Una conferenza stampa di fuoco quella tenuta sabato dal presidente della partecipata dal comune di Catania Asec Spa Francesca Garigliano, che con i consiglieri Bizzini e Colletti è entrata in rotta di collisione con l’amministrazione Bianco (e suoi alleati) che pretendeva un atto illegittimo quale la proroga/rinnovo (vedremo la “differenza”) dell’attuale direttore generale Giovanna D’Ippolito scaduta il 31 marzo e che pare non avesse il necessario titolo neanche al momento dell’assunzione nel 2005.

Il casus belli covava da tempo ed era già stato oggetto di fitta corrispondenza, e qualche messaggino di stampo colombiano molto simile alle note telefonate per il caso “rifiuti”, tra i vertici dell’amministrazione Bianco e quelli dell’ASEC, l’azienda che gestisce il servizio di distribuzione del gas in città.

Lo scorso 20 aprile il culmine con l’inoltro da parte dell’amministrazione Bianco di una nota a firma del funzionario comunale Salvatore Di Giovanni che, in due pagine e 6 punti di contestazione, comunica “l’avvio del procedimento con termini dimezzati avente ad oggetto Revoca per giusta causa dell’incarico di Presidente e componenti del Consiglio di Amministrazione dell’Asec Spa”.

Verrà segnalato in conferenza stampa che questa nota sarebbe firmata da un RUP in pieno conflitto d’interesse essendo stato consigliere della stessa ASEC e che per di più chiude l’atto di revoca senza neanche i saluti di rito: la presidente Garigliano ci tiene all’educazione!

Destinatari della revoca sono, appunto, il presidente avvocato Francesca Garigliano ed i consiglieri dr. Francesco Bizzini e avvocato Pierluigi Colletti.

Il CdA non ci sta e reagisce impugnando la procedura di revoca e, atto inusuale ed interessante, decidendo di coinvolgere la città trascinando fuori dalle segrete stanze del potere quella che ritiene una vera e propria aggressione.

Viene così convocata la conferenza stampa, che SudPress ha trasmesso in diretta,  con lo scopo di rendere noto quanto sta accadendo e svelando i veri motivi alla base della grave decisione di revocare un intero consiglio di amministrazione: “Non siamo e non saremo camerieri di nessuno” tuona il presidente Garigliano.

Ma cosa è successo davvero?

Nella nota del dr. Di Giovanni si contestano al CdA Asec 6 diversi motivi di revoca che vengono smontati punto per punto in diretta dal presidente Garigliano che mostra un intero faldone stracolmo di atti che dimostrano tutto il contrario, con momenti paradossali in cui l’amministrazione chiede a firma del direttore generale del comunale Antonina Liotta, ( responsabile dell’anticorruzione e che anche questa volta come nella contesa “rifiuti” scende in campo), relazioni su assemblee in cui risultavano presenti rappresentanti della stessa amministrazione comunale. Una confusione totale che proverebbe un solo obiettivo: esercitare pressioni sul CdA della partecipata, come dimostrato anche dai numerosi sms e wapp scambiati tra le parti in causa e che sarebbero di sicuro interesse per la Procura, che farebbe bene a conoscere per poi magari archiviare. Ma questa è un’altra storia.

Andiamo avanti. Intanto, abbiamo detto, il fatto nuovo di un intero CdA di nomina politica che decide di non piegarsi a dictat sconvenienti e ricorre alla denuncia pubblica a mezzo conferenza stampa di quanto accade: una decisione importante che rappresenta un passo avanti verso quella trasparenza necessaria ad impedire che la Cosa Pubblica continui ad essere gestita come Cosa Privata da gente assurda che non rispetta nessuna delle norme di legge e pretende che non le rispettino neanche gli altri, sol perché nominati per grazia ricevuta e quindi servi a vita di un potere ormai macchiettistico, autoreferenziale, parassitario e pericoloso.

Fatto il preambolo, veniamo alla conferenza stampa ed ai fatti.

Abbiamo detto come la presidente Garigliano ha smontato tutte e sei le contestazioni, mostrando i documenti a riprova.

E proprio l’inconsistenza di queste contestazioni, e la rilevanza pubblica data loro, fa sbottare il consigliere avvocato Pierluigi Colletti che annuncia la sua determinazione a difendere in ogni sede, civile e penale, la correttezza del suo operato. Andiamo bene.

Al di là degli altri 5 punti, tutti confutati con scioltezza dal presidente, è il punto 3 quello che in realtà disvela la ragione del contendere: “avere disatteso l’obiettivo fissato dal socio Comune espresso nella nota prot. 102761 del 14 marzo 2018 di procedere alla selezione del Direttore Generale, nonostante la imminente scadenza del 31.3.2018.”

Qua la ricostruzione in conferenza stampa si fa a tratti esilarante mostrando una gestione tracotante della pubblica amministrazione che goffamente pretende l’impretendibile per accontentare gli istinti famelici di sodali e partner vari che in ogni settore stanno dimostrando che tipi siano e quanto pericolosi: ci torneremo perché ormai ne abbiamo una rassegna.

Al centro di questa vicenda, quindi, la posizione del direttore generale Giovanna D’Ippolito che dal 2005 gestisce con poteri pressoché assoluti la partecipata comunale, ricoprendo addirittura “ad interim” (“e per questo remunerata a parte” rivela il presidente Garigliano) gli incarichi di direttore amministrativo e direttore tecnico: in pratica faceva tutto lei, compresi i ruoli di controllore e controllato.

Ruoli adesso e finalmente assegnati a tecnici del settore arruolati con pubblica selezione.

Nei mesi scorsi la figura della dr.ssa D’Ippolito, (“che ha percepito stipendi da quasi 8 mila euro NETTI mensili”, rivela il presdente Gargliano) era finita al centro di un esposto inoltrato a varie autorità, compresi comune e Asec, in cui si rivelava che il direttore generale non possedesse neanche i requisiti minimi previsti dal bando pubblico di assunzione del 2005.

Quel bando richiedeva infatti il possesso della laurea in ingegneria, economia e commercio o giurisprudenza ed affini (a giurisprudenza) mentre la dr.ssa ne possedeva una in scienze matematiche difficilmente riconducibile a quelle richieste per coprire quell’incarico manageriale.

Il presidente Garigliano rivela in conferenza stampa di aver provato a ricostruire la vicenda ma i relativi atti di quella contestata assunzione pare non si trovino negli archivi della società.

Al di là dell’esposto e dei suoi esiti, l’urgenza (e il motivo dello scontro finale) risiede in realtà nella scadenza al 31 marzo dell’incarico del direttore D’Ippolito, che tra l’altro risultava già in proroga.

La posizione del CdA è chiara: la legge richiede una selezione pubblica e comincia già l’estate scorsa a porre la questione all’amministrazione Bianco che rappresenta per conto del Comune il socio unico.

Melina su melina ben ricostruita da Garigliano mostrando documenti e messaggi tra le parti, riescono ad arrivare alle soglie della scadenza, trovando la soluzione tanto geniale quanto illegittima: “proroghiamo D’ippolito” e lo mettono persino per iscritto!

Sanno bene, perché in possesso persino di una chiarissima relazione dell’Avvocato Capo del Comune Marco Petino, che la proroga sarebbe del tutto illegittima e forse anche illecita, ma nonostante questo ne pretendono la soggiacenza da parte del CdA di ASEC che a quel punto non se la sente di obbedire e lascia scadere la D’Ippolito.

Da qui lo scatto di nervi dell’amministrazione Bianco con la revoca del CdA considerato “ribelle” sol perché ha osato rifiutare un atto che riteneva illegittimo.

L’ennesima vicenda da seguire con attenzione. Fuori dalle “segrete stanze”.