Ormai la categoria “incredibile” di questa testata è stracolma. L’ultima riguarda una stranissima vicenda che vede in ballo la bellezza di ben 107 milioni di euro. E a dirlo sono gli stessi “concessionari”, quindi c’è da credergli. Ormai è pazzesco quello che combinano al comune di Catania. Forse persino peggio delle “transazioni” con le quali l’amministrazione Bianco paga nonostante abbia vinto le cause, in questo caso arriva a dichiarare “l’ottemperanza” ad una sentenza che in realtà non c’entra niente con l’atto che revoca, producendo enorme danno alle casse comunali.

La storia comincia nel 1997, quando l’allora amministrazione Bianco “primo smalto” (sempre lui) approva una proposta di project financing formulata da una associazione (senza scopo di lucro, dettaglio importante, come vedremo): l’associazione Primavera.

In pratica Primavera chiede la concessione di un grosso immobile di proprietà del comune sito a Librino, in via Castagnola 4.

Si ripromette di ristrutturarlo in cambio di una convenzione trentennale con il comune che si impegna ad affidargli, a pagamento ovviamente, una serie di servizi inerenti i Servizi Sociali, insieme a quello dei migranti uno dei business più lucrosi degli ultimi anni.

L’associazione Primavera si occupa quindi del ricovero diurno e notturno di minori disagiati e della gestione della scuola Mary Poppins.

Il rapporto con il comune prosegue indisturbato e lautamente remunerato sino al 7 settembre 2011.

In quell’epoca infatti cambia la normativa regionale in tema di assistenza sociale ed i comuni vengono obbligati a far sottoscrivere delle “convenzioni tipo” con i vari enti che svolgono questi servizi.

Il consiglio comunale con la delibera n.28/2011 ne recepisce la direttiva ed invita tutte le associazioni ad adeguarsi.

L’associazione Primavera si oppone, sostenendo che la normativa regionale non si poteva applicare al suo caso in quanto il rapporto con il comune nasceva da un contratto di project avente natura privatistica.

L’amministrazione Stancanelli insiste nella richiesta e preso atto della indisponibilità dell’associazione Primavera di accettare le nuove condizioni, più favorevoli per le casse comunali, decide di esercitare quanto previsto proprio dal contratto invocato da Primavera: l’art. 9 sancisce infatti il diritto del comune di revocare la concessione in qualsiasi momento rimborsando l’associazione delle spesse non ancora ammortizzate al netto dei guadagni già ottenuti.

Da qui la delibera 456 del 10 agosto 2012  con cui si revoca la concessione dell’immobile.

Molto semplice, l’articolo 9 è chiarissimo e il ragionamento della giunta Stancanelli altrettanto: “Non vuoi adeguarti alle nuove condizioni previste dalla normativa? Bene, ed io ti revoco la concessione perché me lo consente proprio il contratto che tu invochi“. Non c’è che dire, anche questo abbastanza chiaro e del tutto ragionevole, per di più tutela gli interessi pubblici del comune.

Tuttavia l’associazione Primavera avvia un contenzioso innanzi al TAR di Catania che segue un duplice, distino binario (e vedremo quanto questo sarà importante).

Da un lato impugna la delibera del consiglio comunale che voleva obbligarla a firmare la nuova convenzione e su questo punto il TAR gli da ragione con la sentenza 1635 del 2012:  in sintesi, il TAR prende atto che il rapporto è regolato da un contratto di diritto privato e quindi il comune ne sarebbe obbligato. Punto.

Con l’altro ricorso, Primavera impugna la delibera della giunta Stancanelli che gli revoca la concessione e la motivazione del TAR,  sentenza 485 del 2014 che dà piena ragione al comune, è del tutto logica e persino identica a quella di cui sopra in cui dà ragione all’associazione Primavera: in pratica, afferma il TAR, se è vero che il rapporto è regolato da quel contratto di diritto privato, è anche vero che vi è compreso quell’articolo 9 che consente al comune di revocare la concessione e quindi la decisione della giunta Stancanelli è pienamente legittima ed efficace. Semplice, punto.

L’associazione Primavera presenta appello al CGA che a tutt’oggi deve ancora pronunciarsi.

Nel frattempo il servizio prosegue alle vecchie condizioni decisamente più onerose per le disastrate casse comunali.

ed ecco che arriva, nel 2013, l’amministrazione di nuovo capitanata dallo stesso sindaco Bianco che quella prima convenzione aveva firmato nel 1997.

Per capire meglio l’entità della questione è utile riprendere il contenuto di una perizia depositata dall’associazione Primavera il 19 dicembre 2013 con la quale arriva a sostenere che il danno che ne ricaverebbe, considerato il cosiddetto “lucro cessante” dalla revoca anticipata della concessione si attesterebbe addirittura a ben 107 milioni di euro per i 15 anni restanti: CENTOSETTEMILIONI!

Che raddoppiati per l’intera durata, comprendendo quindi i 15 anni già maturati, dovrebbe portare l’affare alla bellezza di 214 milioni di euro: DUECENTOQUATTORDICIMILIONI!

Bhe…

Ma cosa fa la giunta Bianco? Una bella delibera: tutta sballata!

È la delibera n.39 del 13 febbraio 2018. Presenti il sindaco Bianco e gli assessori Agatino Lombardo, Fortunato Parisi (che dovrà a breve dimettersi dalla Camera di Commercio dopo un articolo di Sudpress che ne denunciava l’incompatibilità), Salvo Andò, Salvo Di Salvo e Marco Consoli. Partecipa alla seduta il Segretario Generale Antonina Liotta.

L’oggetto della delibera è preciso: “Revoca delibera di Giunta Municipale n. 456 del 10/8/2012: ottemperanza sentenza C.G.A. n. 700/2015”.

Chiaro? La giunta Bianco fa credere che con questa delibera sta addirittura ottemperando nientemeno che ad una sentenza del CGA.

Peccato che questa sentenza n.700/2015 del CGA invocata da Bianco & C.,  la delibera 456/2012 che revoca la concessione all’associazione Primavera neanche la citi, in nessuno dei suo passaggi, neanche la sfiora!

Questa sentenza infatti, accogliendo le motivazioni del primo grado del TAR di Catania, conferma che il contratto privato tra comune e Primavera continua a regolarne i rapporti e per tale motivo dà ragione a Primavera che ne chiede l’applicazione in difformità agli altri enti assistenziali che sono invece convenzionati in base alla normativa regionale. Ma riguarda solo la convenzione, non la revoca della concessione!

Quella che invece la giunta Bianco non cita, ed è invece proprio quella rilevante che dà pienamente ragione all’operato della giunta Stancanelli, è la sentenza n. 485 del 2014 del TAR di Catania.

Primavera aveva infatti impugnato con ricorso 2235 del 25.9.2o12 la delibera 456 con cui Stancanelli revocava la concessione ed il TAR ha dato pienamente ragione al comune, proprio per le stesse ragioni che che abbiamo sintetizzato sopra: il contratto tra le parti del 1997 all’art. 9 consente al comune di rescindere il rapporto. Punto.

È evidente che non  si può invocare un contratto solo quanto conviene. Per di più la corte contesta la quantificazione dei 107 milioni del rivendicato “danno da lucro cessante” essendo l’associazione Primavera una Onlus che prevede, anche per poter godere degli enormi benefici fiscali, proprio dell’assenza di questo lucro e quindi l’eventuale danno si limiterebbe alla quota delle spese di ristrutturazione che ormai nei trascorsi 20 anni dovrebbe essere già abbondantemente ammortizzata.

La delibera 39 della giunta Bianco cita espressamente un “idoneo parere della Direzione Affari Legali” del comune che viene indicato come “allegato n.2” alla stessa delibera e che invece non risulta allegato neanche per niente.

Riferisce inoltre nella parte motiva di una “conferenza di servizi che si teneva in data 05/6/2017 con la partecipazione del Sig. Assessore al Bilancio, il Sig. Direttore della Direzione Affari Legali, il Sig. Direttore della Direzione Patrimonio ed il legale dell’associazione che si è conclusa con la comune volontà e determinazione di risolvere al meglio la vicenda di porre fine al contenzioso;” e certo, migliore soluzione di questa non potevano trovare: il problema è “migliore” peri chi?

È la domanda a questo punto è: perché la giunta Bianco decide di deliberare su un argomento così importante basandosi su una sentenza che non c’entra niente con un atto che invece andrebbe a garantire un notevole risparmio per le casse comunali?

E quanto è grave che si costruisca una delibera comunale di questa rilevanza partendo da un presupposto, la dichiarata “ottemperanza alla sentenza del CGA 700/2015”, che in realtà non c’entra niente con l’atto, pienamente legittimo, che si va ad annullare procurando, qua si, un danno enorme al comune di Catania.

Ovvio che non sta a noi valutare se in un atto del genere possano scorgersi falsità ideologiche e/o abusi di vario genere, certo è che a chi legge gli atti la questione appare chiarissima.

Chiarissima!