Mentre l’Ateneo affanna tra classifiche da vergogna, iscrizioni in calo e organi sub iudice, il CdA decide di ristrutturare gli uffici di piazza Università. Con l’immancabile “stoffa in vero damascato” da 10.000 euro. 

Ormai il refrain più utilizzato dalle amministrazioni degli enti pubblici attiene alla costante riduzione dei trasferimenti statali che metterebbero in crisi la gestione dei loro servizi.

Ma se il denaro viene utilizzato per come fanno alcune gestioni, il denaro trasferito è già troppo.

Il 31 luglio scorso si è riunito il consiglio di amministrazione dell’università di Catania presieduto dal Magnifico Rettore Giacomo Pignataro.

I punti messi all’ordine del giorno sono ben 69, alcuni molto interessanti. (Ordine del Giorno per Consiglio di amministrazione del 31 luglio 2015)

Al 65esimo punto risulta iscritto quello relativo ai ” Lavori di recupero, restauro e risanamento conservativo dei locali del Rettorato presso Palazzo centrale sito in Piazza Università, 2 a Catania”.

La relazione preliminare con cui si illustra la proposta ai consiglieri di amministrazione è interessante e per giustificare la necessità dell’intervento parte addirittura dal terremoto del 1693 per arrivare al 1879,  con una rapida puntata tra il 1785 ed il 1818. Fantasioso, non c’è che dire. 

rel

 

Probabilmente per giustificare quanto stanno spendendo per Torre Biologica dovranno partire dal giorno della Creazione del Signore, senza il riposo della domenica.

La spesa prevista, nel caso degli uffici del rettorato, è di 200.000 euro, quanto basterebbe per finanziare ben 5 borse di ricerca che forse potrebbero contribuire a risollevare la posizione in classifica del nostro ateneo, ben più della preziosa “stoffa di vero damascato” (chissà perché hanno questa fissazione) che ricoprirà le anguste pareti degli uffici del rettorato alla modica cifra di circa 10.000 euro. Solo per i parati, naturalmente.

 

rettorato Damascato

 

De gustibus non disputandum est.

Ma di come si spendono i denari dei contribuenti, diremmo proprio che qualche “disputa” dovrebbe aprirsi, magari senza che sia necessario attendere gli esiti del ricorso al TAR promosso dalla consigliera professoressa Febronia Elia affinché si dichiari la decadenza di questi organi elettivi come previsto dallo statuto vigente appena approvato.

Abbiamo già visto con diversi articoli (alcuni citati in calce e leggerli in sequenza dovrebbe dare i brividi) che questo denaro pubblico, tanto denaro, imbocca strade singolari e con modalità a volte da Guinness.

Dalla vicenda “Spese Pazze” alla “incredibile transazione da 700.000 euro per le residenze inesistenti”, dal doppio pagamento da 856.000 euro per SIgenco alla gestione dell’appalto milionario per la vigilanza, (con tanto di “atto aggiuntivo”) , i casi in cui sulla gestione dell’Università di Catania ci si dovrebbe interrogare con un minimo di decenza, continuano a moltiplicarsi, magari rimanendo in attesa che la finiscano di continuare a spendere milioni in quella “Torre Biologica” che appare ormai un Moloch inarrestabile.

Progetto lavori restauro uffici rettorato