E se il “percorso” di privatizzazione non ce l’ha chiaro neanche l’assessore regionale alle Infrastrutture e  Mobilità della Regione Sicilia c’è poco da stare tranquilli su quello che sta accadendo. Ancor di più se a capitanare l’operazione del secolo è Pietro Agen, il “massone in sonno” che è stato capace di far finire all’associazione del figlio i soldi pubblici della Camera di Commercio che presiede. Figuriamoci. Per non dire di quello che sta accadendo in termini di consulenze, contributi, affidamenti. Il paradosso è che gli stanno andando dietro inspiegabilmente e supinamente gli altri soci che, almeno in teoria, dovrebbero rappresentare gli interessi dei territori di Catania e Siracusa oltre che del governo regionale. L’allarme lanciato da Marco Falcone è particolarmente duro e, considerato il ruolo politico e istituzionale che ricopre, dovrebbe finalmente poter portare un contributo per strappare il giocattolo a chi sta giocando con BENI non suoi ma PUBBLICI!

La storia è arcinota e si trascina da troppo tempo, in ballo la “privatizzazione” di una delle poche infrastrutture di mobilità presenti sull’intera Sicilia, l’aeroporto di Catania che persino la legge, come abbiamo scritto, indica come “strategica”, tanto da impedirne espressamente agli enti locali proprietari la dismissione delle quote in loro possesso. Ma ormai si sa che da queste parti le norme sono scritte nel ghiaccio e col caldo che fa…
A decidere le sorti del trasporto aereo dell’intera Sicilia orientale e di tutto quello che ne consegue sono in questo momento 5 persone, rappresentanti a vario titolo e merito, degli enti proprietari che poi sono tutti enti pubblici.
Abbiamo, come visto:
Pietro Agen, in quanto presidente pro tempore della Camera di Commercio del Sud Est che detiene il 61,22% del capitale sociale;
Salvo Pogliese, che somma le facoltà di sindaco di Catania con il 2,04% a quelle di sindaco metropolitano in rappresentanza dei 58 comuni che arrivano al 12,24% delle quote ma non risultano mai consultati;
Pesante anche il ruolo del governo regionale presieduto dal catanese Nello Musumeci che ha nominato i rappresentanti degli altri due enti proprietari:
Carmela Floreno, commissario della ex provincia regionale di Siracusa e Giovanni Perino, commissario dell’IRSAP: entrambi con il 12,24% ciascuno tra le mani.
L’operazione, che pare si aggiri sul miliardo di euro e coinvolge come detto interessi strategici, si sta compiendo in un contesto particolarmente assonnato, quasi anestetizzato sotto il profilo del coinvolgimento pubblico, con tutte le parti sociali, sindacati compresi, che al di là di qualche occasionale comunicato di dubbia efficacia, paiono non in grado di svolgere un ruolo di tutela degli interessi della comunità.
Di ieri pomeriggio la prima uscita di un certo peso, particolarmente significativa per toni e contenuti ma soprattutto per la qualità di chi l’ha assunta: Marco Falcone che è al contempo Assessore regionale proprio alle Infrastrutture e Mobilità oltre che Coordinatore di Forza Italia, il primo partito dell’attuale maggioranza che sostiene il governo Musumeci.
Falcone ha chiesto espressamente uno “stop alla privatizzazione”, chiedendo che “prima si faccia chiarezza”.
Uno stop che interviene ad assemblea dei soci già convocata per il prossimo 30 ottobre, dopo che la precedente è stata sospesa a causa delle perplessità avanzate da alcuni dei soci che cominciano a preoccuparsi per le responsabilità anche personali che rischiano di assumere soprattutto i rappresentanti degli enti locali andando a violare platealmente, come abbiamo segnalato in altro articolo, la legge regionale 15/2015.
Pare che in merito abbiano chiesto l’immancabile “parere legale” che siamo curiosi di leggere, anche solo di sapere a chi lo hanno affidato…
Si legge quindi nel comunicato diffuso dall’assessore Falcone: “Sull’annunciata privatizzazione della Sac, la società di gestione dell’aeroporto di Catania, vorremmo che venga finalmente fatta chiarezza. L’infrastruttura etnea, infatti, rappresenta una delle più grandi realtà pubbliche regionali, potendo contare peraltro su un traffico di passeggeri in costante espansione, anche per via della condizione di insularità in cui ci troviamo. Appunto alla luce del suo strategico ruolo, riteniamo che mettere sul mercato l’aeroporto di Catania, senza aver prima intavolato un reale e approfondito confronto con le istituzioni e tutti gli attori coinvolti, come innanzitutto la Regione, rischia di dare l’impressione di un percorso poco chiaro, privo di una visione di lungo periodo.”
Già queste prime righe contengono giudizi interessanti e informazioni inquietanti: il primo riguarda l’attribuzione dell’espansione dei volumi alla semplice insularità, sottraendola quindi chiaramente a qualsiasi attività della gestione: Fontanarossa cresce perché non può non crescere!
I “numeri”, per quanto sballati e gonfiati, vengono quindi da soli, “per la semplice insularità”.
Inquietante è invece la richiesta di un “tavolo con la regione e le altre istituzioni”, facendo intendere che sino a questo momento queste interlocuzioni non si sarebbero svolte in maniera trasparente e tutto si starebbe compiendo nell’ambito di conventicole che non si capisce chi o cosa rappresentino.
“La vendita o la collocazione sul mercato di una quota di azionariato pubblico – prosegue l’esponente del governo regionale e leader forzista – non deve servire semplicemente per fare cassa quanto, invece, per mettere in sicurezza il futuro della struttura, migliorare la qualità dei servizi offerti, affinare le performance di crescita affiancandole al contemporaneo sviluppo infrastrutturale dell’intero contesto.”
L’aerostazione di Fontanarossa – sottolinea qui pesantissimo Falcone – non è un giocattolo per pochi, ma un patrimonio di tutti. Ecco perché, fra le varie cose, si sta lavorando alla realizzazione della stazione ferroviaria di Fontanarossa, al completamento della progettazione della seconda pista e al conseguente spostamento della stazione ferroviaria merci di Bicocca, nonché alla realizzazione del collegamento metropolitano con piazza Stesicoro, fino allo svincolo Tangenziale-Aeroporto.”
E qui l’affondo che dovrebbe far riflettere gli altri esponenti politici ed istituzionali: “Rispetto a tutto ciò, appare quantomeno contraddittorio da un lato vendere l’aeroporto ai privati mentre, dall’altro, far sobbarcano i costi dell’ammodernamento dello scalo alle istituzioni.
Per questo – tira le somme Marco Falcone – è opportuno fermarsi un attimo e, attorno a un tavolo, delineare percorso, strategie, prospettive. È arrivato il momento che la governance dell’aeroporto spieghi chiaramente cosa intende fare del futuro dello scalo. Solo dopo tale fase, e con le dovute garanzie, si potrà riaprire al confronto con il mercato.”
Sarebbe davvero molto grave e mortificante per le istituzioni se una posizione così dura espressa da un alto esponente del governo rimanesse priva di conseguenze.
È verosimile infatti che “l’appello alla chiarezza” non basti, perché se i prodromi sono rappresentati da quanto accade in Camera di Commercio, che di Fontanarossa è l’ente controllore, è molto più probabile che il problema sia proprio nella “governance”: altro che appello.