Davvero una pena esemplare, se non altro, quella richiesta dal sostituto procuratore Raffaella Vinciguerra che sostiene l’accusa nel processo che vede imputato l’ex Magnifico rettore dell’ateneo catanese, con due dipendenti, per l’utilizzo abusivo della mailing list dell’Università a fini elettorali. Udienza rinviata al 23 gennaio, data in cui potrebbe anche essere emessa la sentenza.

Si tratta della vicenda che bloccò le ambizioni politiche dell’allora rettore, in predicato per un seggio al Senato con l’UDC e risultava impegnato nelle regionali del 2012 a sostegno di una candidata all’ARS di quel partito, Maria Elena Grassi, moglie dell’altro imputato Nino Di Maria, dipendente dell’ateneo per il quale sono stati chiesti due anni, mentre al responsabile informatico Enrico Comis la procura ha chiesto la condanna a tre anni.

L’accusa è di violazione  del segreto d’ufficio e trattamento abusivo di dati personale per l’invio di una mail elettorale a sostegno di una candidata nel 2012 dell’Udc all’Ars, che si è poi ritirata, utilizzando una lista di posta elettronica e il server dell’università.

In pratica, la polizia pèostale ha riscontrato che gli imputati avevano utilizzato gli elenchi riservati dell’Università per inviare mail contenenti l’invito a votare la candidata De Maria.

Le posizioni di Maria Elena Grassi, moglie di Di Maria, e di suo figlio Daniele Di Maria sono state stralciate dall’inchiesta della Procura e archiviate.

L’Università di Catania si è costituita parte civile contro il suo ex rettore difesa dall’avvocato Giovanni Grasso che nell’udienza di oggi che ha chiesto la condanna di Recca e Di Maria, escludendola responsabilità di Comis. L’Università ha anche chiesto il riconoscimento di una provvisionale per danni stimata di 100.000 euro.

L’udienza è proseguita con gli interventi degli avvocati Guido Ziccone e Tommaso Tamburino per Recca, di Goffredo D’Antona per Comis, e di Walter Rapisarda per Di Maria.

Il processo è stato aggiornato al prossimo 23 gennaio per eventuali repliche.

Lo stesso giorno il Tribunale potrebbe ritirarsi in camera di consiglio per l’emissione della sentenza.