L’occasione per incontrare il prof. Recca ci viene data dalla discussa decisione degli attuali vertici dell’Ateneo di chiudere lo storico dipartimento di ingegneria industriale. Ma la discussione è andata oltre

L’Università di Catania attraversa ormai da tempo un momento molto difficile, legato allo scarso posizionamento in tutte le classifiche, alla costante perdita di studenti e ad alcune vicende dai contorni oscuri di cui Sudpress si è spesso occupato.

Da “Spese pazze” alla “transazione per le residenze”, dal “doppio pagamento Sigenco” alle continue spese per una” Torre Biologica che non apre mai”, dagli “appalti prorogati e poi triplicati” alla “vigilanza de facto”, sono tanti gli aspetti su cui ancora si attende che qualcuno faccia luce mentre resta sub iudice del CGA la stessa legittimità degli organi attualmente in carica.

In calce all’intervista solo alcuni degli articoli dedicati da Sudpress.

Si parla di un ente pubblico che gestisce centinaia di milioni di euro e migliaia di dipendenti e studenti.

L’aria che si respira all’interno, oltre che di incertezza, è chiaramente di elezioni anticipate, con autorevoli candidati che cominciano a posizionarsi.

In un quadro così difficile, il professor Antonino Recca, già Magnifico Rettore e Decano di Ingegneria Industriale, nonostante per motivi anagrafici resti fuori dal gioco di ogni possibile candidatura per il fatto che presto andrà in pensione, resta comunque un punto di riferimento per una parte considerevole del mondo accademico e la sua opinione assume un particolare significato.

Lo abbiamo incontrato.

Professor Recca, lei, oltre che essere stato Magnifico Rettore dell’Università di Catania, è il Decano del Dipartimento di Ingegneria Industriale, un dipartimento che, nonostante forti polemiche e persino una raccolta con 500 firme di studenti che ne chiedevano il mantenimento, è stato disattivato dal CdA dell’Ateneo. Qualcuno, in ambito universitario ed anche giornalistico, ha sostenuto che il vero motivo che ha portato all’eliminazione di questo importante dipartimento è il fatto che lei ne potesse diventare il direttore. Cos’è successo? E in termini più ampi, come giudica la politica in materia di gestione dei dipartimenti adottata dall’attuale amministrazione?

“Prima di entrare nel merito della specifica questione riguardante la disattivazione del dipartimento di Ingegneria industriale (DII), occorre precisare che, in generale, la politica in materia di dipartimenti condotta dal rettore Pignataro contrasta fortemente con l’azione di razionalizzazione portata avanti dalla mia amministrazione. In primo luogo, perché non rispetta, sempre più, la previsione di legge (240/2010), riprodotta nello statuto di Ateneo, secondo cui tutti i docenti di uno stesso dipartimento devono essere “afferenti a settori scientifico-disciplinari omogenei”. Non viene altresì rispettata la norma statutaria secondo cui “i docenti dello stesso settore scientifico-disciplinare devono, di norma, appartenere ad uno stesso dipartimento”. In questo triennio, è capitato, pertanto, che docenti dello stesso settore siano stati inseriti in dipartimenti diversi; è venuto così a determinarsi un abbassamento generale della qualità scientifica, con refluenze negative sulla futura distribuzione della quota ‘premiale’ di FFO riconosciuta all’Ateneo.

Ma c’è di più. Come evidenziato nei mesi scorsi dalla prof.ssa Maria Grazia Cinquegrani, componente del Senato accademico, si è arrivato all’assurdo di cambi di dipartimento richiesti e ottenuti anche allo scopo di eludere la norma ‘antiparentopoli’ introdotta dalla legge 240/2010 (che impedisce, a “coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento”, di partecipare alle procedure di chiamata di professori di prima e di seconda fascia), con successivo rientro del docente interessato nel dipartimento di originaria provenienza, dopo che il problema della ‘promozione del parente’ è stato risolto.

Per evitare tale palese aggiramento della normativa ‘antiparentopoli’, la senatrice Cinquegrani, a fine novembre scorso, ha proposto formalmente al rettore (informando via e-mail l’intera comunità universitaria) di inserire un punto all’ordine del giorno del Senato accademico, al fine di approvare il seguente emendamento al regolamento di Ateneo: “Un docente, che abbia già goduto, nel corso della propria carriera accademica, di uno o più trasferimenti ad altro dipartimento, non potrà comunque fare ritorno nel dipartimento di originaria provenienza allorquando al dipartimento a cui chiede di essere destinato sia stato, nel frattempo, assegnato, a conclusione di procedura di chiamata di professore di prima o di seconda fascia, altro docente con cui abbia un grado di parentela o di affinità fino al quarto grado compreso”. Il rettore non ha dato alcun seguito alla richiesta avanzata dalla prof.ssa Cinquegrani, invero assai opportuna, e il punto non è stato mai portato all’attenzione del consesso.

Venendo alla sgradevole vicenda che ha condotto alla disattivazione del dipartimento di Ingegneria industriale (e alla rappresentazione che ne ha voluto dare una testata giornalistica cittadina, in effetti mai smentita dagli organi istituzionali dell’Ateneo), sarebbe comodo replicare che non avrei mai fatto il direttore di dipartimento, avendo già ricoperto in Ateneo l’incarico di rettore e non essendo interessato – com’è facile comprendere – a una sorta di ‘carriera al contrario’!

Ma voglio essere sincero fino in fondo. In effetti, su sollecitazione di diversi colleghi del DII, ho valutato per qualche giorno la possibilità di candidarmi alla direzione del dipartimento. Ciò, con pieno spirito di servizio, allo scopo, da un canto, di impegnarmi per far sì che si superassero alcuni dissidi sorti nel tempo fra i docenti del DII (colleghi e ragioni dei dissidi che conosco bene, essendo già stato non soltanto rettore dell’Ateneo, ma anche preside della facoltà di Ingegneria), dall’altro, di rientrare, con totale umiltà, tra i banchi del Senato accademico (dopo esserne stato coordinatore per sette anni), per fornire il mio personale contributo affinché l’Ateneo trovi il modo di arrestare la ‘caduta libera’ che ne ha caratterizzato la vita negli ultimi tre anni, come evidenziato da ogni parametro che si voglia prendere in considerazione. A tacer d’altro, si pensi al costante arretramento dell’Università di Catania nelle varie classifiche nazionali e internazionali, che penalizza anzitutto i nostri studenti e le loro prospettive occupazionali. Alla più che probabile diminuzione di risorse ministeriali (FFO), come conseguenza della ridotta performance didattico-scientifica, che finirà con l’intaccare sempre più i risparmi generati nelle precedenti gestioni. Alla delegittimazione delle attività del Nucleo di valutazione e alla conseguente assenza di una seria politica di autovalutazione. Alla forte perdita di studenti nelle lauree magistrali, allontanati anche da curricula che riproducono spesso contenuti formativi e saperi già acquisiti nei corsi di primo livello. Alla scarsa capacità, davvero ridotta ai minimi termini, di acquisire nuovi fondi di ricerca nazionali ed europei e commesse in conto terzi. In particolare, ricordiamo che i finanziamenti destinati alla realizzazione di due infrastrutture strategiche per l’Ateneo, la Torre biologica e il Polo tecnologico di Ingegneria, sono stati acquisiti nella passata gestione; ma ricordiamo anche che entrambe le strutture sono ancora chiuse, sebbene il Polo sia stato inaugurato in pompa magna nel settembre 2014!

Ebbene, mentre stavo valutando se candidarmi o meno alla direzione del DII, ed essendo già stato invitato dal rettore a indire, in qualità di decano, le elezioni del direttore di dipartimento (essendo giunto a scadenza il mandato del direttore pro tempore), improvvisamente il rettore Pignataro ha cambiato idea ed ha avviato – per di più, con una modifica del regolamento di Ateneo avvenuta in ‘corso d’opera’ (come sottolineato dalla prof.ssa Cinquegrani nella seduta di Senato accademico del 30 marzo 2016) – la procedura per la chiusura del dipartimento (prorogando altresì il mandato del direttore pro tempore fino alla conclusione di tale procedura, ben oltre i limiti previsti dalle norme di legge).

Non ho alcuna volontà di fare un ‘processo alle intenzioni’ del prof. Pignataro, ma certamente i fatti sopra riportati sono purtroppo accaduti!

Si è quindi dato seguito alla volontà rettorale, ma non può trascurarsi che la soluzione adottata per il DII non abbia trovato applicazione per altri dipartimenti dell’Ateneo in condizione numerica di docenti afferenti analoga.

Alla fine, si è giunti all’improvvida deliberazione, con “la conseguente disarticolazione del corpo docente del DII, appartenente per la gran parte all’area Ing-Ind, e dei suoi corsi di studio in una pluralità di dipartimenti, il che produce a differenza di quanto assicurato in precedenza dal rettore l’ingiustificata perdita dell’identità didattico-scientifica e culturale di un’area fondamentale per gli studi ingegneristici”. Inoltre, “non si colgono i criteri oggettivi per i quali si è operata la distribuzione dei docenti e dei corsi di studio del DII agli altri dipartimenti e, in particolare, sfuggono i motivi che giustifichino la ripartizione dei docenti di due settori scientifico-disciplinari (ING-IND/13 e ING-IND/14) in due diversi dipartimenti”. In questi termini, onesti e condivisibili, la dichiarazione a verbale rilasciata, a sostegno del suo voto contrario, dalla prof.ssa Maria Antonietta Toscano, componente del Consiglio di amministrazione, nella seduta del 4 aprile 2016, dichiarazione a cui si è associata in CdA la prof.ssa Febronia Elia e che risulta in linea con quanto già rappresentato dalla prof.ssa Cinquegrani e dal dott. Giulio Fortini (anche nell’interesse del personale tecnico-amministrativo) nel Senato accademico del 30 marzo 2016.

Questa idea di dipartimento, perseguita pervicacemente dal rettore Pignataro, che porta ad aggregazioni di docenti fondate su ragioni ‘altre’ (non sempre confessabili) e non sulle regole e sulla coerenza progettuale, non ci sta affatto bene. La vicenda che ha riguardato il dipartimento di Ingegneria industriale segna un momento grave e doloroso per la vita dell’Ateneo e non può costituire ‘precedente’.”

Professore, non si è ancora conclusa la vicenda del cosiddetto “mailgate” che la vede coinvolto per l’utilizzo abusivo degli indirizzi di posta elettronica dell’Ateneo per fini elettorali. Cosa ha da dirci a tal proposito?

Nei primi tempi, debbo riconoscere che tale vicenda, con l’avvio di un procedimento penale a mio carico, è riuscita a sconvolgermi. Ho avvertito subito l’esigenza di allontanarmi dalla vita politica dell’Ateneo, per tornare alla mia attività di docente e occuparmi con maggiore libertà della mia difesa in giudizio.

Col passare del tempo, mi sono reso conto che qualcuno ha voluto strumentalizzare questa situazione, e il mio conseguente stato d’animo, col solo scopo di condizionarmi nel mio agire quotidiano quale componente della nostra comunità universitaria; in altri termini, col solo scopo di zittirmi. Ho allora deciso che le due cose vanno tenute ben distinte: da un canto, c’è la vicenda giudiziaria, in cui confido di dimostrare di non avere commesso alcun reato; dall’altro, c’è la mia legittima partecipazione attiva alla vita dell’Ateneo, che va aiutato a lasciarsi alle spalle l’attuale stagione assai difficile, anche alla luce dell’esperienza che ho potuto maturare nel corso della mia carriera accademica, nei vari ruoli istituzionali che ho avuto l’onore di ricoprire.

Pensa di tornare ad occuparsi attivamente dell’Università?

È vero che in quest’ultimo triennio sono stato quasi completamente in silenzio, per rispettare fino in fondo quanto avevo dichiarato al momento delle mie dimissioni: “Saranno anni difficili ma se saremo uniti ce la faremo”. Va, infatti, considerato che l’elezione dell’attuale rettore è avvenuta, nel 2013, a seguito della ‘desistenza’ (ben gradita, nell’immediato, da Giacomo Pignataro, che aveva ottenuto una manciata di voti in più nel primo turno di votazioni) degli altri candidati (che insieme avevano ottenuto oltre la metà dei voti espressi dal corpo elettorale), con l’auspicio così di potere ricostituire – dopo l’acceso confronto elettorale – un clima unitario e di coesione all’interno dell’Ateneo. In questi tre anni per dare sostanza a tale auspicio, si è preferito smorzare sul nascere ogni polemica, garantendo anche la quasi unanimità negli organi collegiali, per dare tempo al rettore subentrante di sviluppare la sua azione di governo. Oggi, affermo, con molto rammarico, che la sua azione è stata caratterizzata sin da subito da un atteggiamento di fastidio e di astio nei confronti della precedente amministrazione, con continue richieste di dimissioni, tipiche di un inaccettabile spoils system, e con una vocazione al cambiamento spesso fine a se stesso, espressione per lo più di un ingiustificato pregiudizio rispetto a quanto deliberato nel recente passato dagli organi di governo dell’Ateneo (e dallo stesso Giacomo Pignataro quale componente del CdA). Un’azione ‘sfascista’, come a qualcuno piace dire, che ha generato un disastro (che nuoce anzitutto ai nostri studenti), oggetto di crescenti doglianze sia tra il personale tecnico-amministrativo, sia tra i docenti; e ciò, non soltanto fra coloro che avevano votato il prof. Pignataro al secondo turno, a seguito della ‘desistenza’, ma anche tra chi lo aveva votato sin dalla prima battuta.

Oggi, con la mia amministrazione ormai lontana, è giunto il momento di guardare al futuro e di predisporre un nuovo progetto, mettendo in discussione l’operato dell’amministrazione Pignataro, rispondendo così al richiamo di tanti colleghi della comunità universitaria che non gradiscono affatto atteggiamenti ‘accomodanti’ nei confronti dell’attuale rettore e che vogliono soprattutto evitare che errori fatti nel recente passato tornino ad essere commessi. È, in particolare, a questi colleghi – cioè alle tante persone che, nel corso dell’ultimo triennio, hanno maturato riserve critiche rispetto all’attuale conduzione dell’Ateneo – che voglio oggi chiedere scusa per il mio silenzio; voglio altresì annunciare a tutta la comunità accademica che ho appena avviato una mia personale iniziativa giudiziaria, in aggiunta a quella già intrapresa dalla prof.ssa Elia, al fine di poter pervenire, al più presto, al rinnovo degli organi di governo dell’Ateneo.