Allora, le varie “conversazioni” intercettate dalla DIGOS tra personaggi vari dell’Ateneo di Catania stanno scatenando un putiferio. Quella che vede protagonisti l’esimio prof. Giovanni Monaco con l’avvocato capo dell’ateneo catanese Vincenzo Reina avente ad oggetto il ricercatore Sciuto che si becca un “imbecille” pare sia stata mal trascritta nell’ordinanza del GIP ed a pronunciare l’ingiura non sarebbe stato Reina ma Monaco. Ne diamo quindi correttamente conto, anche se per noi la notizia era la risposta di Sciuto. E con l’occasione abbiamo trovato altro…

Abbiamo ricevuto una mail dall’avvocato Vincenzo Reina che chiede una rettifica in ordine all’articolo “L’avvocaticchio quaquaraqua e l’eleganza dell’Imbecille”.

La notizia in quel caso non era tanto la gravità dell’ingiuria o la personalità del suo latore, considerato che in quell’ordinanza si legge di tutto e di più, quanto la risposta che la “vittima” ne dava.

Nell’ordinanza del GIP, alla pagina 406, quella frase si attribuisce all’avv. Reina ed è a lui che il dr. Sciuto risponde.

L’avvocato Reina, nella sua richiesta di rettifica, che ovviamente accogliamo con piacere nonostante le immancabili minacce intimidatori di azioni giudiziarie, precisa che in effetti quel passaggio dell’ordinanza sarebbe il frutto di un’errore di trascrizione operato dall’Ufficio del GIP e riporta il passaggio che sarebbe contenuto nella richiesta di misure cautelari da parte della Procura, atto che non sappiamo come sia in possesso dell’avvocato Reina stante che dovrebbe trattarsi di atto ancora secretato e che quindi noi non possiamo verificare, rimettendoci qui in fiducia a quello da lui sostenuto.

Questo il passaggio riportato dall’avvocato Reina che si troverebbe a pagina 569 della richiesta della Procura:

«Progr. 10711 del 13/09/2017 13.47.54, utenza +39—————-, in uso a: MONACO Carmelo Vincenzo REINA chiama Carmelo MONACO. MONACO gli comunica che “quell’imbecille” ha fatto un altro ricorso che è stato notificato anche a Giorgio DE GUIDI che è del settore nel quale stanno espletando un concorso (n.d.r. concorso per associato GEO/03). MONACO specifica che nel ricorso c’é una richiesta di sospensiva. REINA risponde di inviargli il ricorso per poterlo visionare ed aggiunge di procedere tranquillamente con il concorso in parola previsto per il 2/3 ottobre.”»

Quindi, non sarebbe Reina a dare dell’imbecille a Sciuto, ma il già noto prof. Monaco: ne prendiamo atto e ne diamo conto.

A seguire abbiamo ricevuto la nota di rettifica di Reina e due mail successive di Sciuto: nella prima, indirizzata a noi, a Reina ed al neo rettore, si scusa dell’incolpevole equivoco, chiedendoci di pubblicarla; nella seconda ci chiede di non pubblicare nulla avendo deciso di tutelare i propri interessi “in altro modo”.

Nella sua nota di rettifica, che l’avvocato Reina ha ritenuto pubblicare nientemeno che sul bollettino ufficiale dell’Ateneo, l’avvocato capo si lascia andare a qualche nervosismo, come sta accadendo a molti dei protagonisti della vicenda universitaria, facendo affermazioni strampalate circa inesistenti doveri di verifica da parte chi ha scritto l’articolo.

Noi avevamo ricevuto una mail dal dr. Sciuto di per sé di interesse giornalistico il cui contenuto era confermato da quanto presente nell’ordinanza del GIP: punto, non si doveva verificare altro.

Nè risulta alcuna reazione da parte dell’avvocato Reina a fronte delle presunte ingiurie del prof. Monaco nei confronti del povero Sciuto, del tipo “Ma come ti permetti di dare dell’imbecille ad un dipendente dell’Ateneo di cui io sono Avvocato Capo.”

Magari ci sarà qualcosa nella richiesta della Procura di cui, citandola testualmente, l’avvocato Reina dimostra di avere un possesso che per noi sarebbe illegittimo. Non sappiamo se lui la detiene legalmente visto che dovrebbe essere atto coperto ancora dal segreto istruttorio, in ogni caso se un passaggio simile ci fosse riteniamo lo avrebbe inserito nella sua pregiata nota di rettifica.

E che una reazione in contrasto all’esimio Monaco possa esserci ci pare difficile a scorrere l’ordinanza del GIP nelle parti in cui ricorre l’intervento dell’avvocato capo Reina che appare spesso consultato da molti degli indagati per trovare “soluzioni” alle varie “problematiche”, molte delle quali sfociano poi nei reati oggetto dell’indagine “Università Bandita”.

In particolare, sempre nell’ordinanza del GIP troviamo un passaggio che dimostra come l’avvocato Reina sia particolarmente attento quando parla al telefono, non considerando che le “cimici” della DIGOS si trovano anche nelle piantane…

Si legge a pagina 457 dell’ordinanza: “Il 30 di novembre 2017 il responsabile dell’Ufficio Legale di Ateneo REINA Vincenzo racconta a BASILE che PERCIAVALLE gli ha esposto telefonicamente che “il professore PUGLISI vuole che io faccio vincere un altro .. . non ti dico … che mi stai dicendo? .. No perché aveva preso questo impegno … si dunque ho capito ma che mi stai dicendo? .. Dico l’impegno dell’Università può essere soltanto … questo telefonicamentegli ho detto può essere soltanto quello di bandire un concorso non certo di fare vincere nessuno … gli ho detto quindi” (Progr. n. 35830 del 30/11/2017 ore 08:42:08 ambientale piantana).

In pratica l’avvocato Reina lamenta che Perciavalle parlasse al telefono di pratiche evidentemente illegali e il il GIP Cannella a pagina 458 ne fa una caustica deduzione: “La conversazione (tra Reina e il rettore, ndr.) rivela quindi come i soggetti attivi nella commissione dei reati in corso di accertamento siano perfettamente consapevoli dei rischi penali connessi alla presenza di eventuali attività di intercettazione da parte degli organi inquirenti.”

Dagli atti in nostro possesso non risulta che l’avvocato capo Reina abbia denunciato il contenuto della conversazione chiaramente riferito ad intenzioni illecite.

Magari sarà anche questo un errore di trascrizione, ma noi la richiesta della Procura di misure cautelari non possiamo averla perché sarebbe illegale possederla.

L’avvocato Reina, che dimostra di averla, potrà verificare e noi rimaniamo pronti a rettificare.

In ogni caso, autorizziamo sin d’ora la pubblicazione di questo articolo sul Bollettino d’Ateneo dell’Università di Catania.