Cambia tutto per non cambiare niente, ed in ogni caso resta ferma l’attitudine a saccheggiare il Meridione, da sempre bancomat elettorale di tutti i poteri pro tempore. Adesso arrivano gli ultimi scienziati a far danni. La coppia Salvini-Di Maio ha infatti impugnato una delle poche norme ragionevoli prodotte da quella specie di palude che è l’Assemblea Regionale Siciliana: l’art.9 del collegato alla finanziaria, modificandone l’art.85, avrebbe consentito, finalmente, alle imprese siciliane di “compensare” gli enormi crediti che vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione con i debiti erariali. Invece, la beffa del “duo del cambiamento” che sinora non ha cambiato niente, anzi: ed è dramma per centinaia di imprese siciliane ora a rischio fallimento, con quel che comporta per occupazione e servizi. 

Ci stanno invadendo di cretinate, milioni di twitter con falsi problemi e promesse elettorali già dimenticate, ma quando devono far danni riescono a superare rapidamente quelli che tra poco rimpiangeremo che già ci avevano fatto rimpiangere i predecessori…

Il tema è un pò ostico, ma è bene provare a spiegare cosa accade quando i ragionieri (scarsi) prevalgono sulla Ragione.

Lo scorso 6 settembre il Consiglio dei Ministri presieduto dal prof. Conte (o Conti?, non si ricorda neanche) con i due neo mattatori Matteo Salvini sulla fascia destra e Luigi Di Maio su quella ultra destra che capitombola a sinistra a giorni alterni, hanno  deciso di impugnare la legge Regione Sicilia n.10 del 10 luglio 2018 recante “Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2018. Legge di stabilità regionale. Stralcio I”.

In pratica, l’articolo 9, al comma 1, prevede che “Per favorire lo smobilizzo di crediti vantati dalle imprese che abbiano realizzato forniture ai Consorzi e alle Società d’ambito posti in liquidazione, ai sensi della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9 in seguito alla presentazione dell’istanza di certificazione presso la piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti, di cui all’articolo 9 dei decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, i commissari liquidatori nominati ai sensi dell’articolo 919 della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9 certificano i crediti, ai sensi dell’articolo 1988 del codice civile, entro il termine di trenta giorni dalla data di ricezione dell’istanza”.

D’accordo, sintassi orribile, ma la sostanza è semplice.

Per anni alcune società pubbliche, interamente partecipate dalla Regione, come i famigerati ATO, hanno accumulato enormi debiti nei confronti di aziende fornitrici di servizi essenziali, conducendole in molti casi direttamente al fallimento.

Il paradosso è che queste aziende, nonostante i crediti vantati, fossero (e siano) costrette a pagare tasse e contributi allo Stato, dovendolo fare con risorse proprie, che prima o poi finiscono, o, più spesso, con il ricorso all’indebitamento bancario che prima o poi si blocca.

A luglio, con il collegato alla Finanziaria regionale 2018, l’Assemblea Regionale Siciliana aveva accolto le istanze delle associazioni di categoria delle imprese coinvolte, trovando una soluzione quanto meno ragionevole: “La Pubblica Amministrazione non ha i soldi per pagare quanto DOVUTO a questi fornitori? Bene, almeno consentiamogli di detrarre queste somme, almeno quelle certificate, da quanto queste stesse imprese devono allo Stato!

Si chiama COMPENSAZIONE, l’operazione contabile più banale e ovvia che si possa immaginare: “Mi devi 100, ti devo 100, la somma fa ZERO! Siamo pari e continuiamo a lavorare.”

Un ragionamento così scontato da risultare disarmante, tanto da chiedersi: “Ma perché non lo hanno fatto prima, invece di tenere al cappio migliaia di lavoratori ormai a rischio licenziamento?”

Altro che, ora che lo hanno finalmente capito e fatto con questo benedetto art. 9, arrivano questi del “cambiamento” Conte(Conti)-Salvini-Di Maio e tirano un freno a mano che sa di beffa mentre si preparano a fare i tour elettorali da queste parti per le prossime europee che cambieranno il mondo.

Infatti, alla Ragioneria dello Stato si accorgono che questo art. 9 interviene sul tema della Finanza Pubblica, riservato dalla Costituzione alla competenza dello Stato centrale e quindi ne dispone l’impugnativa, ripiombando nella disperazione quelle stesse imprese siciliane già truffate per essere state impegnate da pubbliche amministrazioni che gli hanno appaltato lavori e servizi senza avere i soldi per farlo.

La conseguenza immediata è che Riscossione Sicilia ha subito bloccato la procedura che consentiva alle imprese debitrici di far valere i loro crediti certificati: che rapidità quando si tratta di far danni alla gente che lavora!

Forse durante questo Consiglio del 6 settembre i ministri erano troppo impegnati a mandarsi messaggini o sparare cretinate via Twitter per capire quello che stavano per votare tra le carte della Ragioneria di cui evidentemente non capiscono la portata: magari qualcuno gliela spiega e provano rapidamente a rimediare a questa ennesima cretinata.

E così, se in Italia il primo furbastro, truffatore ed estortore è proprio lo Stato, dove pensiamo di andare a finire se non dritti alla miseria con conseguente guerra civile?

Infatti questo Stato, oggi incarnato dai maghi di Facebook Salvini-Di Maio impone la sue “regole”: “Ti devo 100 e tu ne devi 100 a me? Comincia a pagare tu che io ho altro da farci, tipo pagare i miei sprechi e clientele con i tuoi soldi!”

Questa si chiama TRUFFA e gli effetti saranno devastanti per i siciliani: speriamo lo rammentino alle prossime elezioni, perché norme e impugnative hanno nomi e cognomi, anche se a volte neanche li ricordiamo.

Magari stavolta ci riusciremo, abbiamo mandato a casa i precedenti incapaci chiacchieroni inconcludenti, riusciremo a farlo di nuovo: avanti i prossimi.