E’ arrivata l’attesa sentenza del giudice del lavoro che ha disposto il reintegro immediato nelle sue funzioni di direttore generale di Lucio Maggio, assegnandogli anche un risarcimento complessivo di 500 mila euro. Professori, studenti e dipendenti continuano a pagare. Sino a quando? 

Ci sarà tempo per commentare ed approfondire una vicenda che si inquadra in uno scenario complessivo che vede l’ateneo catanese coinvolto in vicende decisamente inquietanti e che abbiamo più volte proposto all’attenzione di lettori ed autorità.

Per il momento pubblichiamo il dispositivo (ed in calce la sentenza integrale) della sentenza che riconosce pienamente le ragioni di Lucio Maggio per come prospettate dal suo collegio difensivo composto dai professori Raffaele De Luca Tamajo e Vincenzo Luciani e dall’avvocato del foro di Catania Concetto Ferrarotto.

“Il Tribunale di Catania, in persona del giudice unico, dott.ssa Patrizia Mirenda, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando nella causa iscritta al numero 2791/2015 R.G. promossa da Maggio Lucio nei confronti dell’Università degli Studi di Catania, ogni diversa domanda, istanza ed eccezione disattese, così statuisce: 

In accoglimento del ricorso, dichiara illegittima la revoca dell’incarico di direttore generale disposta dal Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Catania nella seduta del 16 maggio 2014 che, per l’effetto, annulla. 

Ordina all’Università degli Studi di Catania, in persona del Rettore pro tempore, di ripristinare in favore del ricorrente l’incarico di direttore generale dallo stesso svolto fino alla sua naturale scadenza e di ripristinare, conseguentemente, il rapporto di lavoro che al primo accede. 

Condanna l’Università degli Studi di Catania, in persona del rettore pro tempore, a pagare al ricorrente, a titolo di risarcimento del danno patrimoniale, la retribuzione lorda siccome indicata in parte motiva maturata dal 16 maggio 2014 al 30 novembre 2014 e quella maturata a decorrere dal 23 gennaio 2015 fino alla data dell’effettivo ripristino dell’incarico e comunque quella che maturerà da quella data fino al termine di scadenza dell’incarico (31 agosto 2016) ove non si sia prima proceduto all’effettiva reintegrazione nello stesso, dedotto quanto percepito a titolo di retribuzione nello stesso periodo in ragione della attività di ricercatore confermato svolta dal ricorrente, oltre la maggior somma tra interessi legali e rivalutazione monetaria. 

Condanna l’Università degli Studi di Catania, in persona del rettore pro tempore, a pagare in favore del ricorrente, a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale complessivamente subìto, la somma di € 113.479,26, oltre la maggior somma tra interessi legali e rivalutazione monetaria. 

Rigetta la domanda di risarcimento del danno da perdita di chance e quella di risarcimento del danno non patrimoniale sub specie di danno biologico. 

Rigetta la domanda riconvenzionale spiegata dall’Università degli Studi di Catania. 

Condanna l’Università degli Studi di Catania, in persona del rettore pro tempore, a rifondere in favore del ricorrente le spese di lite che liquida in complessivi € 10.206,00, oltre rimborso spese generali al 15%, CPA e IVA come per legge.”

Adesso si attendono immediate conseguenze.

MAGGIO c. UNICT – SENTENZA 2125-2016