Per anni questa testata ha condotto inchieste durissime nei confronti della gestione dell’Università di Catania. In genere quando poi trovano conferma giudiziaria passiamo ad altro, lasciando i titoloni a chi non ha mai scritto neanche una riga quando c’era da accendere i riflettori scontrandosi con poteri terribili: troppo facile e noioso arrivare dopo la cavalleria e fare copia e incolla di atti giudiziari! Abbiamo subìto querele, minacce e cause civili da centinaia di migliaia di euro da chi oggi vediamo indagato come protagonista di un sistema criminale che ha causato danni incalcolabili alla nostra comunità. E allora, continuiamo ad occuparcene. Intanto un grazie gigantesco alla Procura etnea guidata da Carmelo Zuccaro e alla DIGOS al comando di Marika Scacco con il capo di queste investigazioni Claudio Pucci: questa indagine può cambiare la storia di una città e, probabilmente non solo di Catania.

Sul desktop, nella home page di Sudpress, in alto a destra c’è una casellina con il form “cerca”: provate a scrivere “UNICT” o “Pignataro” e potrete rendervi conto dell’enorme lavoro di segnalazione che un giornale d’inchiesta, vero, può svolgere nel disvelare dinamiche che inquinano, avvelenano un’intera città.

Per quelle inchieste abbiamo subito di tutto e continuiamo avendo sulle spalle anche un processo civile intentato dal signor Pignataro, anzi Pignataro, che ci chiede 200 mila euro per averne turbato l’immagine.

Ma anche azioni più subdole e violente: quando ieri il Sostituto Procuratore Vinciguerra ha parlato in conferenza stampa di linguaggi e metodi mafiosi, sappiamo benissimo cosa significa.

Si diceva che quando le nostre inchieste sfociano in indagini giudiziarie, facciamo sempre un passo indietro.

Così è stato per il CARA Mineo del quale ci siamo occupati sin da prima della sua stessa fondazione, nel 2011, svelando retroscena incredibili e quando sfociati nei vari procedimenti giudiziari lasciamo che facciano il loro corso, proprio mentre tutti gli altri ci si buttano a pesce per amore di qualche clic: noi facciamo un altro mestiere.

Nel caso di Unict, però, la vicenda è più complessa perché la conferma delle nostre denunce coinvolge un sistema che ha assassinato intere generazioni e compromesso il futuro di un’intera comunità.

I responsabili di quanto accertato dagli investigatori, già vagliato dalla procura e dal GIP e in attesa, ovviamente, delle sentenze che saranno, non sono dei semplici corrotti e corruttori, dei turbatori di concorsi, dei falsari materiali e ideologici, abusatori e truffatori: SONO DEGLI ASSASSINI!

Hanno ucciso, con i loro metodi, con la loro fame di potere, con la loro spudorata spregiudicatezza, un’intera città, hanno fatto scappare le menti migliori, hanno umiliato scienziati e potenziali tali per premiare capre inconsistenti e spesso anche pericolose con il solo merito di essere dei servi pronti ad ogni compromesso.

Leggiamo alcuni nomi tra gli indagati e, se non fossimo avviliti per le sorti della nostra Catania che amiamo tantissimo, potremmo sorriderne.

Leggiamo indagato l’ex procuratore capo della Repubblica di Catania Vincenzo D’Agata, lo stesso che ci mandò in redazione un intero plotone di poliziotti per “acquisire” il materiale che stavamo per pubblicare nell’ambito dell’inchiesta Iblis: momenti pesantissimi anche quelli.

Allora stampavamo e uscimmo con una copertina che fece storia: ARCHIVISTA CAPO.

Eravamo nel 2011.

Ancora oggi ci vengono i brividi a pensare a quei momenti, quando sfidammo un potere imperiale che oggi sappiamo bene quello che era.

Leggiamo che tra gli indagati c’è anche Luca Vanella, un giovane figlio di barone di cui ci occupammo anticipando con una raccomandata l’esito del suo concorso e raccontando particolari interessanti sui requisiti presentati: su quel caso di articoli ne scrivemmo almeno quattro e magari sono risultati utili.

  1. ALL’UNIVERSITA’ DI CATANIA MAGNIFICHE ASSUNZIONI FAMILIARI

  2. Farmacia “Tutti fermi in attesa del figlio del prof. Vanella”
  3. “Caso Vanella” a Farmacia il concorso e le pubblicazioni ante laurea

  4. “CASO VANELLA” A FARMACIA IL CONCORSO E LE PUBBLICAZIONI ANTE LAUREA
  5. Facoltà Farmacia: le grandi manovre per l”ASSOCIATO”
  6. Farmacia e i concorsi baresi
  7. Concorso a Far a Farmacia: The winner is…”

Citiamo questa nostra inchiesta, cominciata nel 2012, perché descrive perfettamente nei vari incredibili passaggi quello che accadeva all’università di Catania.

Sono passati 7 anni, ma oggi siamo qui. E speriamo le stesse luci si accendano sulle decine di appalti e sprechi che abbiamo denunciato, comprese transazioni e doppi pagamenti: i documenti sono tutti sulle nostre pagine.

Anche dei concorsi a Matematica per i quali oggi vediamo indagati il prof. Mulone ci occupammo abbondantemente.

Adesso però vogliamo ammettere una nostra ingenuità, forse.

Quando il signor Giacomo Pignataro, anzi Giacomo Pignataro, venne dichiarato decaduto, e anche di quella partita fummo protagonisti, esultammo perché avevamo piena contezza del suo ruolo nello sfacelo dell’ateneo catanese e quando venne eletto Francesco Basile sperammo in un cambio di rotta.

Francesco Basile appartiene ad una delle famiglie più illustri di questa città, un cognome con una storia che speravamo potesse risultare utile a rendere libero ed impermeabile il nuovo rettore alle pressioni di quella corte di miserabii che lo aveva preceduto.

Lo abbiamo incontrato più volte, lo abbiamo avvertito, potremmo dire supplicato di attuare quella “discontinuità” con un passato che era oggettivamente, visibilmente, platealmente criminale.

Non ci siamo riusciti, e ne siamo molto dispiaciuti perché Catania merita una grande università, strumento fondamentale per il riscatto ed il progresso di una comunità.

Avremmo preferito ringraziare un Magnifico Rettore illuminato e coraggioso piuttosto che investigatori scrupolosi e procuratori indipendenti.

Ma oggi rendiamo merito a Marika Scacco e Claudio Pucci della DIGOS di Catania, con tutti i loro collaboratori, come alla Procura di Catania guidata da Carmelo Zuccaro con i suoi Sostituti che, non dimentichiamolo, avevano chiesto l’arresto per i protagonisti di questo scempio ma il GIP ha ritenuto bastasse l’ignominia dell’interdizione.

A noi spetta però anche ricordare che investigatori e inquirenti, per quanto bravi e corretti, possono solo tagliare teste: per costruire un futuro diverso per i nostri figli occorre il coraggio di chi deve scendere in campo con onestà amore per la città, con la sola ambizione di essere ricordato come persona perbene e capace, di essere amato e rispettato per come ha rappresentato l’Interesse generale.

Abbiamo bisogno di gente perbene e capace che scenda in campo, in ogni settore, che non si pieghino alla violenta protervia di questi parassiti: adesso!

E rilanciamo l’appello proposto ieri in conferenza stampa dagli investigatori e procuratori alle vittime di quello ed altri sistemi criminali, a tutti quegli aspiranti docenti che sono stati intimiditi, cacciati, umiliati: DENUNCIATE, DENUNCIATE, DENUNCIATE!