SUDPRESS aveva sollevato un caso di cui a quanto pare nessuno si era accorto prima che si aprisse l’udienza: la posizione incompatibile del giudice non togato Mineo dipendente in aspettativa della stessa Università parte convenuta nel procedimento

Si è dovuti arrivare al giorno stesso dell’udienza, il 14 gennaio, per prendere atto che il collegio giudicante il ricorso della consigliera d’amministrazione Febronia Elia contro i vertici dell’Ateneo catanese era stato composto in maniera irregolare.

A quanto pare solo Sudpress si era accorto che tra i cinque giudicanti ve ne era uno in evidente stato di incompatibilità almeno sotto un paio di profili, ma nessuno aveva ritenuto di intervenire per tempo in modo da evitare quello che è successo, il rinvio a data da destinarsi della discussione del caso, che comunque è certamente molto meglio di quanto rischiava di accadere.

Avevamo scritto di “corto circuito” quando si affronta il tema dei rapporti tra autorità giudiziaria e Università di Catania, nonostante l’enormità di alcune questioni sollevate che meriterebbero, stante la loro rilevanza pubblica, decisi approfondimenti piuttosto che le solite frettolose richieste di archiviazione. Ribadiamo il concetto e ci torneremo a breve.

Nel caso del ricorso proposto dalla prof. Elia, in apertura d’udienza del 14 gennaio il presidente del CGA Claudio Zucchelli ha comunicato che il consigliere non togato Giuseppe Mineo, professore associato in aspettativa presso l’università di Catania, aveva notificato, per quanto tardivamente, la propria astensione provocando così il rinvio a data da destinarsi.

Non potevano pensarci prima, quando è stato composto il collegio?

Non era nota l’incompatibilità del consigliere Mineo?

Non si è così provocato un danno con l’ennesima dilazione ad un importante istituzione che pretende chiarezza in una vicenda che si sta trascinando da troppo tempo, minandone credibilità ed autorevolezza?

Certo, la “volontaria” astensione è già qualcosa e non sappiamo cosa sarebbe accaduto se non fosse stato sollevato il caso da udpress,  ma resta il rammarico per il fatto che per mettere le cose almeno parzialmente in regola bisogna sempre suscitare clamore e scandalo.

E non sempre si riesce.