Il Prof. Beppe Condorelli interviene ad un dibattito che si sta svolgendo sotto forma di commento sui vari pezzi dedicati alla kafkiana vicenda che sta annichilendo l’Università di Catania. Rispondendo ad una delle più accanite difensore, o difenditrici, dell’attuale “gestione decana”, svolge alcune riflessioni che meritano uno spazio autonomo, a partire dalla definizione di “decreto luogodemenziale” che da sola si guadagna la prima pagina.

Cara Lettrice,

vorrei che per un momento dimenticasse il Lettore Sbadato e rispondesse a me che Le faccio una domanda molto semplice: Le sembra normale quello che è accaduto in questi ultimi anni, cioè dall’insediamento di Pignataro ad oggi?

Il Procuratore Zuccaro è una persona molto riservata, lo definirei mite, non frequenta i salotti della Catania bene, quella che conta, e non ama il protagonismo; se vuole saperlo, non avrei mai immaginato che avrebbe fatto quello che ha fatto, e che potesse usare parole di così estrema durezza nei confronti di rappresentanti della cultura accademica.

Proprio un’ora fa un amico e Collega mi ha chiesto se avessi letto il “trattato” di milleottocento pagine circa dal titolo Università Bandita; non l’ho fatto perché ho poco tempo, ma l’amico mi ha detto di aver avuto conati di vomito già dalla lettura delle prime centosessanta pagine. Ed è uno di stomaco forte.

Credo di aver capito che Lei non è laureata in legge, ma forse in medicina dal momento che parla con competenza di coronarie e di neuroni; se così fosse dovrebbe essere consapevole del duro colpo che la facoltà medica, o quello che ne rimane, ha dovuto incassare.

E di come in questi anni alla formazione degli studenti e degli specializzandi si sia pensato molto poco; della “eccellenza” delle prestazioni mediche preferisco, per ora, non parlare.

Lei, cara Lettrice, avrà certamente letto Cuore di Edmondo De Amicis; Le dico che con quello che ho visto negli anni di permanenza all’università potrei aggiungere molti capitoli.

Ragazze o ragazzi che per mantenersi fanno i camerieri negli stessi locali frequentati anche dai loro colleghi “che possono”; genitori che si privano anche dell’aria per far studiare i figli, e tanto altro ancora.

Nell’oscurità che molti hanno maledetto senza però nulla fare, i nostri Magistrati hanno acceso un cerino che sta diventando un falò, e speriamo molto di più, con l’obiettivo, ma forse questo è sfuggito ai più, di restituire alla meritocrazia il posto che le compete.

Ecco perché la gestione Di Cataldo non mi piace affatto; ecco perché non deve piacere ad alcuno il tentativo di mettere una pezza con l’elezione di un rettore che ha fatto parte, anche se in maniera non palese, del sistema.

Le folli votazioni del 23 agosto, legge luogodemenziale o meno, sono illegali e non devono essere fatte; se invece che in questa sperduta parte dell’Italia, irredimibile secondo Sciascia, fossimo stati in Francia ( e lo hanno dimostrato i gilè gialli ) Piazza Università sarebbe stata invasa da una folla inferocita che avrebbe impedito l’ingresso in ateneo a rappresentanti del vecchio sistema.

E piazza Giovanni Verga sarebbe stata traboccante, se così si può dire, di sostenitori del dottor Zuccaro, dei Suoi Magistrati, e dei Poliziotti che hanno condotto le indagini. Per gratitudine.

Non sono giustizialista e sono certo che molti degli indagati dimostreranno la non colpevolezza; altri ‘alleggeriranno’ la loro posizione dimostrando di essere stati ricattati, ed alla fine rimarranno nella rete i veri colpevoli che dovranno pagare il loro debito con la giustizia prima di rientrare in quella che si definisce società civile.

Solo allora si potrà perdonarli.

Bene, cara Lettrice, Le auguro una buona giornata ed attendo una Sua più che risposta riflessione su quanto ho scritto.