E lo segnaliamo con tutto l’amore ed il rispetto che abbiamo per i vigili del fuoco, ma 8 mila euro per un’inserzione pubblicitaria, e noi ne sappiamo qualcosa, sono un’enormità: a prescindere. Se poi un Ateneo, peraltro tra gli ultimi nelle classifiche mondiali, li spende per essere presente su un solo numero di una rivista denominata “NOI – Vigili del Fuoco”, le perplessità sulla gestione si fanno proprio esagerate.  

Piccole cifre solitamente destano meno sospetti. Infatti, sommate le une alle altre, danno vita a spese da centinaia di migliaia di euro. Che accendono un campanello d’allarme molto forte sulla gestione economica dell’Ateneo di Catania.

8.350 euro. Una cifra irrisoria se commisurata al bilancio annuale dell’Ateneo, ma che – messa insieme ai 120.000 euro della cattedra di Papirologia a Orazio Licandro ed altre “spesucce” di cui vi parleremo presto – fanno drizzare le antenne sulla gestione al quanto discutibile delle finanze dell’Università di Catania.

Per non parlare di tutte le altre, letteralmente gettate dalla finestra, con transazioni assurde da 700 mila euro o addirittura pagate due volte per 856 mila euro e di cui non si è saputo più nulla nonostante periodicamente proviamo a ricordarlo a chi di dovere che quelle vergogne non saranno dimenticate!

Ma veniamo al fatto.
Il 15 febbraio 2018 il responsabile del Coordinamento Staff del Rettore manifesta l’esigenza  di acquistare uno spazio pubblicitario per l’Ateneo.

8.350 euro compresa IVA e il 15% di commissioni all’agenzia Publimedia srl per una paginata a colori.

Lo stesso giorno il Direttore Generale Candeloro Bellantoni approva tempestivamente la spesa.

8.350 euro per una pagina di pubblicità dell’Ateneo sul numero 11 di NOI – Vigili del Fuoco, la rivista ufficiale del Corpo Nazionale. Testata di proprietà del Ministero dell’Interno e il cui editore è sempre la Publimedia srl, di Massimiliano Nizzola.

8.350 euro. Per una pagina. Sulla rivista dei Vigili del Fuoco.

A che pro? Che vantaggio di “comunicazione” ha l’ateneo di Catania e, soprattutto, i suoi studenti ad un’operazione simile? Non lo sappiamo.

L’oggetto della pubblicità non è noto. E non ce lo riusciamo proprio ad immaginare.

Ma non siamo neanche riusciti a vederla questa paginata pubblicitaria. L’abbiamo cercata, ma – nonostante del decreto autorizzatorio risulti prenotata – nel numero 11 l’Università di Catania non c’è.
Così come non ne troviamo traccia nei numeri a seguire.

Però c’è la spesa approvata. Pubblicata in amministrazione trasparente il 31 gennaio 2019. Un anno dopo.

Qualcuno ci illumini.

Magari è più facile rispondere a questa prima che a quelle sui 700 mila della transazione “residenze”, agli 856 mila euro pagati due volte, alla chiamata di un professore ordinario da 120 mila euro l’anno per 36 ore e 13 studenti, ai 520 mila euro dell’affidamento vigilanza “de facto”