Nello scontro tra l’attuale rettore Giacomo Pignataro e l’ex direttore generale Lucio Maggio si  consuma una delle vicende certamente più complicate, e delicate, dell’Ateneo catanese. Il prossimo 6 novembre il GIP D’Arrigo dovrà decidere se è opportuno che sia un pubblico dibattimento a dirimere la querelle oppure approvare la posizione del sostituto Bisogni che propone l’archiviazione

Dell’Università di Catania questo giornale si è occupato in abbondanza, sollevando questioni e documentando fatti talmente gravi e circostanziati che cominciano a farsi imbarazzanti certi silenzi e la totale mancanza di iniziativa da parte delle autorità competenti.

Dai tanti commenti a molti dei nostri articoli abbiamo appreso che uno dei punti “qualificanti” del programma elettorale dell’attuale rettore Giacomo Pignataro era rappresentato dalla “cacciata” dell’allora direttore generale Lucio Maggio, considerato espressione dell’ex Magnifico Toni Recca e, soprattutto, molto osteggiato per il rigore con cui interpretava il suo ruolo.

Per attuare questa sorta di “spoil system”, questo sostiene Maggio nelle sue numerose denunce, sarebbero stati attuati metodi che avrebbero gravemente violato i limiti previsti dalle leggi a tutela delle persone oltre che delle istituzioni.

E tutto parte dalle previsioni della cd. Legge Gelmini, che divide le competenze tra organi d’indirizzo dell’Ateneo, il Senato accademico, il CdA ed il Rettore, e l”organo esecutivo affidato, appunto, al Direttore generale.

L’asserita pervicacia, per come si legge nelle denunce, con cui il rettore Pignataro ha perseguito l’obiettivo dell’allontanamento di Maggio, si è consumata con una serie di tentativi che la difesa di Maggio, affidata all’avvocato Dario Riccioli, ha ritenuto effettuati in violazione di legge, dando così adito ad un complesso contenzioso giudiziario in sede sia civile che penale.

In prima battuta, è bene ricordarlo, il Giudice del Lavoro ha accolto le rimostranze del direttore Maggio, arrivando, con un giudizio molto duro nei confronti dell’Ateneo, a reintegrarlo nelle funzioni.

Con un successivo “reclamo” l’Università aveva di nuovo ottenuto l’allontanamento di Maggio da parte del Tribunale, solo per il fatto che il giudice ha ritenuto che le violazioni operate nell’allontanamento di Maggio potessero dare adito solo ad un risarcimento di natura economica e non al reintegro delle funzioni.

Ma qua siamo in punta di diritto ed è materia per gli appassionati.

A noi interessa di più capire, e raccontare, come l’autorità giudiziaria catanese sta trattando le vicende universitarie, alcune delle quali clamorosamente gravi ed evidenti, da “Spese Pazze”, alla “Transazione Residenze”, al “Doppio Pagamento Sigenco”, alla “Vigilanza de facto”.

Nel caso della denuncia di Maggio, interessa capire se è vero che un alta istituzione come il Magnifico Rettore dell’Università di Catania, come è sostenuto in atti, abbia usato o meno metodi illegittimi, o addirittura illeciti, per liberare un altro organo, autonomo, dell’Ateneo governato da persona a lui non gradita.

Nell’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione, che come sempre alleghiamo integralmente per quanti vogliano formarsi una propria libera opinione, si leggono episodi ed espedienti che meriterebbero di per sé un approfondimento sereno in un pubblico processo, stante l’importanza delle istituzioni coinvolte, e non certo una sbrigativa archiviazione consumata alquanto sbrigativamente in appena sei paginette da parte del sostituto procuratore titolare dell’indagine.

Indagine che tra l’altro, segnala il denunciante Maggio nella sua opposizione, pare non sia neanche stata fatta.

Alla richiesta di archiviazione da parte del sostituto Marco Bisogni, dicevamo di appena sei paginette, viene opposto un voluminoso atto di ben 60 pagine, firmato dall’avvocato Dario Riccioli, e che ripercorre nel dettaglio tutta la vicenda, raccontando di fatti che pare davvero difficile poter sottrarre ad un pubblico dibattimento.

E’ una vicenda molto complessa e quindi la sintetizziamo per quel che ci ha colpito, ma ribadendo l‘invito a leggere gli atti originali.

Ci ha colpito l’apparente speciosità con cui si è avviato il procedimento di sospensione prima, e revoca dopo, del direttore generale Maggio sulla base di alcune accuse che lo stesso giudice del Lavoro ha poi ritenuto inconsistenti, dal rinnovo di due contratti professionali ad uno scambio di mail con una professoressa che chiedeva un parere.

Ci ha colpito il tentativo di condizionare il punteggio del Nucleo di valutazione dell’Ateneo sull’attività del Direttore Maggio, tanto da comportare le dimissioni del presidente, forse sottoposto a pressioni, e l’inserimento di un componente di fiducia del Rettore, che ha assegnato un voto ampiamente negativo in chiara contrapposizione a quello, ben più che sufficiente, dato dagli altri componenti.

Sarebbe certamente di pubblico interesse capire quali criteri oggettivi abbiano adottato gli uni e gli altri e se vi sia stato abuso nel giudizio.

Vicende complesse, ma che attenendo alla gestione di poteri pubblici, andrebbero affrontati in aule pubbliche, non nel segreto degli uffici, come ha chiaramente dichiarato il rettore Pignataro nella sua ormai famosa “lettera ai dipendenti dell’Università sulla riservatezza”

Nelle sessanta pagine di opposizione si legge l’amarezza di chi denuncia esprimendo l’opinione che la richiesta di archiviazione nasca “da una superficiale lettura degli atti”, che addirittura non ha tenuto alcun conto delle numerose integrazioni effettuate e che non si è nemmeno proceduto alla richiesta acquisizione di un atto ritenuto essenziale: il famigerato parere dell’Avvocatura di Stato.

E’ infatti proprio su questo misterioso “parere” che il sostituto Bisogni rinviene l’assenza dell’elemento psicologico del reato che viene contestato al rettore Pignataro: in sintesi, “ha agito perchè così ha consigliato l’Avvocatura dello Stato e quindi manca la volontà di nuocere.”

Peccato che, sostiene il denunciante, le azioni ritenute illegittime fossero già cominciate ben prima del rilascio del parere dell’Avvocatura, che peraltro, si sa, non è di certo il Vangelo.

E proprio su questo parere si consuma una vicenda collaterale che dimostra la volontà di “riservatezza”, di questa amministrazione universitaria. 

Richiesto sotto forma di accesso agli atti, persino in sede di indagini difensive da parte dell’avvocato Riccioli, viene negato in quanto, e non si capisce perchè ed a tutela di cosa o di chi, addirittura “secretato”.

Conclusione indagini Catania 1

 

Ed è davvero strano che ad una richiesta di sequestro, stante il rifiuto dell’Ateneo, che l’avvocato Riccioli effettua al PM titolare, questi abbia ritenuto di non adempiervi, anche solo per avere tutti gli elementi utili alla causa.

Conclusione indagini Catania 2

Tanto per chiarire, questo giornale, basta rileggere gli articoli dell’epoca, non è mai stato tenero con la precedente amministrazione Recca, nè tantomeno con l’allora Direttore Maggio, e quindi nessuna posizione di parte, e men che meno di partito preso.

Questo giornale si limita a leggere gli atti e raccontarne di conseguenza.

Questo il nostro ruolo, raccontare il potere per come agisce, e quella amministrazione non ci convinceva.

Ma, letti gli atti, questa di adesso molto meno.

Quindi sarebbe doveroso chiarire se l’allontanamento di Maggio potesse essere determinato dalla volontà di sanare alcune vicende che non lo avrebbero visto diponibile. Se è solo una caso, ad esempio, che il reintegro di Maggio disposto dal Giudice del Lavoro fosse stato ritardato giusto il tempo di liquidare le fatture relative al caso “spese pazze”. Dubbi che andrebbero fugati pubblicamente e definitivamente, nell’interesse pubblico dell’istituzione. Stessi dubbi sulla gestione della vigilanza, cui si era fermamente opposto, o sugli appalti per bidellaggio e pulizia. O ancora, la posizione nelle vicende del doppio pagamento per Sigenco e transazione Residenze.

Tutte questioni che siamo certi la Pubblica Opinione merita di approfondire attraverso un pubblico dibattimento e non certo vedere risolte in troppo sbrigative archiviazioni cui troppo spesso si fa ricorso, soprattutto quando di mezzo ci sono alti rappresentanti delle maggiori istituzioni.

Querele Maggio vs Pignataro richiesta di archiviazione da parte del PM

Querele Maggio opposizione alla richiesta di archiviazione