Del Prof. Mineo Sudpress si è occupato più volte. L’inchiesta in cui è incappato adesso è quella che ha terremotato il palazzo di giustizia di Siracusa: i due principali protagonisti, gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore stanno parlando. E trascinano dentro un nome “eccellente”: Giuseppe “Peppino” Mineo, ex giudice del CGA, docente di Unict a Scienze Politiche e candidato alle elezioni comunali di questo giugno nella lista della Lega con una forte impronta “autonomista”. Secondo l’accusa pilotava, anzi, copiava e incollava le sentenze che gli sottoponevano gli avvocati siracusani . Della nomina di Mineo a supremo giudice ammnistrativo siciliano, effettuata dall’allora presidente della regione Raffaele Lombardo, SudPress si era occupato evidenziando più di un’anomalia, per poi rilevare il suo ruolo in alcune importanti vicende catanesi che hanno coinvolto l’università di Catania.

È stata la Guardia di Finanza ad eseguire l’ordine della Procura di Messina, guidata da Maurizio de Lucia e nell’ambito dell’inchiesta dei PM Antonio Carchietti, Antonella Fradà e Federica Rende, di arrestare Giuseppe Mineo, finito in carcere, e Alessandro Ferraro, ai domiciliari.

Mentre Ferraro pare una figura “minore”, collaboratore degli avvocati Amara e Calafiore, considerato il “facilitatore”  delle attività corruttive, a destare scalpore è l’altro ben più ingombrante personaggio: il catanese Peppino Mineo, accusato di essersi fatto corrompere nella sua qualità di giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Sicilia.

Il reato contestato è di corruzione perché tramite un conto corrente di Malta, avrebbe ottenuto 115 mila euro per l’aggiustamento di una sentenza relativa alla vicenda del maxirisarcimento alla Open land, già al centro di altre inchieste che hanno portato, tra gli altri, all’arresto dell’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo.

Mineo, su istigazione degli avvocati Amara e Calafiore che avevano preparato il terreno con una serie di denunce penali utili a condizionare gli esiti amministrativi, aveva garantito la pronuncia favorevole del Cga sul contenzioso amministrativo da 2,8 milioni di euro che il Comune di Siracusa venne condannato a pagare alla Open land, società del gruppo Frontino di proprietà della famiglia della compagna dell’avvocato Giuseppe Calafiore, per i presunti ritardi nel rilascio della licenza per la costruzione di un centro commerciale in una zona archeologica.

L’avvocato Amara avrebbe confessato agli inquirenti un incontro presso l’hotel Alexandra di Roma con il giudice Mineo ed alla presenza di Calafiore durante il quale sarebbe stato concordato l’aggiustamento della sentenza, addirittura con un dispositivo già redatto dai due avvocati interessati.

Nelle sue dichiarazioni ai pm di Messina, Amara racconta di un incontro con Mineo all’hotel Alexandra a Roma in cui lui e il suo socio Giuseppe Calafiore si sarebbero presentati addirittura con un’ipotesi di sentenza pronta da consegnare al componente del Cga per pilotare la decisione in favore della Open land.

Sin qui gli ultimi fatti di cui si attendono dettagli e sviluppi, ma non possiamo esimerci dal ricordare di come, e accade spesso, Sudpress si sia dovuto più volte occupare del prof. Mineo, a partire proprio dalla sua nomina al CGA, (decisa dal presidente della regione Raffaele Lombardo di cui è sempre stato fedele sostenitore sin dagli esordi dell’MPA),  persino priva dei requisiti minimi prescritti dalla legge.

Circostanza che non gli impedì per anni di esercitare il delicato ruolo di supremo giudice amministrativo per anni e di ambire persino ad entrare nel Consiglio di Stato: con gli esiti odierni.

Ci siamo anche occupati del giudice Mineo allorquando SudPress pose il problema della sua incompatibilità ad occuparsi quale giudice delle complicate vicende legate alla decadenza dell’allora rettore Pignataro, considerato che dell’Università di Catania Mineo è professore associato di Diritto Privato a Scienze Politiche: alla fine si riuscì ad indurlo ad astenersi!

In ultimo, la sua candidatura alle elezioni per il consiglio comunale di Catania del 10 giugno nella lista della Lega ottenendo appena 36 preferenze.

Da oggi è tutta un’altra storia.