Dopo il clamoroso flop dello sciopero indetto dai sindacati confederati CGIL, CISL e UIL,il sindacato di base USB con il segretario Sergio Giambertone denuncia una spaccatura con pochi precedenti, preannunciando un autunno che si profila caldissimo. Sullo sfondo la rappresentanza dei lavoratori delle ex province con i sindacati di base che contestano ai confederali di aver prima sostenuto la legge che le cancellava ed adesso ne vorrebbe tutelare i dipendenti. Il volantino USB ed il documento con cui annunciano lo sciopero indetto dai sindacati di base per il prossimo 10 novembre.

Il volantino diffuso dall’Esecutivo Nazionale Funzione Pubblica USB dal titolo “NOI NON SCIOPERIAMO CON…”

“CGIL CISL e UIL, da bravi opportunisti quali sono, hanno indetto lo sciopero di Province e Città Metropolitane. Dopo ben 4 anni di letargo e di accordi firmati con Governo ed Enti Territoriali, improvvisamente fingono di schierarsi dalla parte dei lavoratori.

E’ evidente che si tratta di una operazione di facciata e di propaganda, non va dimenticato infatti, che in questi anni le loro posizioni erano a favore dell’abolizione degli enti di area vasta.

 USB non sciopera con chi prende in giro i lavoratori, con chi cambia posizione a seconda della convenienza e con chi sciopera solo perché siamo alla viglia delle elezioni RSU.

USB non sciopera con chi condivideva, nel 2011, la lettera che Trichet spedì al Governo italiano, in cui si invitava il nostro paese a realizzare la riforma del Titolo V della Costituzione con l’eliminazione delle Province;

 USB non sciopera con chi, nel 2013, ha sottoscritto un accordo con Confindustria, in cui si prevedeva espressamente l’eliminazione delle Province;

 USB non sciopera con chi ha sostanzialmente condiviso la legge Delrio del 2014, con la sottoscrizione di accordi (protocolli d’intesa), con il Governo e Regioni, per la gestione del personale e dei relativi trasferimenti anche di funzioni e risorse;

 USB non sciopera con chi si è schierato per il SI al Referendum del 4 dicembre 2016 per le eliminazioni delle Province;

L’USB in tutti questi anni si è battuta per il mantenimento di Province e Città Metropolitane, proclamando il primo sciopero nazionale a dicembre 2013 e schierandosi apertamente per il NO al referendum di dicembre 2016. Per noi coerenza e rispetto dei lavoratori sono valori inalienabili, riteniamo che lo sciopero sia uno strumento serio, che non va utilizzato per fini propagandistici o per convenienze sindacali.

Invitiamo tutti i lavoratori degli enti di area vasta ad abbandonare queste organizzazioni sindacali, e a sostenere tutte le iniziative che USB sta predisponendo per il rilancio di Province e Città Metropolitane, compreso lo  Sciopero Generale che abbiamo indetto per il 10 novembre 2017 insieme ad altri sindacati di base.”

Il documento titolato “RESPONSABILITÀ E RISPETTO” firmato dalla federazione provinciale di Catania

“L’Unione Sindacale di Base, nell’apprendere della proclamazione dello sciopero dei lavoratori di Province e Città Metropolitane di CGIL, CISL e UIL  per la giornata del 6 ottobre, non può non evidenziare le responsabilità, le contraddizioni ed i ritardi che caratterizzano questa annosa vertenza.

Sono note infatti ai lavoratori le scelte di questi sindacati, praticate con accordi, protocolli di intesa sottoscritti con il Governo, le Regioni e Confindustria, che hanno sostenuto l’azione di distruzione della politica ai danni di Province e Città Metropolitane ed attestato l’incredibile situazione di collasso e difficoltà generale oggi sofferta.

A distanza di 9 mesi dall’esito del referendum sulla riforma Costituzionale, che prevedeva anche la soppressione delle Province e che ha registrato l’insufficiente contrasto da parte della CGIL ed addirittura il sostegno di CISL e UIL, tardano ad arrivare le soluzioni da parte del governo per garantire la sostenibilità dei servizi fondamentali da erogare ai cittadini ed ai territori.

Gli interventi di manutenzione e messa in sicurezza degli istituti scolastici, della viabilità e delle strade, i controlli e la vigilanza ambientale, soccombono all’assenza di risorse e personale sufficienti a garantirne il livello minimo essenziale.

Il lavoratori di questi Enti soffrono una condizione di forte disagio per l’attacco ai diritti fondamentali, alla propria dignità e professionalità fino al pagamento degli stipendi, oggi messi in discussione in diversi enti.

Una condizione di difficoltà economica generalizzata prodotta dalle politiche dei tagli, che comporta l’assenza dei livelli minimi di sicurezza necessari a garantire gli interventi tecnici e di manutenzione nei territori, che sempre più spesso soffrono i disagi legati alle condizioni straordinarie dettate dal crescente dissesto idrogeologico del nostro Paese, indotto anche dai numerosi eventi climatici avversi.

Così come i lavoratori dei Centri per l’Impiego soffrono una condizione di forte incertezza sul proprio futuro occupazionale e dei servizi, nel momento cruciale di entrata in vigore della legge sul Jobs Act.

Rischia infatti di essere vanificato il percorso di stabilizzazione dei quasi duemila precari, in assenza della collocazione della funzione e degli organici presso le Regioni, soluzione che tarda ad arrivare.

Una vertenza quella delle Province e Città Metropolitane lunga e complessa, della quale l’USB si è prontamente fatta carico fin dal 2013, anche tramite la proclamazione di scioperi, in perfetta solitudine, mentre CGIL CISL e UIL si impegnavano a fornire una sponda formidabile alla politica, nell’opera di devastazione di questi Enti.

Comprendiamo la drammaticità della situazione sofferta dai lavoratori delle Province, Città Metropolitane e Centri per l’Impiego, perché la viviamo ogni giorno, ma come Sindacato non ci sentiamo di scioperare con chi è corresponsabile dello sfacelo che stiamo vivendo.

L’USB sta costruendo un grande sciopero generale nazionale che si terrà nel mese di novembre e che unirà le vertenze nazionali e locali dei lavoratori di questo Paese, per i quali la dignità, il diritto al lavoro ed alla retribuzione sono messi fortemente in discussione.

Uno sciopero che darà voce a tutti i cittadini e cittadine contro la condizione di disagio crescente prodotta dalle scelte scellerate della politica che, sistematicamente, stanno determinando lo smantellamento del welfare e dello stato sociale.”