La Zona Industriale di Catania dovrebbe essere il polmone economico della città ed invece come tante volte Sudpress ha denunciato è ormai abbandonata a se stessa, al degrado assoluto, all’incuria, con le strade dissestate, allagamenti continui, mancanza di illuminazione e totale assenza di sicurezza, una sorta di “far west”. Per le aziende che lì hanno sede e ogni giorno lavorano, è una lotta quasi quotidiana con i mille problemi da affrontare in un clima di rassegnazione per la totale assenza delle istituzioni documentata da immagini inequivocabili. Giorgio Strano è uno di loro. Insieme ai fratelli, il più grande Roberto e il più piccolo Dario, si occupa di forniture elettroindustriali nell’azienda di famiglia, una realtà da 80 milioni di fatturato annuo che dà lavoro a centinaia di dipendenti tra Sicilia, Calabria e Malta. 150 solo alla zona industriale, che ogni giorno si spostano da Catania e in azienda comunque devono arrivare, nei giorni di pioggia non senza difficoltà

Come quella di Giorgio Strano anche altre decine di aziende in tutta la zona, a parte i colossi come St e Sibeg, rappresentano oggi vere “oasi nel deserto”, o per meglio dire nel degrado. Aziende che si sono dovute attrezzare facendo per lo più da sè, per migliorare le condizioni dei luoghi in cui si opera, perchè attendere il sostegno da parte delle istituzioni, prima di tutto l’Irsap che dovrebbe gestire al meglio l’area industriale, è sempre più un’utopia.

E lo sa Giorgio Strano che, da vero imprenditore, difende la sua terra ma un pò se ne vergogna, soprattutto quando deve accogliere clienti da altre parti d’Italia. “Le principali difficoltà che riscontriamo è la la totale mancanza di servizi, tra cui l’acqua ad esempio. Per 10 anni siamo stati in causa con la Sidra; l’acqua arrivava a singhiozzo insieme all’aria compressa, 1/4 di acqua e 3/4 di aria. Siamo riusciti a vincere nelle sedi legali e siamo stati risarciti per i danni subiti. Da quel momento abbiamo realizzato un pozzo per le nostre necessità tramite una falda acquifera e non paghiamo più l’acqua a nessuno. Abbiamo potuto perchè tutta la zona industriale essendo un ex pantano, è ricca di argilla e acqua sotto terra”.

I fratelli Roberto, Dario e Giorgio Strano

Quello idrico è solo il primo dei problemi che gli imprenditori si trovano ad affrontare quotidianamente, perchè come da anni ormai viene segnalato, il manto stradale è usurato al limite del percorribile, con buche che sono sempre più piccole voragini, accentuate dalle piogge autunnali e ancor più invernali, e la vegetazione ai lati della strada e negli spartitraffico cresce fitta ed è pericolosa per gli automobilisti, specie in estate col rischio incendi: “In prossimità degli svincoli i cespugli vengono ogni tanto ripuliti e potati, ma raramente. La scorsa estate si sono verificati diversi incendi, perchè questa è una zona molto ventosa tra le altre cose. C’è la caserma dei Vigili del Fuoco che intervengono prontamente, ma sono pochi e non basta. Quando piove molto i disagi sono egualmente enormi. Noi riusciamo ad evitare gli allagamenti grazie ad un nostro sistema interno specifico, ma fuori, sulle strade, agli svincoli dell’autostrada, alle rotatorie, l’acqua arriva ad oltre un metro di altezza (GUARDA IL VIDEO DELL’AUTUNNO 2016). Subiamo un danno perchè molti dei clienti devono fare giri enormi per arrivare in sede, come gli stessi dipendenti, e a volte anche rinunciare per l’impossibilità di passaggio. Ma quel che è peggio è che si allagano anche le centraline telefoniche Telecom che portano le reti dati. Le nostre filiali sono tutte connesse con un sistema operativo legato alla sede principale, e tutto si blocca. Questo problema riguarda tutti quelli che lavorano in questo punto”.

Poi la questione della scarsissima sicurezza nella zona, specie nelle ore notturne, rappresenta l’ennesimo paradosso: “C’è un impianto di video sorveglianza a circuito chiuso costato tra i 500 e i 700.000 euro sulle strade principali, del tutto non funzionante. Nella sede dell’Irsap dovrebbero esserci i monitor, per registrare e visionare cosa accade in strada ma non credo venga fatto, o che siano addirittura funzionanti. C’è poi la caserma dei Carabinieri con soli 2 effettivi di solito, così se uno dei due esce per servizio, l’altro non può muoversi e continuare a presidiare l’edificio. Spesso abbiamo subito furti senza che nessuno potesse intervenire, per carenza di personale, più volte ci hanno risposto così. Qui giravano e girano i ladri di metalli e ferro vecchio, e 4 anni fa in quello che è il nostro centro distribuzione attuale ma all’epoca non ancora ristrutturato, in pieno giorno hanno tentato di rubare il cancello di ferro con un camioncino. Mio padre e mio fratello erano dentro per un sopralluogo, ed hanno denunciato questo criminale, al quale si era pure ribaltato il mezzo per il peso. Non c’è illuminazione nelle strade, i pali sono vecchi e arrugginiti. Pochi giorni fa uno di questi pali è quasi caduto, bloccando un tratto di strada -ci dice mostrandoci un palo obliquo e in bilico a pochi metri da terra-. La via è stata transennata ma chissà quando verrà riaperta. Alcuni imprenditori, con il project financing avevano proposto un rifacimento del sistema di illuminazione pubblico, ma ad oggi è tutto fermo”.

Una situazione di totale incuria che di certo non invoglia le aziende grandi o piccole a stabilire e mantenere la propria sede a Catania, con un danno rilevante per l’economia come conferma Giorgio Strano: “Le aziende più piccole lamentano tutte gli stessi problemi, mentre le aziende più grandi invece non li riscontrano, perchè io credo politicamente siano più forti e possano permettersi maggiore dialogo con le istituzioni e ad alti livelli. Ci si sente abbandonati e bisogna fare da sè, malgrado la crisi. Vorremmo almeno essere messi nelle condizioni di lavorare in situazioni quantomeno accettabili, come accade in altre zone dell’isola in cui lavoriamo. A Ragusa per esempio tutto va bene, la zona industriale è ben gestita e noi siamo stati invogliati ad andare lì. Le motivazioni che ci trattengono a lavorare ancora a Catania, sono legate alla storia che abbiamo sul territorio ma anche al fatto che dal punto di vista logistico la zona è ben collegata alle principali autostrade e all’aeroporto. Poi c’è il costo degli immobili, che è ben più basso rispetto ad altri posti, per una questione di mercato”.

Per ottenere qualche risultato in più, alcuni imprenditori hanno cercato di associarsi: “Finora non si è ottenuto molto, ed io non credo che in questo senso davvero si possa fare qualcosa di più. Noi in passato abbiamo spesso inoltrato reclami a chi di dovere per denunciare le situazioni negative, ma sono state battaglie a vuoto, una lotta inutile. Di conseguenza abbiamo dovuto muoverci da soli. Esistono belle realtà imprenditoriali e commerciali a Catania, ma non è facile andare avanti e crescere in questo modo. Io per primo, con i fornitori che vengono da fuori, cerco sempre di difendere la mia terra, ma non si può nascondere l’evidenza dei fatti. Davanti all’ingresso abbiamo anche tagliato a nostre spese l’erba e le piante rimaste nelle aiuole dello spartitraffico perché la visibilità era praticamente nulla, ma ci sono parti dove qualcuno ha gettato materiale di risulta e quello ci siamo rifiutati di toglierlo perché tanto l’indomani ne troveremmo dell’altro. Ci sono zone industriali in Italia che sono veri e propri gioielli, ma qui un imprenditore non è incentivato dal sistema”.

“Chissà che adesso, con le elezioni regionali alle porte, qualcosa non si smuova -conclude Strano- ma ci credo poco. Sono passati anni e tanti governi si sono succeduti, ma la situazione è sempre la stessa”.