Verrà smantellato, scavato, demolito, per fare spazio ad un condominio di oltre 20 metri di altezza, con tanto di doppio piano sotterraneo destinato ai garage. E’ il destino di un gentile e modesto palazzetto degli inizi del ‘900 che si trova ad angolo tra Via Ruggero Settimo e Via Pisa, giusto a pochi passi da Piazza Verga.

L’atto speculativo in questione, con tanto di triplo premio di cubatura regolarmente autorizzato dal Comune, porta ancora una volta la firma di Oreste Virlinzi, l’uomo del cemento che oggi sembra detenere il monopolio dell’edilizia catanese. La società stavolta si chiama Ruggero Settimo srl e i primi di marzo ha già avviato i suoi lavori con lo sconcerto dei residenti, che hanno presentato – assistiti dall’avvocato Santi Distefano – un esposto anche alla Procura della Repubblica.

Dal punto di vista della procedura autorizzativa, nulla da eccepire: le autorizzazioni sembrano esserci e tutto pare nelle regole. Rimane però difficile capire come un palazzetto storico di modesta elevatura e perfettamente integrato nel contesto possa essere demolito senza problemi e con tanto di ampliamento di cubatura. E’ possibile per due ragioni: la prima fa capo ad una generale assenza di vincoli mai sanata dall’Amministrazione Stancanelli; la seconda, invece, si riferisce alle agevolazioni introdotte da quella Berlusconi.

Ma spieghiamo meglio. A Catania, al momento, non esiste un piano regolatore attualizzato e questa assenza sostanziale di vincoli permette e costringe il Comune a considerare le richieste volta per volta e caso per caso. Nella zona interessata, inoltre, non vige neppure più il vincolo paesaggistico della Soprintendenza, rimosso giusto prima del rilascio dell’autorizzazione. Questa mancanza di regole dà all’Amministrazione completa carta bianca in materia di urbanistica, almeno fino a quando qualcuno non si accorge che esistono norme anche al di fuori della pura procedura comunale.

Nel caso specifico, poi, l’autorizzazione concede alla Ruggero Settimo srl l’utilizzo del triplo premio di cubatura previsto dal Piano Casa Berlusconi: il primo arriva perché è costruzione antisismica, il secondo perché recupera un po’ dell’esistente, il terzo perché prevede il risparmio energetico. Come se, nel 2012, fosse pensabile costruire diversamente. I tre premi, che vengono – a detta dell’avvocato Distefano – “sommati erroneamente in maniera cumulativa”, permettono alla Ruggero Settimo srl di passare da un palazzetto di 12 metri circa, composto da un piano terra ed un primo piano, ad uno del doppio dell’altezza, 22 metri circa, e del triplo dei piani: 6-7 fuori terra e due sotterranei, scavati per 15-20 metri. Si tratta di numeri arrivati per via ufficiosa, visto che si è ancora in attesa di poter visionare quegli atti richiesti al Comune circa un mese fa dall’Avvocato in questione.

Le autorizzazioni, poi, arrivano anche senza considerare che “la realizzazione di un edificio con forse 7 piani e due cantinati sottoterra – come si legge nell’esposto – comporterà lavori di scavo in un contesto geologico di rocce laviche che mal si conciliano col predetto insediamento, e fa temere la stabilità degli immobili vicini in muratura costruiti con criteri architettonici risalenti ai primi anni del secolo scorso, che inevitabilmente subiranno lesioni a causa della propagazione delle vibrazioni”. E l’eventualità non sembra lontana. L’indagine geologica, infatti, è stata effettuata all’interno del perimetro del palazzo e “non su quelli adiacenti”, ci dice l’avvocato; e il danneggiamento strutturale per lavori è cosa già successa, anche allo stesso Virlinzi, il quale, “tempo fa, fu costretto ad acquistare dai proprietari alcuni palazzi adiacenti alla vecchia sede dell’Enel, in via Guardia della Carvana, proprio per il danneggiamento strutturale provocato dai lavori; o ancora quando, in occasione delle trivellazioni della metropolitana, fu danneggiato il palazzo ad angolo tra Corso delle Provincie e Via Vittorio Veneto”. Ma non solo: “La costruzione dell’edificio va anche ad alterare già il precario equilibrio tra fondazioni in pietrame dei palazzetti storici del quartiere e le fosse settiche sperdenti nel sottosuolo (altra situazione inaccettabile nel 2012), in una parte centrale ed importante della città priva d’impianto fognario, le quali già provocano il progressivo dilavamento delle fondamenta, equilibrio che sarebbe aggravato e stravolto dall’ulteriore carico di abitanti insediati”.

Tutti aspetti tralasciati nell’iter autorizzativo, nel quale si è invece dato spazio ai soli elementi a favore dell’imprenditore. Allora, visto che sul piano delle regole ci siamo, la vera notizia è piuttosto la facilità con cui oggi, a Catania, sia possibile attentare all’identità architettonica per l’interesse di un solo privato. Certo, un interesse privato che non pesa quanto quello di un cittadino qualunque, ma quello di Oreste Virlinzi, che può godere delle corsie preferenziali, che non deve soffrire, come tutti gli altri, della lentezza dell’Amministrazione; che può demolire, piuttosto che recuperare, perché costa di meno; e che poi riceve anche in cambio un triplo premio di cubatura in grado di trasformare un già redditizio investimento in un vero e proprio affare speculativo.