Gli atti dell’indagine “Università Bandita”, al di là della loro rilevanza penale, espongono uno spaccato di vita della comunità in cui la più importante istituzione culturale e formativa risulta trasformata per anni in una sorta di sezione speciale di quell’enorme manicomio criminale che è diventato Catania.

Oggi vogliamo aprire con un episodio decisamente minore, da sorriso se vogliamo, che però conduce ad una riflessione amara: il trattamento riservato a chi in quegli anni difficili e violenti decideva di non sottostare ai ricatti, alle estorsioni, alle minacce ed intimidazioni ricorrendo ai giudici per far valere diritti che non erano solo personali, ma a garanzia di quella meritocrazia costantemente umiliata.

Chiunque si permettesse di rivendicare anche il solo diritto a partecipare a concorsi già appattati veniva deriso, ostracizzato, insultato, isolato, umiliato: una violenza inaudita.

Per questo alla mail, di cui siamo destinatari in copia, che il dr. Francesco Sciuto ha inviato all’Avvocato Capo dell’Università di Catania Vincenzo Reina che lo definisce “imbecille” senza neanche conoscerlo, sol perché ha presento un legittimo ricorso, dedichiamo il titolo principale della giornata: per non dimenticare, per non sottovalutare.

Non può certo essere un risarcimento per quanto subìto dai tanti “Francesco Sciuto”, ma un piccolo omaggio a chi quei metodi li ha avversati rendendo un servizio all’intera comunità, mantenendo presidi di vera e propria Resistenza: credeteci, noi ne abbiamo seguiti tanti e ce ne voleva di coraggio per opporsi a quei cialtroni.

Un GRAZIE enorme, quindi, a tutti i “Francesco Sciuto” che non si sono piegati: da loro può ripartire l’Accademia catanese, non certo da tentativi di imbellettamento di un sistema che resta marcio e, senza una pulizia radicale, non riuscirà a sopravvivere all’ignominia prima ancora che alle indagini penali.