Dell’Opera Diocesana Assistenza di Catania ci occupiamo da tempo, raccontandone le intricate vicende che l’hanno vista al centro di una spregiudicata operazione di potere che è stata sventata in extremis. Ma proprio quando sembrava ci si fosse finalmente avviati verso una fase di effettivo risanamento e rilancio si arriva al paradosso con il rischio di fallimento innescato dalla vecchia governance che nel maggio 2017 “portò i libri in tribunale”, come si usa dire, per un “concordato liquidatorio” estremamente sospetto. Il 15 febbraio il Tribunale fallimentare dovrà decidere sulle sorti dell’importante ente assistenziale ed aumenta la tensione tra le centinaia di lavoratori e migliaia di utenti. La lettera dei dipendenti: “Noi chiediamo solo di continuare ad esserci.”

l’ODA di Catania, nei suoi decenni di vita, ne ha passate tante e questo è probabilmente uno dei passaggi più delicati della sua gloriosa ma anche controversa storia.

Abbiamo raccontato con dovizia di particolari quanto accaduto nei mesi scorsi con la sua governance affidata ad un manipolo di personaggi “liguri” la cui gestione sfugge all’umana comprensione e si confida nell’attività in corso degli investigatori per capirci qualcosa.

Intanto però l’Opera Diocesana continua a prestare i suoi servizi essenziali a migliaia di utenti bisognosi impiegando circa 500 dipendenti. La sua liquidazione sarebbe per Catania un disastro di proporzioni incalcolabili.

Tra le operazioni più spregiudicate della “gestione ligure” la richiesta di concordato preventivo liquidatorio, depositata lo scorso maggio, e che ha innescato una serie di pericolosissime conseguenze, compreso l’intervento nella procedura della procura della repubblica che, facendo il proprio mestiere, punterebbe ad ottenere il fallimento per poter perseguire con più facilità eventuali bancarotte fraudolente.

Il rischio concreto è di gettare il bambino con l’acqua sporca, mentre sarebbe auspicabile che si possano trovare strumenti meno traumatici per perseguire le eventuali gravi responsabilità personali che avrebbero condotto l’ente alla situazione attuale e considerata la mole di documenti già sequestrati dalla Guardia di Finanza non dovrebbe essere troppo difficile.

Intanto, con la richiesta di concordato, si è aperta presso il Tribunale fallimentare di Catania una disputa giuridica in punta di fioretto che si incentra sulla possibilità che un’ente ecclesiastico possa essere dichiarato fallito.

Questa valutazione pare essere preliminare alle altre che attengono alla capacità dell’ODA, con un opportuno piano industriale, di risanare la sua posizione debitoria e continuare nella propria missione.

Il problema è che il rischio, per quanto remoto, che l’ente venga dichiarato fallito ha di fatto bloccato ogni possibile iniziativa della Chiesa, “proprietaria” della Fondazione, per intervenire nella sua capitalizzazione, magari con la cessione di qualche cespite immobiliare che ne possa consentire una maggiore bancabilità.

Ma se questi sono aspetti tecnici che magari proveremo a spiegare alla luce degli atti che verranno compiuti, allarma quanto sta accadendo tra i lavoratori, con qualcuno all’interno che nei momenti topici della crisi emana comunicati che pare abbiano lo scopo di alzare il livello della tensione in un momento in cui di tutto ci sarebbe bisogno tranne che di questo.

Mentre si sta tentando di mettere ordine nella reale situazione finanziaria dell’ente, la diffusione di notizie allarmanti pare non avere altro scopo che provocare la liquidazione dell’ente che difficilmente potrebbe sopravvivere con un altra veste giuridica, apparendo del tutto temeraria l’ipotesi di sottrarla al suo alveo ecclesiastico e benefico per tentare le stesse avventure ipotizzate nel recente passato con l’istituzione di garibaldine cooperative.

La questione è superare questo delicato momento, creare le condizioni affinché la Curia catanese si assuma le sue responsabilità di fondatrice intervenendo sul capitale della fondazione e ripartire con una gestione per bene ed efficiente: altre strade non ce ne sono.

In questo quadro intervengono i lavoratori con una lettera aperta che esprime tutta la loro preoccupazione:

“L’O.D.A. è un’importante testimonianza della chiesa di Catania”, così ci ha accolto S.E. Mons. Gristina  durante gli auguri di natale; abbiamo incontrato diverse volte il Vescovo in questi ultimi mesi, non succedeva ormai da qualche anno, ci siamo sentiti nuovamente parte integrante della chiesa di Catania; è stata una gioia accoglierLo negli Istituti fra i Suoi e i nostri ragazzi emozionati nel vederLo, o nella sede amministrativa di Via Galermo.
Con queste emozioni abbiamo sperato che l’ODA potesse rinascere, impegnandoci giorno dopo giorno per ricostruire, per riappropriarci dei valori accantonati ma non dimenticati che sono propri dell’ODA, per ridare serenità e gioia ai nostri ragazzi.
Spinti dal coraggio, dall’impegno e dalla determinazione del Commissario Straordinario Avv. Landi, abbiamo pensato di poterci lasciare alle spalle questi anni bui, certi che nessuno avrebbe più “rubato” l’ODA a Catania.
E’ stata chiesta trasparenza e onestà alle Istituzioni che sono garanti di questi principi, come bisogno tangibile di discontinuità dal passato, per dare ulteriore linfa e certezze a quanti hanno e continuano a credere nell’ODA.
Volevamo chiudere con il passato, ma ancora una volta non ci è concesso.
Ancora una volta si “discute” e si “pretende” che la Fondazione sia un’impresa, che debba fare utili, che il passato debba ritornare per distruggere.
Abbiamo già vissuto diatribe e scontri sulla governance dell’Ente, abbiamo avuto sentenze da giudici competenti ed imparziali che non hanno permesso il fallimento dell’ODA ed hanno sancito l’appartenenza
della stessa alla Chiesa di Catania.
Oggi gli stessi giudici si trovano a dover nuovamente decidere sul fallimento o meno della Fondazione, per possibili anomalie nella gestione passata, tali da richiederne il fallimento.
Noi lavoratori, non abbiamo le competenze giuridiche ne la onniscenza e la tracotanza di un sindacalista che si erge a paladino e salvatore della fondazione, di contro abbiamo una professionalità e una lunga
esperienza nel settore della riabilitazione, dell’assistenza, del volontariato e della formazione, abbiamo una lunga esperienza nell’accudire, sostenere, sorreggere ed aiutare i nostri ragazzi, abbiamo costruito l’ODA giorno dopo giorno, abbiamo avuto la stima e l’aiuto dei nostri utenti, sempre, anche e soprattutto nei momenti peggiori che ha vissuto l’Ente.
Spesso ci si dimentica che l’ODA non è un Presidente, un CdA, un Amministratore Delegato, l’ODA è il disabile, l’anziano, l’invalido, il ragazzo che vuole un’istruzione per costruirsi un futuro, è un punto di riferimento per i catanesi, per i loro figli, per la loro sofferenza, per i loro problemi che spesso le Istituzioni non ascoltano.
E’ vero, è scritto nello Statuto dell’Ente, noi non facciamo utili, non siamo un’azienda, non produciamo, anche se pretestuosamente qualcuno in passato ha sostenuto il contrario, noi lavoriamo e viviamo con e per i nostri utenti, e se qualcuno non è stato all’altezza del ruolo affidatogli, non sono i nostri ragazzi che devono pagare, non deve essere l’ODA a chiudere.
Noi pensiamo, chi ha sbagliato deve pagare, noi lavoratori non abbiamo sbagliato, i nostri utenti non hanno sbagliato.
Se fallisce l’ODA fallisce “un’importante testimonianza della Chiesa di Catania”, fallisce la volontà e l’impegno che la Santa Sede ha generosamente apportato per ridare vita all’ODA.
Noi chiediamo il RISPETTO, la CORRETTEZZA, l’ATTENZIONE verso i più deboli, fragili ed indifesi, verso COLORO che SONO L’ODA;
NOI rivendichiamo il sacrosanto diritto di non perdere il posto di lavoro.
NOI CHIEDIAMO DI CONTINUARE AD ESSERCI!”

Appuntamento per tutti il 15 febbraio con i lavoratori ed utenti che saranno riuniti presso la sede di via Galermo ad attendere la decisione del tribunale Fallimentare di Catania.

Un momento delicatissimo per l’intera città. e che richiede tutta l’attenzione possibile da parte dell’Opinione Pubblica.