Prima l’annuncio del commiato del Capo Centro della Direzione Investigativa Antimafia Renato Panvino, che viene trasferito a Nuoro come Vice Questore Vicario. A distanza di un paio di giorni il trasferimento del capo della Squadra Mobile Antonio Salvago che va a dirigere quella di Napoli. Subito giunti i comunicati di congratulazioni di varie autorità ed esponenti politici, alcuni dei quali quando si tratta di forze dell’ordine sarebbe meglio…In ogni caso non ci pare un brillante esempio di gestione privare contemporaneamente una città difficile come Catania dei capi di due strutture così importanti in un momento così delicato. A loro i nostri migliori auguri per il prosieguo di brillanti carriere ed il ringraziamento per quanto fatto in questi anni, ma Catania rischia proprio adesso nuove emergenze.

La grave situazione economica e finanziaria in cui è precipitata Catania dopo il dissesto della sua più importante “azienda”, il comune di Catania, rischia di dover spiegare ancora i suoi effetti più drammatici che porteranno conseguenze anche sul piano dell’ordine pubblico: girando la sera nel centro storico sembra di essere tornati ai peggiori anni ’80 tra scippi e spaccio. Sono persino tornati a rubare le autoradio, segno che c’è disperazione e rischi di trovarti la testa spaccata per pochi euro!

La crisi di liquidità morde ai fianchi la già precaria condizione di fornitori e dipendenti vari, mentre i lavori della Commissione Straordinaria di Liquidazione è appena cominciata e la soluzione per i debiti pregressi resta in alto mare.

Al contempo continuano ad avere problemi i grandi gruppi imprenditoriali con pesanti conseguenze su occupazione e indotto.

Le tensioni sociali rischiano di diventare incontrollabili mentre crescono gli spazi per la criminalità organizzata alimentata da una classe politica parassitaria,  quella imprenditoriale predatoria e per quella professionale basta vedere cosa succede nei rispettivi ordini: il trionfo della Borghesia Mafiosa.

In un contesto così difficile, la conoscenza del territorio da parte degli apparati sani dello Stato, almeno di quel che ne rimane, la capacità di analisi delle dinamiche di potere che vi si svolgono, risultano essenziali per impedire derive estremamente pericolose.

Adesso, in soli 18 mesi, a Catania sono stati rinnovati praticamente i vertici di tutte le Forze dell’Ordine.

A luglio 2017 l’avvicendamento al comando delle Guardia di Finanza con l’arrivo del generale Antonio Nicola Quintavalle Cecere.

A ottobre dello stesso anno, nuovo comandante per i carabinieri con il colonnello Raffaele Covetti.

A gennaio 2018 è arrivato il questore Alberto Francini e da appena 7 mesi il prefetto Claudio Sammartino.

Certo, quando si insedia un nuovo capo in genere trova vice ed aggiunti a sostenere il testimone, ma non c’è dubbio che si interrompe un percorso, anche solo sotto il profilo meramente organizzativo, portando ciascuno le proprie competenze ed abitudini.

Ora questo repentino e contemporaneo cambio al vertice di due delle più delicate strutture investigative, la DIA e la Squadra Mobile.

Entrambe negli ultimi anni hanno dato un contributo decisivo al contrasto delle illegalità, mantenendo un certo controllo sul territorio ed assestando importanti colpi alle organizzazioni criminali come anche ad alcuni settori della pubblica amministrazione corrotta e dell’imprenditoria deviata.

Ai successori, alla Squadra Mobile si insedia già oggi il nuovo Capo Marco Basile mentre non si conosce ancora chi guiderà la DIA, i nostri migliori auguri, ai due valorosi dirigenti Renato Panvino e Antonio Salvago le nostre congratulazioni per una carriera sempre più brillante ed il riconoscimento per quello che sono riusciti a fare.

Ma siamo assolutamente convinti che Catania abbia bisogno di maggiore attenzione da parte del governo centrale, e anche questo episodio della contemporanea sostituzione di due vertici investigativi e operativi così importanti ci pare un segnale che si proceda, sperando che non sia voluta, con una certa approssimazione.

E non è buono.