più alta onorificenza di Stato e poi passato alla dissidenza e con il figlio addirittura rapito per ritorsione.
C'è anche Igor, sovrintendente del secondo teatro lirico dell'Ucraina, con la moglie Natasha, soprano leggero. Con noi anche il soprano romano Maria Tomassi, straordinaria e generosissima artista.
Stiamo amabilmente qualche giorno nella bellissima capitale ucraina e rientriamo col progetto ormai definito di produrre insieme un'opera lirica.
Passa qualche mese e si arriva a quel drammatico febbraio 2022, quando cominciano bombardamenti e truppe russe che invadono l'Ucraina.
Contatto Igor su Facebook, chiedo abbastanza ingenuamente come stanno e mi risponde una prima volta tranquillizzandomi, sostenendo che la loro impressione è che si tratti delle solite scaramucce che dal 2014 contrappongono i due stati.
Passa qualche giorno e le notizie che arrivano da queste parti diventano sempre più allarmanti e ricontatto Igor. Mi risponde che la sua casa è stata bombardata, il figlio di 11 anni, Matteo, ferito da una scheggia ad un braccio e che erano andati a vivere con altri artisti e dipendenti nei sotterranei del Teatro di Karchiv di cui è sovrintendente.

Igor, giustamente, non può lasciare il suo paese perché tutti gli uomini abili sono richiamati al servizio militare, ma donne e minori possono e decide di accettare il nostro invito per sua moglie Nat, il figlio Matteo ed una loro amica, l'attrice Victoria che non abbiamo conosciuto.
Nel giro di poche ore avvio un giro di contatti telefonici sino a che l'amico avvocato Dario Riccioli mi segnala che suo fratello Danilo, professore di matematica, conosce le suore domenicane della Casa Generalizia di San Nullo che potrebbero darci una mano.
Mi dà il contatto di Suor Maria Annunziata, la chiamo e si apre subito un mondo.
Le spiego quello che sta accadendo e mi risponde senza un solo istante di esitazione: “Stia tranquillo, possiamo ospitarle, le faccia venire, vediamoci domattina e ci organizziamo”.
Entro così, senza neanche rendermene conto, in un vortice di Amore, Generosità ed Accoglienza che rimarranno un faro per me in questo mondo orribile e assurdo.
E riguarderà anche i salsiani di via Cifali ed il CUS Catania di cui parlerò in seguito.
L'indomani mattina mi reco presso questa Casa Generalizia della Suore Domenicane del Sacro Cuore di Gesù, di cui non conoscevo neanche l'esistenza.
Si tratta di un posto bellissimo, appena fuori dal caos che si sviluppa a pochi metri, sulla circonvallazione all'altezza della rotonda di San Nullo.
Mi fanno visitare la struttura e le stanze dove avrebbero ospitato le nostre amiche: sono confuso, mi sembra un sogno, irreale, nessuna domanda, nessuna condizione. Si tratta proprio di puro Amore, di Accoglienza assoluta.
Informo Igor che abbiamo trovato questa soluzione e Nat, Victoria e Matteo partono per il lungo e pericoloso viaggio tra pullman, treni e auto che le porteranno a Catania via Polonia.
Arrivano di mattina presto e andiamo subito a San Nullo e qui quell'immagine che non dimenticherò mai.
Resto indietro e per fortuna, non so neanche perché, mi viene in mente di documentare con lo smarthone quel momento.
Suor Maria Annunziata, è la foto in alto, attende a braccia aperte Nat.
Nat lascia la sua unica valigia a terra e le corre incontro sino a stringersi in un abbraccio indescrivibile, indefinibile.

Non si erano mai viste né sentite prima, mai.
Ma erano mamma e figlia, sorelle, amiche.
Io, sinceramente, resto ancora oggi senza parole.
La prende per mano e la porta dentro a presentare le consorelle e farle sistemare nelle rispettive stanze.
Da quel momento comincia un accudimento quotidiano, compreso il disbrigo di tutte le pratiche burocratiche per la residenza temporanea, l'assegnazione del medico, l'assistenza.
Decine di viaggi in decine di uffici, ma riusciamo a fare tutto il necessario.
Dopo qualche giorno si pone il problema di Matteo che ha 11 anni e deve frequentare la scuola per non perdere l'anno.
Provo ad informarmi con l'amministrazione comunale ma le risposte sono confuse.
Mi viene in mente di provare con i salesiani di via Cifali.
Mando un messaggio whatsapp al direttore don Enzo Timpano e mi risponde: sentiamoci alle 19.30.
Ci incontriamo l'indomani e gli spiego la situazione, anche lui neanche un istante di esitazione: “lo faccia venire domattina”.
L'indomani accompagno Matteo direttamente in classe ed i suoi nuovi compagni si fanno trovare tutti con i colori della bandiera ucraina, quell'azzurro/giallo ormai sinonimo di resistenza.
Altro tuffo al cuore, di quelli pesanti.
Matteo frequenta la scuola e non perderà l'anno.
Le giornate sono interminabili per noi, figuriamoci per chi è lontano da casa e con i propri cari sotto le bombe.
Serve distrarli e loro, Nat, Victoria e Matteo sono degli sportivi: proviamo anche questa.
Chiamo l'allora presidente del CUS Catania, Luigi Mazzone che, anche lui, neanche mi fa parlare, prende atto che si tratta di profughi di guerra in stato di protezione internazionale riconosciuta ed in men che non si dica concede un pass per l'accesso alla splendida struttura universitaria che si trova a pochi metri da San Nullo.
Anche questo è meraviglia nella semplicità.
Colgo l'occasione per ringraziare anche il Sovrintendente del teatro Massimo Bellini di Catania Giovanni Cultrera di Montesano che ha ospitato le nostre amiche, artiste, accompagnate dalle suore domenicane per farle assistere ad alcune rappresentazioni.
E grazie anche a tutti i funzionari, ai vari livelli, che ci hanno aiutato in tutti i passaggi burocratici che sono stati complicati e faticosi, dalla polizia scientifica per i riconoscimenti, alla prefettura, ai carabinieri, alle poste. Tutti.
È durata oltre due anni questa storia di amicizie e sostegno tra persone che non si erano mai viste prima e che forse non si rivedranno mai più.
Nel frattempo Suor Maria Annunziata non è più tra noi, è volata al Padre e se c'è un Paradiso è certamente lì a continuare a far del bene con quel sorriso materno ed energico.
A sostituirla in molte responsabilità della Casa è stata la giovane Consorella Suor Anna Maria, straordinaria anche lei.
Le nostre amiche sono volute tornare in Ucraina, sono ancora sotto le bombe e sperano di poter tornare a Catania. In vacanza. E noi lo speriamo per loro, con loro. Per noi.
Insomma, questa storia mi ha insegnato che siamo migliori di quello che ostinatamente ed inspiegabilmente decidiamo di essere.
E che c'è gente meravigliosa. Senza un perché.
E la Pace parte da questo.
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