Abbiamo ricevuto decine di commenti molto perplessi da parecchi lettori a seguito di come è stata comunicata da alcuni, e interpretata da altri, l’OVVIA revoca delle interdizioni cautelari ai pubblici uffici, decisa dal GIP Cannella,  “considerato il mutato (almeno formalmente, ndr) assetto universitario”. Interdizione cautelare che era stata comminata a sette dei principali indagati nella prima puntata della monumentale inchiesta della DIGOS di Catania. Gli stessi lettori ci hanno anche segnalato il trionfale messaggio inoltrato via mail alla comunità accademica dal prof. Filippo Drago, già direttore del dipartimento Biometec e tra i principali indagati, per il quale la Procura aveva addirittura chiesto l’arresto. Allora cerchiamo di chiarire a che punto siamo, anche perché si ha l’impressione che a UNICT non abbiano capito bene cosa è successo il 28 giugno 2019, cosa ancora può accadere e, soprattutto, quanto è costata economicamente e socialmente  questa folle gestione dell’Ateneo catanese…

Intanto premessa, perché quando si tratta di indagini penali che coinvolgono le più importanti istituzioni pubbliche, è più che mai necessario essere precisi nella ricostruzione dei fatti e rigorosi nella valutazione degli atti di cui si viene in possesso, badando bene a considerare che occorre fare uno sforzo supplementare per rendere leggibili circostanze non sempre facili da comprendere.

Non c’è amore di scoop o altro, solo l’esigenza di far capire come le derive morali, la soggezione a sistemi degradati e degradanti, l’accettazione della tracotanza di alcuni, si traduce in costi immediati per l’intera comunità che vede umiliate le menti migliori, castrate le più importanti aspettative di progresso: ridurre un’antica e una volta prestigiosa università come hanno ridotto quella di Catania è un crimine in sé che non abbisogna di sentenze per essere giudicata.

Parla chiaro il dato di migliaia di nostri giovani che neanche ci pensano a formarsi da queste parti, con le loro famiglie che preferiscono caricarsi spese impegnative per mandarli fuori a prendersi una chance.

Innanzi tutto mettiamo in cornice la vicenda, anche chiarendo per quale motivo attribuiamo spesso il carattere di “prima puntata” a questa fase della vicenda universitaria: non è una nostra invenzione.

Si legge infatti negli atti che “la presente indagine scaturisce dagli sviluppi di una delega del 2.12.2015 volta a verificare eventuali collegamenti tra alcune società aggiudicatesi la realizzazione di appalti in seno all’Università di Catania ed i vertici di essa.”

L’ingine, lo ricordiamo, è stata condotta dalla DIGOS di Catania al comando della dirigente Vice Questore Aggiunto Marika Scacco con investigatore coordinatore il commissario capo Claudio Pucci; il pool della Procura è costituito dai Sostituti Marco Bisogni, Raffaella Agata Vinciguerra e Santo Distefano che hanno richiesto le misure cautelari con il visto di approvazione del Procuratore Aggiunto Sebastiano Ardita e del Procuratore Distrettuale della Repubblica Carmelo Zuccaro.

Com’è noto, nella tranche finora conosciuta e sfociata nel terremoto giudiziario del 28 giugno, di appalti neanche l’ombra ed è ragionevole ritenere che ci si arrivi.

Anche perché ipotesi di strane gestioni ne abbiamo documentate a decine e per svariati milioni di euro, sprechi ancor più significativi alla luce dello stato di dissesto che abbiamo rilevato come sia stato recentemente certificato dal ministero dell’Istruzione. È probabile che, nel caso di appalti ed affidamenti, l’analisi documentale richieda più attenzione agli investigatori. Storie complesse per quanto assurde e di evidente malagestio, molte delle quali da noi stessi rivelate e raccontate, basta scorrere in calce il solito elenco, molto parziale.

Il fatto è che, partendo da quell’indagine sugli appalti universitari, le intercettazioni abbiano condotto a scoprire un’altra associazione che gli inquirenti ed il GIP hanno ritenuto di natura criminale finalizzata a controllare illecitamente gli esiti di concorsi e selezioni pubbliche: punto, molto semplice.

Ora, è opportuno chiarire che, nell’ambito dei procedimenti penali, la comminazione di misure cautelari, come gli arresti o le interdizioni, non rappresentano pene preventive, come la loro successiva revoca non significa proscioglimento o decadenza delle accuse.

Le misure cautelari possono essere comminate dal giudice per le indagini preliminari solo quando vi è pericolo di fuga, reiterazione dei reati o rischio di inquinamento delle prove.

Il GIP Cannella, in questo caso, escludendo il pericolo di fuga, ha ritenuto sussistenti le altre due ipotesi previste dall’art.274 del codice di procedura penale, in quanto gli indagati al momento in cui furono interdetti (28 giugno 2019) risultavano ancora in carica in ruoli che avrebbero potuto mettere a rischio le indagini. Punto.

Nel frattempo, anche questo è noto, molti degli stessi indagati si sono dimessi dalle loro cariche, alcuni persino in sede di interrogatorio di garanzia, e si sono svolte le ormai famosissime e contestatissime elezioni di ferragosto per il rinnovo degli organi universitari, circostanza che “tecnicamente” libera le indagini dai rischi prescritti. Punto.

Quindi non c’è stato alcuna diversa valutazione della gravità delle accuse formulate dalla Procura né affievolimento degli indizi di reato a carico degli indagati-interdetti: semplicemente si trovano in una posizione diversa rispetto a quella in cui l’accusa presume abbiano compiuto i delitti ascritti. Punto.

Si qui chiarimenti “tecnici” che speriamo chiari, ma preme anche segnalare che una cosa sono gli esiti giudiziari, con le loro dinamiche e tempi, una cosa il giudizio che deve esprimersi a prescindere da questi, prendendo atto di quanto emerge dagli atti d’indagine, da quelle conversazioni intercettate, da quel continuo spregiudicato brigare per premiare alcuni a scapito di altri, con il risultato di distruggere un’intera università condotta agli ultimi posti di tutte le classifiche mondiali e, adesso, persino al dissesto dopo aver perso 20 mila iscritti negli ultimi anni!

Torniamo, approfittandone per chiarire con l’esempio specifico e documentale, alla revoca dell’interdizione che ha portato alla pubblica esultanza il prof. Filippo Drago, ex direttore del dipartimento Biometec e per il quale la Procura di Catania aveva chiesto l’arresto.

Scrive il GIP nella sua ordinanza: “Le condotte contestate ai Direttori di Dipartimento DRAGO, CAVALLARO, GALLO, MONACO, BARONE, PENNISI e SESSA sono reiterate nel tempo e ricoprono particolare gravità in considerazione del ruolo di primo piano rivestito dagli stessi nell’ambito dell’amministrazione Universitaria, nella qualità di Direttore di Dipartimento.”

E ancora: “La pericolosità del DRAGO si ricava, inoltre, tanto dal suo coinvolgimento in un significativo numero di reati quanto dalla qualità del suo apporto criminale. DRAGO, infatti, oltre a partecipare numerose turbative, è coinvolto anche nei tentativi di induzione indebita a i danni del CASTORINA (unitamente alla D’AGATA) e della MALAGUARNERA.”

Per giungere alla conclusione che “Tali vicende rivelano come il DRAGO, nell’esercizio delle sue funzioni sia spinto da finalità diverse dalla buona amministrazione dell’Ateneo e tuteli, al contrario, gli interessi dei pochi privilegiati che condividono le condotte criminali dell ‘associazione di cui fa parte.”

Per valutare il tenore delle conversazioni ritenute criminali dal GIP basta andare a leggersi l’ordinanza che le riporta e rendersi conto, come già detto, che non occorre un giudizio di Cassazione per comprenderne la gravità, riconducendo quei metodi di gestione direttamente tra le maggiori cause dell’intollerabile livello di degrado raggiunto dall’Università di Catania.

Tuttavia, lo ripetiamo, così come interdizione o arresti cautelari non sono pene preventive ma servono solo a tutelare le indagini, le revoche di queste misure non sono certo assoluzioni: bisogna avere pazienza per le sentenze, un pò meno per provare a rimediare ai danni subiti dall’Ateneo e da intere generazioni.

Adesso, dimessi gli indagati e nominati i sostituti, sono almeno tecnicamente venute meno le possibili cause previste dalle lettere a e c dell’art. 274 del codice di procedura penale.

Per richiedere nuove misure cautelari, cosa sempre possibile in fase d’indagine, investigatori e procura dovrebbero provare al GIP che gli stessi indagati siano in qualche modo tornati a brigare per mantenere o continuare ad influenzare il controllo del “Sistema” ritenuto criminale.

Scrive quindi il GIP Cannella nel revocare la misura: “Ritiene il giudice che sussistano elementi di novità rispetto all’epoca dell’emissione della misura interdittiva idonei a modificare la valutazione in ordine all’attualità delle esigenze cautelari necessarie per il mantenimento della misura. Invero le elezioni dell’agosto scorso per la carica di Rettore e di numerosi Direttori di Dipartimento dell’Università di Catania, in considerazione del vuoto conseguente alle dimissioni di numerosi odierni indagati (il Rettore BASILE, i prof. SESSA, GALLO, CAVALLARO, DRAGO e MONACO) avvenuta in sede di interrogatorio di garanzia e comunque pochi giorni dopo la notifica della misura interdittiva nei loro confronti, hanno senz’altro cambiato la situazione all’interno dell’Ateneo catanese con evidenti ripercussioni nella valutazione dell’attualità delle esigenze cautelari. Appare infatti evidente come la nomina del nuovo Rettore e la nomina di alcuni Direttori di Dipartimento consentono di affermare che sia del tutto mutato il quadro cautelare, non ricoprendo gli odierni istanti alcun ruolo all’intemo dell’Università di Catania.”

Quindi forse ogni esultanza appare un tantino prematura, la definizione dell’Università di Catania come “casa che riconosco” si comprende dalla lettura degli atti, mentre il fatto che la si possa ritenere il “mondo migliore” appare decisamente azzardata.

Un minimo di prudenza sarebbe quantomeno segnale di quel cambiamento che proprio non si riesce a scorgere.

In ogni caso, la fretta di di svolgere le elezioni almeno un risultato lo ha ottenuto, per il resto vedremo nei prossimi giorni: qualche notizia di cosa sta accadendo in “riunioni informali” già l’abbiamo…