Esattamente per lo stesso servizio che negli anni passati (compresi il 2013 e il 2014) è costato all’ateneo meno di un 1 milione 300 mila euro l’anno, l’amministrazione Pignataro, dopo aver revocato 2 bandi, fissa una base d’asta a 3 milioni 821 mila euro l’anno + IVA. Intanto si avvicina il giorno dell’udienza al TAR: l’8 di ottobre

Il “servizio di assistenza alla didattica”, volgarmente detto “bidellaggio”, è uno di quelli più semplici da gestire ed organizzare.

In pratica si tratta del personale che assicura la funzionalità delle singole aule in cui si svolgono le lezioni dei vari corsi universitari. Niente di fantasmagorico.

Negli anni passati l’Ateneo impiegava proprio personale, salvo poi affidarlo a ditte esterne.

Ed erano le singole facoltà/dipartimenti ad assegnare gli appalti.

Allo stato attuale, con gli originari appalti in regime di proroga ormai da oltre 2 anni, le ditte che si dividono la torta da circa 1 milione 300 mila euro sono sette.

Una prima iniziativa per rinnovare l’appalto la si ritrova il 12 novembre 2013, quando il dirigente dell’Area Logistica, Fulvio La Pergola, scrive al Delegato del Rettore per l’Edilizia, il prof. Giovanni Di Rosa.

Nella nota, La Pergola propone una tabella che comprende anche i servizi di pulizia “per le aree interne ed esterne della Torre Biologica”.

Peccato che della famigerata Torre Biologica, come abbiamo avuto modo di vedere, in quel novembre 2013, non si aveva ancora idea di quando e se entrasse in funzione ed a tutt’oggi resta una struttura ancora inagibile.

Questa circostanza non impedisce al dirigente La Pergola di quantificare, per il solo servizio di bidellaggio (V lotto dell’appalto), la bella somma di 4 milioni 300 mila euro l’anno. Escluso IVA, ovviamente.

Questo “quadro economico” proposto da La Pergola violava platealmente le disposizioni dell’Area Finanziaria che, con nota 110985 del 15 ottobre 2013, prescriveva rigorosamente di non superare la spesa dell’anno precedente per servizi analoghi, che in questo caso veniva addirittura più che triplicata.

Scambio vorticoso di mail e note fra i vari protagonisti della gestione universitaria, sino ad arrivare al 26 novembre 2013, quando interviene il dirigente all’Area Provveditorato, l’avvocato Verzì, che con nota 132004 ricorda a tutti che l’importo dell’appalto per il bidellaggio non potrà superare il costo pagato l’anno precedente pari ad 1 milione 187 mila euro. Punto.

Si arriva così al consiglio di amministrazione del 31 gennaio 2014, che delibera finalmente l’appalto per il rinnovo del servizio di bidellaggio fissando l’importo a base d’asta in 1 milione 189 mila euro.

Per inciso deve segnalarsi che per adempiere agli obblighi di pubblicità, l’Ateneo deve sopportare costi non indifferenti, per circa 20.000 euro.

Viene quindi pubblicato il capitolato d’appalto e cominciano a decorrere i termini.

Il 7 maggio 2014 si riunisce la commissione di gara per la valutazione delle offerte.

Si badi, a concorrere per aggiudicarsi il servizio ad 1 milione 189 mila euro saranno ben 26 ditte, segno evidente che tanto svantaggioso questo prezzo non doveva essere.

La commissione di gara accoglie alcuni rilievi tecnici sulla formulazione del bando e decide di sospenderne l’aggiudicazione, proponendo la variazione del capitolato e la riapertura dei termini per le nuove offerte. Non certo l’annullamento del bando. Anzi, prevedendo la prosecuzione dei lavori, dispone la custodia delle 26 offerte pervenute in apposito armadio blindato, in attesa di riprendere la procedura.

Ma la decisione dell’amministrazione Pignataro è diversa.

Il 27 giugno 2014 il consiglio di amministrazione, disattendendo le indicazioni della commissione che proponeva una più semplice riapertura di termini salvo variazione del bando, decide di procedere all’annullamento tout court della procedura di gara, provvedendo nel frattempo ad altra proroga del servizio alle ditte che lo effettuano in atto.

La chiosa al deliberato del CdA è perfettamente in linea con quanto sinora documentato dalle inchieste di Sudpress: “Il consiglio è pronto ad assumersi le proprie responsabilità, tuttavia fa presente che, se in futuro dovessero verificarsi analoghe disfunzioni, sarà costretto ad adottare i necessari provvedimenti consequenziali.”

Altro che, lo abbiamo già visto per “spese pazze”, “doppio pagamento a Sigenco”, “transazione residenze”, “vigilanza de facto”. Nessuna conseguenza per nessuno.

Comunque, il 3 luglio 2014, il direttore generale Federico Portoghese decreta l’annullamento della procedura di gara.

Il 29 luglio successivo, nuova adunanza del CdA che delibera il nuovo appalto, approvando il capitolato “corretto” per l’importo di 1 milione 256 mila euro.

La pubblicazione del nuovo capitolato richiede, chissà perché, tempo, tanto tempo, e si arriva a novembre 2014 per poter pubblicare il nuovo bando.

Altri 20.000 euro per la pubblicazione. Tanto paga il cittadino. E nel frattempo, nuova proroga per le ditte affidatarie.

Ma nelle more di chiudere le procedure di gara (con termini di presentazione delle offerte già scaduti a dicembre 2014), nuovo colpo di scena.

Il consiglio di amministrazione presieduto dal rettore Giacomo Pignataro ci mette oltre 120 giorni a prendere atto di un nuovo “errore” contenuto nel bando.

Il 19 febbraio del 2015, sempre lo stesso dirigente, Fulvo La Pergola comunica con nota 21745 di aver riscontrato una “incongruità dell’importo a base d’asta in relazione al costo del personale per l’espletamento del servizio con le modalità prescritte dal capitolato speciale d’appalto (segnatamente negli art. 10 e 16). La suddetta verifica è stata compiuta sulla scorta della tabella allegata al decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali del 13 febbraio 2014, relativa al costo medio orario a livello nazionale degli operai dipendenti da imprese esercenti servizi di pulizia, di disinfestazione, di servizi integrati/multiservizi.”

Quindi, il Cda presieduto sempre da Giacomo Pignataro, il 29 aprile 2015 delibera la nuova revoca del bando e nuovi soldi dei contribuenti sprecati, altri 20.000 euro.

Ovviamente, nonostante il nuovo “errore” e l’ingente danno economico, il proposito espresso nel precedente CdA di “assumere provvedimenti” resta sulla carta, come del resto si continua a deliberare una nuova proroga per le ditte affidatarie.

Sull’applicazione delle “tabelle ministeriali” per la determinazione del prezzo a base d’asta si apre una querelle, considerato che in quelle tabelle è indicato semplicemente il “costo medio” e che non può sfuggire la banale circostanza che sino ad oggi lo stesso servizio viene svolto ad un terzo di quanto deliberato per la base d’asta e che al primo bando avevano già partecipato ben 26 imprese, segno che il prezzo era del tutto congruo.

Da non trascurarsi il fatto che il famigerato Decreto del Ministero del Lavoro citato nella decisione del CdA ed alla base del nuovo costoso annullamento è nientemeno che del 13 febbraio 2014, e quindi doveva essere ben conosciuto da chi prende stipendi ed indennità da favola ed evitare che nel frattempo si annullassero addirittura due costose gare d’appalto.

Fatto sta che viene pubblicato il terzo bando (altri 20.000 euro) con scadenza termini il prossimo 12 ottobre.

L’importo a base d’asta passa miracolosamente dal precedente 1 milione 256 mila euro agli stratosferici 3 milioni 821 mila. Con l’effetto consequenziale, tra l’altro, di aumentare la soglia del requisito economico degli appalti precedenti per le ditte partecipanti, riducendo così la platea dei concorrenti. Per partecipare alla gara dovrà infatti dimostrarsi di aver ottenuto nel triennio precedente appalti analoghi per almeno 3.821.000 euro.

In conclusione, 3 bandi e 2 revoche per l’appalto di un servizio che vede triplicare la base d’asta rispetto a quanto speso sino ad oggi e per di più a condizioni peggiori (che fine ha fatto l’obbligo delle 1500 ore di straordinario a carico dell’impresa?).

Il tutto a pochi giorni da quell’8 di ottobre in cui il TAR di Catania andrà a decidere se questa amministrazione ha davvero i titoli per continuare a governare l’Università di Catania.

E per di più in questo modo.

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Tutti i documenti citati:

Gli estratti di pubblicazione       Le note La Pergola 2013    I limiti alla base d’asta

CdA del 31 gennaio 2014               Il primo bando                 Il verbale della commissione di gara

L’invito a correggere il bando      CdA del 27 giugno 2014      L’annullamento della gara

CdA del 29 luglio 2014          Il secondo bando          CdA del 29 aprile 2015

Le tabelle ministeriali    L’annullamento del secondo bando   CdA del 29 maggio 2015

Le ditte prorogate      L’attuale numero di addetti  L’ultimo bando