Dopo decenni di attesa e feroci dibattiti, vengono regolamentate le convivenze al di fuori del classico matrimonio. Una legge certamente non perfetta ma che può avviare una nuova stagione di maggiore attenzione per diritti e doveri tra le persone a prescindere dal sesso e da costruzioni ideologiche. Le opinioni dei deputati Giuseppe Berretta e Basilio Catanoso

 

 

giuseppe Berretta 3Giuseppe Berretta, deputato nazionale Partito Democratico: “La Camera dei deputati lo scorso 11 maggio 2016 ha approvato, in via definitiva e a larga maggioranza, la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Hanno votato sì ben 372 deputati, appartenenti alle forze che sostengono il Governo (Partito democratico, in primis), ma anche alle forze di opposizione di sinistra (Sel-Si) e di destra (anche alcuni deputati di Forza Italia hanno detto sì). Si sono astenuti i deputati del Movimento 5 stelle, ma questa non è una novità, e hanno detto no solo 51 deputati, meno del 10% dei partecipanti al voto.

Sino ad oggi quando il legislatore italiano ha tentato di legiferare in questa delicata materia, i tentativi si sono rivelati inutili. Negli ultimi lustri c’è stato un pullulare di proposte di legge caratterizzate da diversi acronimi – PACS (Patto Civile di Solidarietà), DICO (Diritti e doveri delle persone Conviventi), CUS (Contratto di Unione Solidale), DIDORE (Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi) – che hanno intrapreso il percorso della disciplina positiva e si sono risolti in un nulla di fatto.

In sostanza siamo riusciti, e lo rivendico, anche in questo ambito dove altri hanno fallito.

E’ solo l’ultima, in ordine di tempo, delle tante riforme approvate in questi mesi: dalla scuola al mercato del lavoro, dalla pubblica amministrazione alla giustizia e alla corruzione (tema sul quale abbiamo introdotto novità di fondamentale importanza), dal fisco (basti pensare agli 80 euro o alla abolizione delle tasse sulla prima casa) alla riforma elettorale. E poi la riforma delle riforme: la riforma istituzionale.

Questa è l’ennesima riprova di un Paese che ha deciso di rimettersi in moto, della capacità del Partito democratico di far uscire l’Italia dal guado nel quale tanti anni di immobilismo l’avevano precipitata.

L’approvazione della disciplina delle unioni civili consente anche di colmare il divario accumulato dal nostro Paese rispetto alle altre Nazioni dell’Unione. Dalla Spagna alla Francia, dalla Germania all’Ungheria, dal Regno Unito alla Repubblica Ceca, le unioni omosessuali sono disciplinate da anni, se non da decenni.

In estrema sintesi, l’unione civile tra persone dello stesso sesso è costituita da due persone maggiorenni dello stesso sesso, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile. La legge disciplina i diritti e doveri derivanti dall’unione civile, sulla falsariga dell’art. 143 del codice civile sul matrimonio. Oltre all’applicazione della disciplina sugli obblighi alimentari prevista dal codice civile, la costituzione dell’unione comporta che le parti acquistino gli stessi diritti e assumano i medesimi doveri: in particolare, si fa riferimento all’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale, alla coabitazione nonché al contributo ai bisogni comuni, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo. Analogamente, è stabilito che l’indirizzo della vita familiare e la residenza comune siano concordati tra le parti.

La medesima legge regolamenta anche la convivenza di fatto che può riguardare tanto coppie eterosessuali quanto coppie omosessuali. Sono considerati conviventi di fatto due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune. Sono estese ai conviventi di fatto alcune prerogative spettanti ai coniugi, in buona parte sono così codificati alcuni orientamenti giurisprudenziali. Si tratta, tra gli altri, di diritti previsti dall’ordinamento penitenziario, del diritto di visita e di accesso ai dati personali in ambito sanitario; della facoltà di designare il partner come rappresentante per l’assunzione di decisioni in materia di salute e per le scelte sulla donazione di organi; di diritti inerenti la casa di abitazione; di facoltà riconosciute in materia interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno; del diritto al risarcimento del danno da fatto illecito.

I partner possono, inoltre, stipulare un contratto di convivenza, attraverso il quale disciplinare i loro rapporti patrimoniali.

Gran parte dei commentatori si sono soffermati su questa novità legislativa, inserendola nel quadro delle leggi che riconoscono diritti, ma tale ricostruzione è parziale e rischia di essere fuorviante.

A mio avviso, e lo ha spiegato molto bene il collega Alessandro Zan in occasione della dichiarazione di voto, la nuova legge sulle unioni omosessuali “…è una legge, sì, sui diritti, ma anche sui doveri, sull’assunzione davanti allo Stato di una serie di responsabilità e impegni verso il proprio partner. E credo che non ci sia nulla di più importante e generoso che assumersi reciprocamente delle responsabilità…”.

Quando ho sentito queste parole, mi è tornata alla memoria una frase di Aldo Moro, il quale affermò che “…questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere“. Forse il nostro Paese si salverà”.

 

per il sasso

 

Basilio Catanoso, deputato nazionale Forza Italia: “Una legge che tratta di scelte etiche non può essere approvata dalla Camera con il ricorso al voto di fiducia come ha scelto di fare il governo Renzi.

Il voto su temi etici è il voto libero per antonomasia, quello che non dovrebbe subire costrizioni, così come ci saremmo aspettati in un caso simbolo come questo. 

Il voto di fiducia dimostra ancora una volta come nelle aule parlamentari italiane viga al momento non un metodo democratico ma la logica pubblicitaria di un Renzi sempre e comunque solo impegnato a perseguire la spettacolarizzazione delle scelte. Quello appena esposto è il primo motivo, non tecnico ma precipuamente politico, del mio voto contrario a questa legge sulle unioni civili.

Inoltre con questa legge si è proseguito nella logica dell’attuale capo del Governo e della sua maggioranza di centrosinistra di demolire la Costituzione Italiana, smontandola emendamento dopo emendamento, leggina dopo leggina (a colpi di maggioranza e di “fiducia”) come se si trattasse di una normale legge. Nella Costituzione, infatti, ad essere tutelata è la famiglia naturale fondata sul matrimonio che è alla base della nostra società e non è possibile, pertanto, parificare la famiglia prevista e protetta dalla Costituzione con questo “nuovo” progetto di famiglia del centrosinistra e, per giunta, volerlo fare con legge ordinaria, sulla quale, per dipiù, è stata chiesta la fiducia al governo. Come ho già avuto modo di dire in questa rubrica per altri argomenti, se si vuol cambiare la Costituzione (e secondo me va fatto!…) ciò deve prevedere percorsi e procedure proprie della modifica costituzionale, con il rispetto dell’ampio sentire del popolo italiano, e non certo facendo uso di stratagemmi procedurali, di piccolissime maggioranze o di scorretti voti di fiducia.

Ciò non vuol dire che non fosse giusto pensare alla regolamentazione delle unioni civili anche di quelle omosessuali, come è giusto e corretto che sia, ma ciò senza arrivare ad una parificazione che peraltro creerà tanti problemi nell’organizzazione dello Stato. Un esempio per tutti, gli effetti che si avranno sulla pensione di reversibilità, fino ad oggi possibile senza guasti (economici e procedurali) al sistema Paese perché consentita dalla promozione dell’attività familiare prevista costituzionalmente a carico dello Stato ma che in futuro potrebbe persino attivare un meccanismo di false “unioni”, inventate solo per ottenere i benefici della suddetta reversibilità.                                                                                                                                                 

Per convinzione personale e nel solco della tradizione della Destra politica italiana, non sono interessato a cosa gli italiani facciano in casa loro ma, piuttosto,  sento di dover partecipare alla difesa dei loro diritti, anche affettivi, e delle loro scelte, anche sessuali.

Pertanto, avremmo dovuto in Italia regolare le unioni, anche elencarne i diritti relativi a tutela degli omosessuali (ad esempio, il riconoscimento dell’assistenza al compagno infermo, che, seppur già prevista dalla normativa esistente, è utile che venga codificata e chiarita come altri casi di normale vita quotidiana) i quali non ottengono di certo rispetto da questa legge, come si può vedere dalla eliminazione del principio di fedeltà in queste cosiddette “unioni civili”; ciò evidentemente rende  l’idea di uno dei vulnus del nuovo articolato legislativo che si concretizza nel ridurre ad un problema carnale una relazione e non, invece, ad una vicenda affettiva. 

Temo però che ci sia una verità nascosta dietro la pervicacia con cui si è voluta approvare questa legge; mi riferisco al fatto che chi la scorsa settimana ha votato questa norma alla Camera dei Deputati (per ipocrisia o per timore) tenda ad aprire la strada a ben altro, alla cosiddetta “stepchild adoption”, ovvero all’adozione del figlio del compagno anche nelle unioni civili, che invece oggi trova la contrarietà di gran parte del popolo italiano e che però la sinistra ha fissato come proprio obiettivo. Per cui la formula “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti” che troviamo nel testo della norma, è esclusivamente il tentativo di confondere le acque visto che, non a caso, non vengono chiariti i rapporti relativi al riconoscimento della possibilità di adozione e si prova così ad aggirare l’ostacolo preparando il terreno poco per volta. 

Da parlamentare credo di avere interpretato bene il mandato dei miei elettori votando “no” a questo provvedimento legislativo, anche se sono dispiaciuto per non aver potuto partecipare, grazie al solito Renzi, alla costruzione di un quadro normativo di diritti che avrebbe agevolato in Italia la convivenza civile nella consapevolezza delle diverse esigenze ed idee dei soggetti che sono parte della nostra Nazione.”