Sudpress negli ultimi giorni si è occupato del problema delle liti in discoteca, anche alla luce dei recenti episodi che si sono verificati e che purtroppo continuano a verificarsi in Italia. Abbiamo anche chiesto l’opinione di uno storico buttafuori e di un gestore di locali della movida catanese. Adesso, in particolare sulla vicenda del pestaggio e della conseguente morte dell’imprenditore catanese accaduta il 2 settembre scorso a Roma, nel piazzale antistante la discoteca San Salvador, chiusa dai magistrati, interviene l’associazione Primoconsumo che si costituirà parte civile nell’eventuale processo a carico dei buttafuori accusati dell’omicidio

“Due dei cinque buttafuori arrestati sono stati scarcerati -informa Primo Consumo-. Si tratta di Mirko Marano (32 anni) perché i testimoni affermano che sia sempre rimasto dentro il locale e che la porta d’accesso sia rimasta chiusa e dunque non fosse possibile vedere cosa stesse accadendo fuori, osservazioni che il GIP ha fatto valere anche per Riccardo Stronati (44 anni), anche se lo stesso risulta abbia ammesso di essere uscito nel piazzale dove è avvenuto il fatto ma solo per una trentina di secondi.

Invece, rimangono tuttora sottoposti alla misura cautelare della carcerazione preventiva a Regina Coeli: Emilio Dettori (42 anni), Davide Farinacci (33 anni) e il responsabile del servizio Fabio Bellotazzi (44 anni).

La vittima ha riportato una rottura al setto nasale con una vistosa perdita ematica a seguito dei numerosissimi colpi ricevuti al volto e al capo dai tre soggetti, e addirittura la condotta sarebbe stata aggravata da Bellotazzi, il quale pare abbia sferrato un calcio brutale, come se stesse tirando un calcio di rigore; si noti come nessuno dei tre aggressori, nonostante lo stato gravissimo in cui versava la vittima, abbia chiamato un’ambulanza.

Le cronache odierne riportano, purtroppo, sempre più spesso episodi di violenza che avvengono nelle discoteche, a partire dalla vicenda consumatasi al Banacher di Catania (lite pare scaturita dalla reazione di un addetto della security della discoteca), per passare a Niccolò Ciatti morto a seguito di un pestaggio avvenuto al St Trop di Lloret De Mar (Spagna), per concludersi con l’episodio sopra riportato”.

Il Presidente dell’Associazione, Marco Polizzi afferma: “Da anni ci occupiamo della salvaguardia del consumatore e della sua tutela, è inconcepibile pensare che in una serata che dovrebbe essere di divertimento “ci scappi il morto”. I clienti di una discoteca devono essere assistiti e non brutalmente picchiati, i buttafuori non possono mettere le mani addosso, se non in caso di rissa ed in quel caso solo per porvi fine e non per malmenare conducendo alla morte. L’individuo è in primis un cliente pagante e come tale deve essere trattato, si pensi che in determinate circostanze i clienti vanno difesi anche da loro stessi: il buttafuori deve aiutare il soggetto anche “alticcio” a riprendersi dalla sbornia e non utilizzare tale condizione fisica come motivo per mandarlo all’ospedale. Bisogna rimediare ad una situazione di caos, aiutando e accudendo il cliente nel miglior modo possibile”.

“Il sostegno che Primo Consumo dà ai consumatori deve abbracciare tutti i campi possibili, e soprattutto tutti quelli in cui il soggetto non è adeguatamente protetto. Il nostro interesse ad agire è chiaro e lampante poiché non possiamo permettere che situazioni paradossali come queste diventino la prassi, e che i consumatori siano vittime di atti del genere. Abbiamo il compito di tutelare gli interessi dei nostri iscritti e dei cittadini in generale nelle sedi più opportune, quindi partecipando attivamente al processo”. Abbiamo chiesto un parere professionale alla penalista Giuseppina Massaiu della nostra Associazione, la quale anticipa che l’episodio assume particolare rilevanza non solo ai fini risarcitori e successori nei confronti dei familiari tra cui la madre Nunzia (83 anni), la sorella Nuccia e la compagna Barbara D’Agnano, ma anche penali. Nel caso di specie -continua Polizzi- le azioni percorribili da parte dei familiari devono essere assistite e attuate con la massima professionalità e diligenza e l’apporto che da anni viene fornito dall’Associazione in taluni casi viene offerto anche pro bono, proprio per garantire una giusta e competente difesa processuale in situazioni tragiche come quest’ultima.

“In primis, la famiglia -spiega- può costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico dei buttafuori per omicidio volontario, ed è proprio attraverso tale strumento che i familiari possono agire in giudizio al fine di ricevere un risarcimento economico dalla perdita subita, azione che può essere promossa fino alla prima udienza in dibattimento. In secundis, il disposto dell’art. 2043 c.c. individua il fondamento della responsabilità extracontrattuale ossia che “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.

“Il nostro avvocato -conclude il presidente di Primo Consumo- sottolinea che sarà l’autorità giudiziaria a decidere, verificando, altresì, la sussistenza di tutti gli elementi strutturali individuati. Dal dettato letterale della norma, infatti, emergono gli elementi fondamentali per far sorgere la responsabilità extracontrattuale, ossia: il fatto illecito, il danno ingiusto, il nesso di causalità (giuridica e materiale) tra il fatto e il danno, la colpevolezza dell’agente e l’imputabilità del fatto lesivo. Al ricorrere di ogni requisito legale, spetterà sempre al giudice quantificare l’ammontare dovuto, considerato che l’art. 2059 c.c. legittima il danneggiato a pretendere il risarcimento delle conseguenze negative, anche di tipo non patrimoniale”.