Pochi giorni fa, lo scandalo dell’arresto di Giuseppe Mineo, catanese, ex giudice del CGA e docente di Unict a Scienze Politiche, a seguito delle dichiarazioni degli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, accusati dei reati di corruzione, associazione a delinquere e falso ed arrestati a febbraio, insieme a Giancarlo Longo, all’epoca dei fatti contestati sostituto procuratore della Repubblica a Siracusa. L’accusa è di quelle pesanti: associazione a delinquere dedita alla frode fiscale. Tra gli altri fermati, quindici in tutto, era finito ai domiciliari anche Sebastiano Miano. Il provvedimento però, dopo il ricorso del suo legale Ignazio Danzuso, è stato ieri annullato dalla Corte di Cassazione

Uno degli avvocati più rampanti d’Italia, Pietro Amara, arrestato pochi mesi fa insieme ai componenti di quel gruppo forte che comprendeva anche magistrati, oltre che altri avvocati e professionisti, consulenti e docenti universitari, con i quali – grazie a una sapiente quanto spregiudicata opera di dossieraggio e depistaggi – era riuscito negli ultimi anni, a condizionare l’esito di procedimenti amministrativi per un valore di svariate centinaia di milioni di euro, a vantaggio dei propri clienti a anche delle aziende in cui aveva interessi personali, e rallentare o sporcare processi penali in mezza Italia, da Siracusa a Roma e a Milano.

Tra i numerosi arrestati, perchè accusati di far parte di questa “cerchia” criminale, anche Sebastiano Miano, agli arresti domiciliari, a seguito del provvedimento del Tribunale di Messina, dopo alcuni mesi annullati poi dalla Suprema Corte a seguito di ricorso.

I due principali protagonisti, gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, un paio di giorni fa, con le loro dichiarazioni, avevano portato alla luce un nome eccellente di Catania, Giuseppe Mineo, ex giudice del CGA, docente di Unict a Scienze Politiche e candidato alle elezioni comunali di questo giugno nella lista della Lega con una forte impronta “autonomista”. Secondo l’accusa infatti, Mineo pilotava, anzi, copiava e incollava le sentenze che gli sottoponevano gli avvocati siracusani.